Robert Ervin Howard & Howard Phillips Lovecraft

Claudio FotiChi non conosce Conan? Che vi siate arrivati tramite i libri del grande Robert Ervin Howard o le splendide trasposizioni cinematografiche di John Milius poco importa. Tutti sanno chi è il Cimmero dai capelli neri che per decenni ha calcato le pagine della nota rivista fantastica Weird Tales in compagnia dei mostri di H. P. Lovecraft. E proprio questi due scrittori sono oggi al centro di questo articolo. Cercheremo di gettare un po’ di luce su quanto avessero in comune, su quale fosse il loro rapporto e quanto si stimassero, scoprendo quanto fossero simili e al contempo differenti.

Robert Ervin HowardHoward Phillips Lovecraft

L’era Hyboriana, un tempo perduto tra la caduta di Atlantide e la nascita del mondo come lo conosciamo è il luogo ove si svolgono le avventure di Conan il barbaro che dal nord scese per fondare un impero. Ma Howard, scrittore prolifico, diede alla vita anche altri personaggi come Solomon Kane, Bran Mak Morn, Dark Agnes e Kull di Valusia che oggi giacciono semi dimenticati all’ombra di Conan. E Conan, per gran parte della sua esistenza è vissuto all’ombra della visione del mondo di uno dei più stretti amici, benché non si siano mai incontrati di persona, di Robert E. Howard, H. P. Lovecraft.

L’influenza che il Solitario di Providence, ‘solitario’ nel senso di diamante in quanto solitario non era checché alcuni studiosi si siano divertiti a dipingerlo, ebbe sul giovane Robert E. Howard fu così grande che oggi non è semplice riconoscerla.

H.P. Lovecraft e Robert E. Howard sono due titani, due colonne, due geni su cui si basa tutto il genere weird della loro e anche della nostra epoca. Hanno dominato le pagine di Weird Tales per oltre venti anni e hanno avuto e hanno tuttora epigoni e appassionati in tutto il mondo. Il segreto di un tale successo risiede probabilmente nella visione più unica che rara del mondo e nel loro modo di scrivere. HPL e REH sono due gemelli della narrativa fantastica che hanno vissuto vite completamente differenti, con idee sociali spesso opposte. I due scrittori si conobbero, epistolarmente, solo nel 1930 quando Howard scrisse a Lovecraft attraverso la rivista Weird Tales. Da quel momento tra i due nacque e si propagò una ricca e prolifica corrispondenza che ad oggi non riesce ad esser compresa esaustivamente in nessun saggio. Entrambi gli scrittori erano affascinati dal passato, Lovecraft dalla Storia di Roma e Howard da quella della Britannia Celtica. Le loro lettere traboccano di discussioni sapienti e intriganti sul passato e sul presente molto spesso legato proprio a questo soggetto: la supremazia culturale di Roma o dei Celti.

A means to freedom

Il folto scambio epistolare tra Lovecraft e Howard verté su molti soggetti ma soprattutto sull’idea, del tutto Howardiana, che la barbarie fosse uno stato migliore della civiltà.

Secondo Howard infatti “la barbarie è lo stato naturale dell’umanità. La civiltà è innaturale. Si tratta di un capriccio delle circostanze e in ultima analisi la barbarie deve sempre trionfare”.

Lovecraft era del punto di vista opposto, secondo lui la civiltà è il picco di realizzazione umana ed è l’unica via da seguire.

bio LovecraftBio Howard

L. Sprague de Camp, che scrisse le biografie di Howard e Lovecraft, colpevolmente mai tradotte in italiano, esistono anche in spagnolo ma non in italiano (sic), sostiene che il ciclo di Conan potrebbe far parte di quello che oggi è da tutti è noto come il corpus dei Miti di Cthulhu anche se nessuno lo ha ancora ribadito con forza. In fondo una delle storie di Kull di Valusia Il Regno Fantasma è una storia dei miti. Kull visse in un’epoca antecedente a quella di Conan, quindi entrambi vissero sullo stesso mondo anche se in tempi differenti. Ma questo forse non è sufficiente per stabilire che l’era Hyboriana sia una parte del corpus dei Miti. È certo invece che Howard scrisse varie storie e poemi sui miti di Cthulhu, peraltro di notevole respiro e bellezza come i poemi Arkham, Il Silenzio Cade sui Muri della Mecca e Una Finestra Aperta, i racconti La Cosa sul Tetto, Seppelliscimi nella Nuda Terra, La Valle del Verme, L’Ombra della Bestia, Il Cuore del Vecchio Garfield, La Stirpe del Buio, I Vermi della Terra, Piccioni dall’Inferno, Il Fuoco di Assurbanipal, La Pietra Nera, Il Piccolo Popolo, I Bambini della Notte, L’Abbazia(con C. J. Henderson), La Porta del Mondo(con Joseph S. Pulver), La Cosa con gli Zoccoli, La Casa nelle Querce (con Auguste Derleth), L’Orso Nero Morde, il Regno Fantasma, Gli Dei di Bal-Sagoth, Faccia di Teschio, Neri Eoni(Robert M. Price) e Sfida dall’Infinito racconto scritto a più mani con C. L. Moore, A. Merritt, H. P. Lovecraft, e Frank Belknap Long. Tutte quelle citate sono opere che trattano e nominano gli esseri del mondo di Lovecraft, e al contempo le arricchiscono con nuovi libri proibiti e nuovi mostri.

