TRE CONTRO IL MONDO DELLE STREGHE (Three Against the Witch World, 1965) di Andre Norton: Tre protagonisti alla ricerca di una storia

ZENO SARACINO

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Il primo libro della serie del Mondo delle Streghe aveva presentato l’ex veterano di guerra Simon Tregarth, giunto nel regno di Estcarp attraverso il portale noto come il “Seggio Periglioso”.

Il matriarcato celtico feudale di Estcarp aveva accettato d’ingaggiare lo straniero, a suo agio tanto con il lanciadardi quanto con il revolver, nella guerra contro i Kolder, una razza tecnologicamente superiore di schiavisti alieni. Tregarth aveva nel frattempo conosciuto una Strega dell’elitè di Estcarp, Jaelithe, che aveva accettato di perdere i suoi poteri per sposarlo e regnare come feudatari.

Il terzo libro della serie, Tre contro il Mondo delle Streghe, presenta i figli della coppia dell’umano della Terra e dell'(ex) strega di Estcarp. Jaelithe ha avuto un parto difficile, con tre trigemini: due maschi, Kyllan e Kemoc e una femmina, Kaththea. La donna dopo il parto resta per un anno apatica, in stato di deliquio, mentre un disperato Simon si sfoga in azioni guerresche sempre più avventate. La cura dei tre ragazzi passa dapprima a una donna figlia dei falconieri delle montagne e in seguito alla coppia di Korin e Loyse, vecchie conoscenze di Simon dal primo libro.

Kyllan dimostra fin dall’infanzia una forte inclinazione al combattimento corpo a corpo, a saper duellare e andare a cavallo: viene rapidamente iniziato a comandare azioni militari.

Kemoc è lo studioso, un ragazzo eternamente scettico sempre pronto a fare domande. Esperto di geografia, avido di conoscenze occulte e fisicamente menomato.

Kaththea, come la madre, sembra aver ereditato i poteri di Strega, ma non sa ancora come sfruttarli: entrambi i genitori sono infatti distanti e a poche pagine dall’inizio del romanzo scompaiono, ciascuno impegnato nelle proprie quest.

THRGNSTTHB1983I tre gemelli hanno tuttavia tutti ereditato le capacità magiche dei genitori: sono in grado di comunicare via telepatia, anche a lontane distanze e persino un guerriero quale Kyllan può entrare nella mente altrui e operare magie minori: ad esempio è in grado di calmare gli animali selvaggi e controllare a distanza cavalli e uccelli. La maga vera e propria, Kaththea, non sa tuttavia come usare i suoi poteri magici “grezzi”, a causa dell’assenza (mentale e poi fisica) della madre, Jaelithe.

Estcarp nel frattempo è nuovamente in guerra con i suoi giovani e bellicosi vicini, tra tutti con il regno di Karsten, che ha lanciato una nuova, grandiosa offensiva. Consapevoli di non avere più soldati freschi da gettare nel tritacarne, le Streghe scelgono di ritirarsi, lasciar avanzare il nemico e scatenare l’equivalente magico di una bomba nucleare: un incantesimo in grado letteralmente di spostare le montagne. Il confine con il regno di Karsten sparisce sostituito da una nuova catena montuosa, la terra impastata con i cadaveri di migliaia di soldati nemici.

Nel frattempo, Kyllan e Kemoc continuano a combattere nell’esercito di Estcarp, mentre Kaththea è stata costretta a entrare come novizia a servizio delle Streghe, per addestrare i suoi poteri.

La notte dopo aver lanciato l’incantesimo Kyllan e Kemoc approfittano della confusione tra le Streghe (a causa del contraccolpo di un incantesimo così potente molte delle streghe più giovani e delle novizie usate come “riserva” mentale sono morte) per salvare Kaththea.

Studiando nella cittadella universitaria di Lormt, Kemoc ha scoperto come le Streghe avessero già in passato smosso le montagne per sbarrare un confine: a est, secoli addietro, le Streghe scelsero di sbarrare i confini con una catena montuosa rinforzata da incantesimi di protezione. Gli abitanti di Estcarp non riescono a pensare all’oriente: è un luogo invalicabile, assente dalle cartine geografiche e dalla mente dei nativi del regno. Come figli di Simon, cioè di un uomo della Terra, i trigemini sono in grado dirigersi a oriente e di fuggire… ma non sanno cosa li attende al di là delle montagne e sono inseguiti dalle Donne di Potere. Sono infatti i Tre contro il Mondo delle Streghe.

ufyvs47Il terzo romanzo della serie di Witch World è anche il primo romanzo di una trilogia incentrata sui trigemini figli di Simon e Jaelithe: il primo libro segue il punto di vista di Kyllan, il secondo di Kemoc, con Il mago di Escore e il terzo di Kaththea, con I maghi di Estcarp.

Se le prime due opere erano gradevoli, questo terzo episodio della serie ha qualche difetto non da poco. Mi aveva sempre positivamente colpito fino a quale punto la Norton intrattenesse i lettori con uno stile moderno e senza orpelli, condensando in meno di 150 pagine avventure che altri autori avrebbero diluito in dieci e più romanzi. Purtroppo nel caso in questione la Norton abbandona la terza persona delle storie precedenti a favore della prima persona di Kyllan.

Una prima persona al passato remoto, lenta e meditativa, molto “raccontata”. Il primo quinto del romanzo è un vasto e francamente interminabile riepilogo dei libri precedenti a cui seguono le vicissitudini dell’infanzia dei trigemini. E’ una lettura interessante, ma il tono quasi tolkeniano della narrazione rallenta la vicenda fino a far addormentare il lettore.

Dall’altro, come a far da contraltare allo stile di scrittura, la Norton imbastisce stavolta un romanzo molto più ampio, ambizioso e originale delle opere precedenti.

