Recensione: SRDN – DAL BRONZO ALLA TENEBRA (2016) di Andrea Atzori

Diego Tonini9788899216412_0_0_1469_75Età del Bronzo. Il bacino del Mediterraneo è un crogiuolo di civiltà, dèi, culture, traffici e battaglie, e dai lidi di S’ard, l’isola tempio, gli Shardan, il Popolo del Mare, veleggiano su navi da guerra per sfidare i propri nemici in onore del Dio Maimon. Sono in Egitto, nel 1278 a.C., pronti a piegare il delta del Nilo e a conquistare la Terra dei Faraoni. Ma non riusciranno mai nell’impresa: a un passo dalla vittoria si fermeranno all’improvviso, torneranno sulla loro isola, e il loro nome sprofonderà nella tenebra e verrà dimenticato dalla Storia. Qui si narra che cosa accadde.

Titolo: SRDN – Dal bronzo e dalla tenebra | Autore: Andrea Atzori | Anno di pubblicazione: 2016 | Editore: Acheron Books | Pagine: 261 | ISBN: 978-8899216412 | Prezzo di copertina: 13€

Eccomi alla seconda recensione per Heroic Fantasy Italia1 e questa volta si tratta del romanzo che ha vinto il premio per maggior numero di consonanti di seguito nel titolo: ŠRDN Dal bronzo e dalla tenebra, di Andrea Atzori2, pubblicato da Acheron nel 2016.

Il libro è un fantasy che trae origine dalla storia degli Shardana, uno degli antichi popoli del mare, da alcuni identificati con gli antichi Sardi, e dal folklore dell’isola, famosa, oltre che per essere luogo di villeggiatura di miliardari fancazzisti, anche per la presenza di misteriose costruzioni megalitiche di forma tronco conica, comunemente dette nuraghi.

A questo punto dovreste aver capito per cosa sta quel ŠRDN nel titolo,3 perciò non indugio oltre e passo a scrivere cosa penso del romanzo. Innanzitutto la solita premessa per i pigracci che non hanno voglia di leggere fino in fondo: non so se con l’età mi sono rammollito io o se la Acheron è dannatamente brava a scegliere cosa pubblicare, perché questo, come quello che ho recensito in precedenza, è un gran bel libro, che mi ha tenuto incollato al lettore di ebook dall’inizio alla fine, senza mai calare di tensione e ritmo. Vi basta? Chiudete il sito e andate a comprare il libro; se invece vi ho incuriosito andate avanti a leggere.

Cosa mi ha catturato del romanzo? Per prima cosa l’ambientazione, è originale, si discosta dal classico fantasy medievaleggiante o dall’urban che va di moda oggi e ci porta tra le pieghe del tempo, nel 1278 a.C., quando l’Egitto era una superpotenza, il Mediterraneo era solcato dalle navi dei misteriosi Popoli del Mare e la Sardegna era un’isola sulla bocca dell’inferno. E proprio in Sardegna si svolge la storia narrata nel libro, che prende a piene mani dalla storia e dal folklore dell’isola, creando un mix narrativo perfettamente riuscito. E poi lo stile, cupo, duro, aspro come l’ambiente in cui si svolgono le vicende, freddo e cattivo, spietato come i mamuthones, i terribili esseri infernali che, assieme a colui che li deve tenere a bada, il pastore di incubi, sono sicuramente i personaggi meglio riusciti del romanzo.

Anche la storia funziona, è appassionante ed equilibrata, scorre bene e senza intoppi, non cala mai di ritmo e ti tiene incollato alle pagine fino alla fine.

Quello che invece non mi ha convinto del tutto4 è la resa dei personaggi: sono sì ben caratterizzati e distinti, ma forse un po’ abbozzati: avrei voluto sapere qualcosa in più di Mènin, conoscere cosa ha portato il misterioso fenicio Moser a unirsi a Karnak, sentire la storia di Perda, entrare di più nella loro psicologia, nei loro dubbi nelle loro paure e scoprire perché sono così fedeli a Karnak. Poi non evolvono: certo, Karnak, il protagonista, cresce e matura come condottiero, ma non troppo: all’inizio del libro è un capitano rispettato e alla fine lo è ancora di più, ma non ha un grosso cambiamento; Saurra ed Eloe5 crescono, sopportano delle prove e cambiano, ma sono gli unici, tutti gli altri mantengono il loro ruolo e lo stesso atteggiamento dall’inizio alla fine. Un’altra cosa che mi è sembrata stonata e lo stile di certi dialoghi, che mi sembra troppo contemporaneo: nessuno sa come parlavano fra loro gli Shardana, ma non ce li vedo a dire «E vai, cazzo! Dai, cazzo, che ce li abbiamo in pugno!» o cose simili.

Non fatevi traviare da queste critiche però: ŠRDN è un romanzo che vi consiglio vivamente di leggere.

Permettetemi di concludere con una citazione dal libro che trovo sia un interessante spunto di riflessione:

Se il prezzo per salvare un popolo era quello di vessare un innocente, forse non era un popolo che meritava di essere salvato.

Alla prossima!

Diego Tonini

 

1Come ogni recensore che si rispetti devo avere un tratto distintivo e ho deciso che il mio sarà l’abuso di note a piè di pagina senza nessuna utilità, come questa.

2Che titolo potevate aspettarvi da uno che si chiama ATZori?

3E se leggete il libro capirete anche perché la birra Ichnusa si chiama così

4Mica posso lodare e basta, no?

5Ma i nomi? Capisco l’essere filologicamente corretti ma cazz, non si capisce se parli di un maschio o di una femmina!