La concezione di soprannaturale di Howard emerge prepotentemente dal dialogo del racconto Ombre al Chiaro di Luna “Quali dei?” – bofonchiò. “quelli senza nome, quelli dimenticati. Chi può dirlo? Sono tornati nelle ferme acque dei laghi, nelle quieti colline, nei golfi oltre le stelle. Gli dei non sono più stabili degli uomini.”

Ecco il mondo di Howard, un mondo abitato un tempo da meravigliose e terribili creature la maggior parte delle quali se ne è andata, lasciandoci solo alcune piccole testimonianze, Lovecraft scrisse in merito: “tutte le mie storie si basano sulle leggende di questo mondo che un tempo fu abitato da una razza che, praticando la magia nera, perse il senno e fu cacciata, e che ancora vive ‘al di fuori’ ed è pronta a riconquistare la terra.” I protagonisti di Howard, a differenza di quelli di Lovecraft, non impazziscono o si terrorizzano ma urlano e mostrano i muscoli contro le forze sconosciute e soprannaturali—e uno dei più rappresentativi è Conan. Ecco il punto di differenza tra i due maestri assoluti della letteratura Weird, Howard era antropocentrico Lovecraft no.

lovercraft-the-haunter-of-the-darkÈ evidente la commistione tra i due pensieri anche se sembra che la mitopoiesi Lovecraftiana sia preponderante ed abbia influenzato notevolmente Howard. In ogni modo i due autori usavano farsi numerosi omaggi Howard parla in Il Regno Fantasma del popolo serpente, una razza che adorava un Grande Antico intrappolato in un trapezoedro che era in grado di viaggiare nel tempo e nello spazio, lo stesso trapezoedro che finì nel Rhode Island e rese pazzo Robert Blake? È probabile, certo è che Lovecraft cita il popolo serpente espressamente in L’Abitatore del Buio. E anche in La città senza nome il Solitario di Providence racconta di un’antica città araba edificata da un razza di umanoidi con sembianze rettili. Ma la cosa non deve stupire in quanto Robert E. Howard faceva parte, come altri scrittori, del così detto Circolo Lovecraft, una sorta di social network ante litteram dove i contenuti fluivano liberamente in centinaia di missive tutte incentrate sull’opera di Lovecraft. Ora facendo la cronologia dei tre racconti potremmo dire che in La città senza nome del 1921 il Lovecraft parla per primo di umani rettiloidi, Howard qualche anno dopo nel 1929 scrive espressamente del popolo serpente in Il Regno Fantasma che adora un Grande Antico dentro un trapezoedro e Lovecraft, nel 1935 in L’Abitatore del Buio fa riapparire il trapezoedro che renderà pazzo il povero Robert Bloch, scusate Robert Blake!

Grande era la sintonia letteraria tra Lovecraft e Howard, nonostante le visioni diametralmente opposte sul passato del mondo che incrementarono il già folto scambio epistolare tra i due su chi tra Roma e i Barbari fosse più importante e racchiudesse in sé il germe della vita umana. Benché fossero in disaccordo sul ruolo di Roma ed entrambi amassero affermare di discendere uno da sangue Romano (Lovecraft) e l’altro Celtico(Howard) i due pilastri di Weird Tales nei loro racconti si contaminavano vicendevolmente.

Per esempio nel racconto I Figli della Notte, troviamo Friedrich Von Junzt, partorito dalla mente di Howard, che legge il nefasto Necronomicon, e in Dagli Eoni del Solitario di Providence, troviamo la citazione dell’Unaussprechlichen Kulten di Howard(anche se il nome tedesco di questo libro fu suggerito sempre da Lovecraft), citazione presente anche nell’altro racconto L’Ombra calata dal Tempo.

