Recensione: ZAPPA E SPADA – Spaghetti Fantasy (2017) – AA.VV.

Christian Lamberti22532169_1775717422727599_1200007498_oCajelli, De Feo, Fantoni, Gonnella, Hoffmann, Lanzoni, Leonardi, Mala Spina, Mana, Mazza, Nerdheim, Vicenzi. Questa la lista dei rinnegati che hanno dato vita a “Zappa e Spada”, la prima antologia al mondo di racconti Spaghetti Fantasy! Ecco la fantasia eroica all’italiana, quella con pochi soldi per gli effetti speciali, ambientata in una contrada fantastica popolata da furfanti e villani, avventurieri senz’arte né parte e paladini male in arnese, fratacchioni e fattucchiere… insomma: braccia rubate all’agricoltura, e restituite al campo di battaglia.
Perché quando l’uomo con la zappa incontra l’uomo con la spada… nasce lo SPAGHETTI FANTASY!

Titolo: Zappa e Spada – Spaghetti fantasy | Autori: Cajelli, De Feo, Fantoni, Gonnella, Hoffmann, Lanzoni, Leonardi, Mala Spina, Mana, Mazza, Nerdheim, Vicenzi | Editore: Acheron Books | ISBN: 978-8899216702 | Pagine: 266 | Prezzo di copertina: 13€ | Curatore: Mauro Longo

Prendete le altisonanti ballate cavalleresche e gettatele ai porci. Scovate gli aitanti paladini senza macchia con al seguito stuoli di donzelle ammiccanti e impiccateli per lo scroto. Elencate tutte le divinità e tiratele giù a forza di bestemmie. Radunate i leggendari draghi e ridicolizzatene il ruggito a suon di rutti e peti.

Qui non vogliamo damerini imbellettati, uomini vestiti di lodi e regni immacolati. Qui esigiamo solo zotici di periferia, lerce taverne appestate di sudore e infestate da villici squattrinati. Sulle donne ci si accontenta delle contadinotte con le unghie sporche di terra e qualche dente malfermo, magari di metallo, tanto per rendere più smagliante il sorriso. I poemi lasciateli agli agiati signorotti, perché noialtri siamo impegnati a non annegare nella miseria. Con una mano si coltiva un magro fazzoletto di terra e con l’altra si arrotondano gli spiccioli spiccando qualche testa di cui nessuno ricorderà mai il proprietario. Zappa e spada per l’appunto, i ferri del mestiere.

Dal momento che queste atmosfere hanno contraddistinto il rinomato cinema western di Sergio Leone – il cosiddetto Spaghetti Western –, cosa ne verrebbe fuori riadattandole in un passato ancora più remoto? La risposta è Spaghetti Fantasy, l’antologia curata da Mauro Longo che raccoglie le firme di narratori professionisti del fantastico, alcuni già stabiliti in anticipo e altri aggiunti a seguito di un apposito concorso.

Le dodici storie del volume sono ambientate in un’indefinita Italia medievale, in particolare nei suoi angoli più infidi e selvaggi. Ciascun racconto mette in scena loschi figuri di infima schiatta che finiscono per imbattersi in situazioni surreali, dominate da rocamboleschi imprevisti e insidie soprannaturali. Il tutto nella cornice di anonime contrade rurali, dove miseri borghi si alternano a boscaglie e rovine desolate. Tutti luoghi poco raccomandabili in cui regnano ignoranza e superstizione, asili ideali per tagliagole e mostri abominevoli. Anche il registro linguistico varia, adottando formule più arcaiche in un paio di occasioni. Allo stesso modo i toni sfumano dal beffardo al cupo. Insomma abbiamo un ventaglio di emozioni molto ampio, privo di forzature ma sempre in sintonia con la storia che esse vanno a colorire.

Prendiamo per esempio il racconto Il Mangiare del Sandrone, un intreccio davvero spassoso scritto a sei mani dal collettivo Nerdheim (Marco Grillini, Massimo Fornarelli e Riccardo Angelini). Marcofo, venditore del pregiato formaggio remigiano baggiano, la giovane Linda e il baldanzoso cavaliere Roncardo si incontrano per caso e trascorrono una serata nella locanda Il Mangiare del Sandrone. Qui, tra personaggi caricaturali e folcloriche entità, si consuma il macabro misfatto, scandito da equivoci e colpi di scena imbevuti talvolta di comicità e altre volte di trucido splatter.