Sembra che la scrittrice si sia rimboccata le maniche e abbia deciso di “fare sul serio”, purtroppo nel processo adottando anche i difetti che caratterizzano queste opere “seriose”, come per l’appunto i lunghi e interminabili preamboli. Tre contro il Mondo delle Streghe rimane così un romanzo molto più “romanzo” delle opere precedenti, ma nel contempo introduce una verbosità finora assente.

Se lo volete acquistare all’usato pigliatelo con il secondo (e se possibile anche il terzo) allegato altrimenti sarà facile che vi deluda.

THRGNSTTHW1970Superate le montagne, il trio di protagonisti deve affrontare una landa selvaggia e misteriosa: un luogo inesplorato, dove l’unica guida sono le leggende dell’infanzia. Il fascino dell’oriente mescola le suggestioni celtiche proprie di Estcarp all’esperienza nel genere post apocalittico dell’autrice. Le rovine di una precedente civiltà si alternano a foreste dai magici (e non troppo) benevoli abitanti.

Circoli di pietre e menhir segnalano luoghi dove il male appare “concentrato”: trappole magiche capaci di intrappolare e mesmerizzare gli intrusi.

C’è un genuino senso di meraviglia che costituisce la miglior parte del romanzo, quel genere di senso d’avventura e di scoperta che rendeva digeribile un malloppo quale Il Viaggio del Veliero delle Cronache di Narnia di C. S. Lewis.

Numerose le invenzioni fantastiche, dai topi giganti…

Nell’ansia di raggiungere gli altri inciampai e caddi. Udii il grido di Kaththea, e mi voltai di scatto: vidi gli esseri neri riversarsi impazienti verso di me. Correvano in silenzio, non come i segugi che uggiolavano e abbaiavano durante l’inseguimento, e quel silenzio li rendeva ancora più strani. Avevano le zampe corte, anche se questo non riduceva la loro velocità, e il pelame lucido, ed erano snelli ed agili. Le teste erano sottili, con i musi aguzzi in cui le zanne gialle spiccavano contro la pelle scura. Gli occhi erano minuscole braci rosse.

Poiché non potevo perdere tempo ad alzarmi, sparai da terra. L’essere che procedeva in testa al branco si raggomitolò, azzannando rabbiosamente il dardo piantato nella spalla. Ma non gridò, neppure per la sofferenza e la rabbia. Comunque, la sorte del capo fece indugiare il branco. Si dispersero per mettersi al coperto, lasciando il ferito a contorcersi, fino a quando smise di dibattersi.

… agli uomini alati, una sorta di uccelli antropomorfi:

image«Un Flannan!» mormorai, incapace di credere che i miei occhi non fossero abbagliati da una magia. Forse quella creatura non era eterea come affermava la leggenda, ma non era un uccello e aveva caratteristiche che erano esteriormente affini a quelle umane.

I piedi erano ancora unghiuti e rossi, ma non avevano le proporzioni di quelli di un vero uccello; il corpo aveva assunto forma umanoide, e le braccia che si scorgevano sotto le ali semiaperte avevano mani minuscole.

Il collo era ancora lungo e flessuoso, ma la testa che sorreggeva, sebbene fosse incentrata intorno a un becco sporgente, aveva i lineamenti di un viso. Le bianche piume scintillanti ammantavano il corpo dell’essere, lasciando scoperti solo i piedi, le braccia e le mani.

I principali abitanti sono gli “Uomini Verdi”: un piccolo popolo nello stile delle leggende irlandesi, guidati dalla Signora dei Verdi Silenzi, una copia carta carbone di Galadriel del Signore degli Anelli. Capricciosa, erratica, legata alla natura.

Dietro l’avanguardia venne lei, procedendo a passo agile. I capelli scuri erano sciolti sulle spalle… ma erano scuri? Scintillavano d’una sfumatura rossa? Oppure erano biondi? Mi sembrava che fossero tutte queste cose contemporaneamente. Portava una tunica verdazzurra, aderente, che le lasciava scoperte le braccia e le gambe. La tunica era stretta in vita da un’alta cintura di gemme verdazzurre, incastonate nell’oro pallido, flessibile ad ogni movimento. Ai polsi aveva bracciali delle stesse pietre, e appesi alla spalla portava una faretra piena di frecce dalle penne azzurroverdi e un arco color oro pallido.

Era più facile essere certi delle sue vesti che del suo aspetto perché, sebbene mi sforzassi di concentrarmi sul suo volto e su quella nube fluttuante di capelli, non ero mai sicuro di ciò che vedevo. Persino quando s’inginocchiò accanto a me continuai a sentirmi disorientato.

È impossibile non riconoscere i lineamenti della Vecchia Razza: le ossa delicate, il mento appuntito, la bocca minuta, gli occhi grandi, le sopracciglia arcuate. E lei li aveva, in una bellezza che quasi incuteva timore. Ma c’era in lei anche qualcosa che indicava una qualità non umana. Ma non aveva importanza… non aveva nessuna importanza.

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La rivalità sottotraccia verso le Streghe esplode con questo terzo romanzo, dove esplicitamente fin dal titolo l’élite di Estcarp si contrappone alla libertà dei tre giovani protagonisti. Il nemico sono gli stessi governanti presso cui Simon Tregarth aveva combattuto con onore. Tuttavia a questo primo punto promettente e alla parallela esplorazione dei “Verdi Silenzi”, non segue una trama con una sua coerenza interna: dopo la metà del romanzo si perde il filo e nel finale c’è un cliffhanger gigantesco. Sarà necessario leggere il secondo capitolo, Il mago di Escore, per comprendere se la trilogia funziona o è un passo indietro rispetto ai primi due romanzi.

Zeno Saracino