È evidente che tra i due fu Howard che subì più il fascino dell’opera Lovecraftiana che il contrario. Infatti anche altri racconti di Robert E. Howard sono influenzati dalla mitopoiesi Lovecraftiana come possiamo vedere nella storia La Valle delle Donne Perdute, del 1967, fu infatti pubblicata postuma grazie all’interessamento di de Camp in cui Conan ci dimostra come considera gli adepti e i seguaci di un culto oscuro:

“Un dio,” sussurrò lei “la gente nera ne parla—un dio che viene da molto lontano e da un’epoca perduta!”

“Un diavolo dall’Esterno Nero,” grugnì lui. “Oh, non c’è nulla di insolito. Si annidano spesso come pulci appena fuori della fascia di luce che circonda questo mondo. Ho sentito i saggi di Zamora parlare di loro. Alcuni trovare il modo di arrivare sulla Terra, ma quando lo fanno devono prendere una forma terrena e rivestirsi di carne. Un uomo come me, con una spada, è una sfida per qualsiasi creatura con zanne e artigli, infernale o terrestre…”

Lovecraft invece, ne Il Richiamo di Cthulhu, parlando più o meno delle stesse creature scrive: “quella cosa non può essere descritta—non ci sono parole né lingua per un abisso simile di urla e follia, tale è la contraddizioni soprannaturali insita in tutta la materia, la forza, e l’ordine cosmico.”

Robert E. Howard era uno scrittore prolifico, scriveva a un ritmo furioso e la sua vita era orientata a scrivere e inviare le sue storie, talvolta neppure ricontrollate agli editori, il cui più grande successo fu Conan che imperversò su Weird Tales dal 1932 al 1936. Curiosamente i mostri delle storie di Howard però sono ammantati di definizioni lovecraftiane in quanto pochissime delle storie di Conan sono prive di bestie squamose o orrori non di questo mondo e quelle poche che lo sono hanno al loro interno altre stregonerie oniriche.

Nel racconto La Fenice sulla Lama del 1932 Conan, perso nei suoi sogni vede un luogo strano e non di questo mondo “rabbrividì nell’osservare i vasti contorni d’ombra dei Grandi Antichi senza nome, e sapeva in qualche modo che i piedi mortali non avevano mai attraversato il corridoio per secoli”. La somiglianza con i Grandi Antichi delle storie Lovecraft come ad esempio Alle montagne della follia del 1931 è evidente e sbalorditiva.

Qui il protetto di Conan, Epemitrius il Saggio avverte: “non è contro gli uomini che devo metterti in guardia. Ci sono mondo oscuri appena immaginati dagli umani, in cui vagano mostri senza forma—demoni che provengono dai Vuoti Esterni per prendere forma materiale e colpire e divorare a comando degli stregoni…” ancora una volta la descrizione sembra applicarsi facilmente all’opera de Solitario di Providence pubblicata prima.

Queen of the Black CoastGli Antichi senza nome sono probabilmente gli stessi Antichi menzionati nel racconto La Regina della Costa Nera pubblicato per la prima volta nel 1934 su Weird Tales

“Questo era il tempio degli Antichi,” disse lei, “guarda—ci sono ancora le scalanature per il sangue ai lati dell’altare, e le piogge di decine di migliaia di anni non hanno cancellato le macchie scure dalla superficie. i muri sono crollati ma questa pietra sconfigge il tempo e gli elementi.”

“Ma chi erano questi Antichi?” domandò Conan.

Lei allargò le sue mani scarne “neppure nelle leggende è menzionata questa città.”

I mostri nelle storie di Conan come detto sono spesso molto Lovecraftiani almeno nell’aspetto. In L’Ombra che Scivola del 1933 l’orrore invade la città dei sognatori d’oppio:

“Lei vide un volto gigante dalle sembianze batraciche le cui forme e lineamenti erano tenui e instabili come quelli di uno spettro visto in uno specchio d’incubo. Grandi pozze di luce, che potevano essere gli occhi, sbatterono le palpebre nella sua direzione, e lei tremò davanti alla cosmica lussuria riflessa… solo quel volto batracico e irriverente era fisso e distinto. Quella cosa era una macchia alla vista, una macchia nera di ombra che una luminosità normale non sarebbe mai riuscita a dissipare né illuminare… Torreggiava sopra di lui come se fosse una nuvola nera. Sembrava ondeggiare e la sua spada follemente colpiva e lacerava fin quando non fu inzuppato da quel liquido vischioso che doveva esserne il sangue. Eppure la sua furia non diminuì.”

 

Senza considerare che nel racconto queste bizzarre persone adorano Thog, un mostruoso rospo gigantesco che si aggira liberamente per le strade, cibandosi dei cittadini il che ricorda uno dei mostri del Ciclo di Cthulhu, Tsathoggua di Smithiana memoria.