L’atmosfera scanzonata e frizzante la ritroviamo nell’ottimo Tre diavoli in Fausto di Davide Mana, che vede protagonista la strampalata compagnia teatrale di Mastro Farina, pronta a mettere in scena il Fausto di Cristofalo Marlone davanti a un pubblico di bifolchi avvinazzati e meretrici. Durante lo spettacolo l’interprete del diavolo non si presenta sul palco perché tramortito dall’ubriacatura. Al suo posto invece si palesa un vero demonio e la recita prende una piega inaspettata, per usare un eufemismo. Dietro le quinte della trama, oltre il sipario dell’ironia, l’autore lascia trapelare una riflessione “sulla natura stessa della narrativa d’evasione e sul fine ultimo di questo genere di intrattenimento”.

I toni picareschi si ripresentano ne L’Oro dell’Uomo Nero di Mala Spina. Uno sbilenco trio di lestofanti – Secco, Cinghio e Apollonia – intende derubare due frati alloggiati alla locanda del Pozzo Nero. L’ostacolo iniziale sono le guardie armate che scortano i sacerdoti, ma la minaccia peggiore si nasconde dentro l’individuo all’apparenza più innocuo. L’autrice riesce nell’intento di mettere in ridicolo non solo i tre furfanti male in arnese, ma anche la retrograda sudditanza verso la religione sovente abbracciata più per opportunismo che per sincera vocazione.

L’idiozia umana nei riguardi della fede è un tema trattato anche da Alessandro Vicenzi ne La lingua del Santo. Il borgo di Brugliano è famoso per custodire la lingua di Sant’Agramelo, una reliquia giunta da Oltremare che ha fatto del centro abitato una meta turistica di successo. Pomone, che vive nell’anonima Ardesia e ha sostenuto un estenuante pellegrinaggio per vederla, decide di rubarla e portarla nella chiesa del proprio paese, così da renderlo finalmente un luogo ambito. Ma quando va per prenderla la lingua gli balza in bocca e si sostituisce alla sua, costringendolo a compiere atti osceni, come nutrirsi di carne umana. E questo è solo l’inizio di una catastrofica serie di eventi che vedono coinvolti stregoneria, riti occulti e varchi su dimensioni infernali.

Come dicevo prima, anche il registro linguistico si fa antiquato in alcuni racconti. E’ il caso di Tanfo di Gulo di Michele Gonnella. Scritto in un “linguaggio maccheronico-cafone”, la trama vede il vecchio prete Sarchione e il suo ignorante compare Paladino recarsi in un paesino di nome Agrifoglia per convincere i più vigorosi ad aiutarli in una missione divina, ovvero uccidere il demoniaco Gulo e guadagnarsi il Paradiso. La santa missione però non prende in considerazione la reale natura della creatura, e ancora una volta l’ottuso slancio religioso arreca più danni che benefici.

Ne Il monco, il lurco, la laida Luca Mazza adotta un lessico sì arcaico, ma molto più forbito e ricercato, che esalta le atmosfere tetre e violente della storia. Mezzala il monco, Colonnato il lurco e Maluna la laida sono tre mercenari che cento lune prima, al passo di Battilonta, videro i loro compagni trucidati in un’imboscata per colpa dell’amico Sugna che li tradì per denaro. Tornati sul posto per commemorare i caduti, i tre scoprono che quella landa è vessata dall’infernale presenza del Carnace, una bestia taurina che ogni Calenda viene sputata fuori dagli Inferi per via di un pendaglio appartenuto a una strega che si ritiene conferisca l’immortalità. Il racconto risulta un ottimo esperimento linguistico che strizza l’occhio al grimdark fantasy.

I racconti che ho presentato sono un antipasto esplicativo delle successive portate offerte da Spaghetti Fantasy. Come ha giustamente sottolineato Mauro Longo nell’introduzione, questa antologia non attinge solo dalla tradizione folclorica italiana, ma anche dalle correnti letterarie che hanno fatto la fortuna del genere. C’è “lo sword&sorcery anglosassone di Howard, Leiber, Vance e Ashton Smith, c’è il grimdark di Martin e Abercrombie, ma ci sono allo stesso modo le radici più antiche della fantasia eroica […]: gli echi del ciclo carolingio e arturiano, i cantari medievali, il Guerrin Meschino, il Milione, il Decamerone, le Piacevoli Notti, il Cunto de li Cunti, […] il Morgante, l’Orlando Furioso”.

A questo punto non resta che congedarmi con saluto adatto alla circostanza. Come ebbe a dire Brancaleone da Norcia: “Bene, miei duri, bando agli scoramenti. Fora i petti, dritte l’armi, alte le insegne, baldanza!“.

Christian Lamberti

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