I racconti dei due scrittori sono però molto diversi in stile e in pathos: epici quelli di Howard e da incubo e carichi di atmosfere quelli di Lovecraft, eppure c’è una notevole familiarità tra i due autori. Similitudini amorfe e nerastre che forse sono difficili da vedere a un primo sguardo ma che viaggiano tra le righe, sottopelle se non addirittura allo scoperto.

Nella Valle delle Donne perdute Livia è testimone oculare di una scena ‘cthuliana’:

“Aleggiava su di lei nelle stelle, lasciandosi cadere verso terra, con le sue grandi ali; lei giaceva nella sua ombra… ali simili al pipistrello; ma il suo corpo e il volto scuro che abbassò per guardarla non avevano nulla del mare della terra o dell’aria; lei sapeva, lei vide l’orrore finale, nera sporcizia cosmica nata nel golfi della notte-nero al di là della portata dei sogni più sfrenati un folle.”

Yag - SanjulianE che dire di Yag Hosha, l’essere elefantiaco imprigionato nella Torre dell’Elefante racconto pubblicato per la prima volta su Weird Tales, nel gennaio del 1933? Qui lo stesso Yag descrive la propria razza come un’antichissima stirpe di stregoni scesi dalle stelle e un tempo venerati dai popoli precedenti. Nel racconto Howard definisce la sua razza come viaggiatori dello spazio: “abbiamo percorso lo spazio grazie a possenti ali che ci hanno guidato nei cosmi più veloci della luce… ma non potremo mai più farvi ritorno, in quanto sulla Terra le nostre ali sono appassite sulle nostre spalle.”

Curiosamente una descrizione che rimanda immediatamente a quella dei Mi-Go, le spaventevoli creature inventate da Lovecraft apparse per la prima volta in Colui che sussurrava nel buio ben tre anni prima de La Torre dell’Elefante, nel 1930. “Le cose vengono da un altro pianeta, sono in grado di vivere nello spazio interstellare e di volare attraverso di esso con ali potenti che riescono a resistere dell’etere, ma che sono troppo deboli ormai per esser loro di aiuto qui sulla terra…”

Anche i servitori animaleschi di Bit-Yakin de I Gioielli di Gwahlur, pubblicato per la prima volta su Weird Tales nel marzo del 1935 sembrano avere molto in comune con i Martense, i coloni olandesi, di La Paura in Agguato scritta da Lovecraft nel 1922.

“Ha mangiato il cibo che i sacerdoti hanno portato come offerta di Yelaya, e i suoi servitori mangiato le altre cose—Io ho sempre saputo che c’era un fiume sotterraneo che scorre via dal lago dove la gente degli Altopiani di Puntish getta i propri morti. Quel fiume scorre sotto questo palazzo. Hanno dei capanni appesi sull’acqua da cui possono pescare e prende i cadaveri che arrivano galleggiando… al principio sembrano statue grigie di pietra, in forme immobili, simili a uomini pelosi, orribilmente umani; ma i loro occhi erano vivi, scintille fredde di fuoco grigio ghiacciato.”

Il fatto che Howard menzioni gli occhi fa venire in mente che il racconto di Lovecraft La Paura in Agguato possa averlo influenzato dato che è proprio lo sguardo che rende la storia del Solitario di Provindence eccezionale nel finale.

“Quello che vidi alla luce della torcia, dopo aver sparato all’animale che sgattaiolava davanti a me, è così semplice che passò quasi un minuto prima che capissi e sprofondassi nel delirio. La creatura era nauseante, un gorilla sporco e biancastro con lunghe zanne gialle e la pelliccia macchiata. Era l’ultimo prodotto della degenerazione nei mammiferi, lo spaventoso risultato della segregazione, degli accoppiamenti fra consanguinei e di una dieta da cannibali sopra e sottoterra. Era l’incarnazione del caos e del terrore che si nascondono sotto il velo della vita. Prima di morire la creatura mi aveva guardato e negli occhi avevo riconosciuto la stessa caratteristica degli altri occhi, quelli che m’avevano fissato nel budello risvegliando in me vaghi e paurosi ricordi. Un occhio era azzurro, l’altro castano: erano gli occhi diversi dei Martense, quelli di cui parlavano le vecchie leggende. E compresi in un attimo di orrore supremo ciò che era capitato alla famiglia scomparsa, al terribile casato dei Martense perseguitato dai tuoni.”

Considerando quanti sono i mostri non di questo mondo che popolano le vicende di Conan non è difficile pensare che Howard potesse aver creato anche l’equivalente del Necronomicon nella sua era Hyboriana. Il Libro di Skelos è citato ne Lo Stagno dei Neri pubblicato su Weird Tales nell’ottobre del 1933: “… voleva apprendere se la quest’isola era quella menzionata nel misterioso Libro di Skelos, nel quale saghe senza nome—strani mostri guardano cripte colme di geroglifici—scavati nell’oro.” Un libro quello di Skelos vergato in rune Hyboriane di cui alcune parti sono state tradotte in seguito in latino, un po’ un destino simile a quello del più famoso Necronomicon. E nel racconto Il Diavolo di Ferro, pubblicato nel numero di agosto del 1934 della stessa rivista leggiamo “…Conan di loro aveva visto immagini primitive, in miniatura, tra gli idoli di paglia dello Yuetshi, e nel Libro di Skelos c’era anche una loro descrizione approssimata che discendeva dall’età della pietra.”

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Nello stesso racconto, che fruttò ad Howard, che ebbe molto più successo in vita di Lovecraft, la bella somma di 115 dollari, facciamo la conoscenza con un altro personaggio ‘lovecraftiano’ Khosatral Khel. Si tratta di un essere soprannaturale le cui vere sembianze Conan scopre verso la fine.

“… vide la trasmutazione dell’essere umano chiamato Khosatral Khel che aveva strisciato dalle abissali epoche buie per ammantarsi di sostanza di questo universo… divenne una blasfemia contro natura, non avendo in se nulla di umano… strani e raccapriccianti erano i suoi servi, chiamati dagli angoli bui del pianeta dove sopravvivevano nascondendosi nei cupi secoli ormai dimenticati. La sua casa a Dagon era connessa con ogni altra casa da tunnel attraverso i quali suoi preti dalla testa rasata trascinavano le vittime per il sacrificio.”

Inoltre nel racconto Il Demone di Ferro troviamo un’altra curiosa assonanza con R’lyeh in cui dorme Cthulhu. Howard scrive infatti di un’isola su cui ci sono antiche rovine di un città turrita del Mare di Vilayet. Qui a Xapur il semi-dio, Khosatral Khel, risvegliato dal suo sonno, fa comparire l’antica città sulla quale dominava, e tutti i suoi abitanti.

Howard scrive: “Ma le genti che hanno provato la morte sono solo in parte vivi. Negli oscuri angoli delle loro anime e delle loro menti, la morte osserva, indomita. Durante la notte, il popolo di Dagon si muoveva e amava, odiava, festeggiava, e ricordava la caduta di Dagon e il proprio massacro come un sogno vago; si muovevano in una nebbia illusoria, percependo la stranezza della loro stessa esistenza, senza curarsi di come ciò fosse possibile. All’alba sprofondarono nel sonno per essere poi di nuovo destati all’arrivo della notte, parente della morte.”

Come non discernere in queste parole l’influenza del Solitario di Providence?

Anche qui Howard è influenzato pesantemente da Lovecraft ed etichetta Khosatrel Khel come un terribile ‘avanzo’ di un’altra epoca una di quelle di Lovecraft probabilmente, in quanto l’uso del nome ‘Dagon’ sembra essere un’altra chiara allusione alla storia di Lovecraft scritta nel 1917 che porta lo stesso nome. Potremmo andare avanti a lungo su questa strada illustrando i punti di contatto tra i due grandi scrittori e dimostrando, a chi vuol vedere, quanto Lovecraft abbia influenzato Howard, senza nulla togliere a quest’ultimo padre di splendide narrazioni weird e sword and sorcery.

Red Nails - Ken Kelly

Che dire per esempio degli strani abitati di Xuchotl in Chiodi Rossi pubblicato su Weird Tales, nel 1936? La storia ha una forte reminescenza Lovecraftiana omaggiando ancor di più il genere weird. Come l’insidioso ‘strisicante’, il gigantesco verme diavolo equiparato a Zogthuu di Abisso Nero, un racconto del ciclo di Kull, e il verme nella storia di Howard intitolata La Valle del Verme da tutti riconosciuta come facente parte del corpus dei Miti di Cthulhu.

Conan fu l’ultimo grande personaggio emerso dalla prolifica mente del grande Robert E. Howard e i forti elementi Lovecraftiani presenti nelle opere iniziali di Bob due Pistole (così lo aveva soprannominato il Solitario di Providence) pian piano cominciarono a svanire nelle ultime storie. Per concludere potremmo comunque dire che il mondo di Conan è un mondo in cui la magia e i muscoli sono in conflitto perenne, un mondo in cui Lovecraft però non ha mai abitato.

Claudio Foti

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