Recensione: NONAROTH (2017) di Angelo Berti

Luca MazzaNonarothPersi i ricordi, Aegon è diventato un assassino. La sua vita è tutta nella Foresta delle Ombre, dove depreda e agisce senza scrupoli. Una notte, però, la sua lama si ferma davanti alle iridi bianche di una infante, trovata tra le braccia dell’uomo che ha appena ucciso. Quella piccola è una strega, e del come faccia a saperlo non sembra importargliene nulla. Per lui la bambina significa solo una cosa: oro, e sa già chi glielo darà. Ma Morsy, che non esita a pagare quanto chiesto da Aegon, non è solo un erborista: il suo è un mondo di stregonerie. Di oscure profezie e misteriose divinità. E di gente forse addirittura più pericolosa dello stesso Aegon, che viene convinto a proteggere la bambina per il giusto prezzo. Perché Nonaroth, questo il nome dato alla piccola, non è una semplice strega. E lui non è un semplice assassino. Yana, una guerriera nomade, dovrà assicurarsi che non rinunci all’incarico. Mentre i ricordi bruciano.

Titolo: Nonaroth | Autore: Angelo Berti | Watson Edizioni  | Pagine 210 | Prezzo di copertina: € 12,00 | Collana: TrueFantasy a cura di Alessandro Iascy e Alfonso Zarbo | Editing: Valeria Barbera e Alfonso Zarbo | Approfondimenti a cura di Lavinia Pinello e Lavinia Scolari | Copertina realizzata da Vincenzo Pratticò | Opera patrocinata da Heroic Fantasy Italia

Nevarr è un regno insidioso di selve predaci e città dove il solo Dio è quello che puoi impugnare.

Una Dark Age di rinnegati, di nomadi, di solitari, dove il fato inciampa nell’acciaio o nel capestro di un cacciatore.

Ma nell’intrico dei suoi boschi e nel dedalo dei suoi ghetti balugina la mistica di profezie occulte, e arde la brace di negromanzie mai sopite anteriori al tempo e al cosmo.

Nel romanzo “Nonaroth” di Angelo Berti ogni elemento, ogni enunciato lascia intravedere una trama più ampia, una ragnatela divina o diabolica, un piano arcano dalla portata escatologica.

Nei suoi scenari e nelle memorie dei protagonisti tintinna la chiave della lettura simbolica.

Con la dimestichezza del veterano del calamaio e uno stile da fiaba cupa, l’autore si prodiga in un’opera mitopoietica e di reinterpretazione degli archetipi fantasy.

La prima chiave è la simbiosi tra Aegon, spadaccino e sicario di “stirpe infame”, e la misteriosa infante dalle iridi bianche come Cocito, specchi di un abisso che seduce e avvelena, la piccola Noni.

Sei tu il custode, devi tenerla tu! Ora sappiamo che non l’abbandonerai mai, sei ufficialmente il suo guardiano … La bambina sorrise, e quel sorriso lo ferì più di qualsiasi lama …”

Un rapporto dalle implicazioni quasi junghiane. Una “catena senza peso”, indissolubile, un legame più forte di qualsiasi genitorialità che irrigherà a cascata e su ogni livello l’evoluire delle vicende narrate.

Sapeva che c’era qualcosa di più dietro a quel bianco, di decisivo per il destino di entrambi e forse dell’intera umanità.”

Ed ecco che insieme al pianeta di un’abbandonata e una Furia Nera morsa da un passato sospiroso trapela la seconda chiave conflittuale.

Qual è la vera missione di Aegon e Yana, il fine esoterico del semplicista Morsy e dei macabri impaludati che sembrano alimentarsi di tenebra e dolore?

Proteggere una Dea, o allevare una Strega?

Berti ne rielabora il simbolismo, alla luce della psicanalisi e del weird, sciogliendola dagli stereotipi di genere ed elaborando un personalissimo concept di “strega”.

Una madre Natura che partorisce solo per inghiottire la sua prole, e gettarla in quella cosmica fossa comune” dove non esiste l’individualità o il libero arbitrio, “ma tutto è caos e assenza di discernimento”.

Il Male è la terza chiave del mazzo, o del terzo lancio di moneta. Perché in Nonaroth poco resta come appare, e tutto è bifronte, Gemma-Oblio, tesi-antitesi di una ineluttabile filosofia degli opposti.

Un Male dalle implicazioni cosmiche, cicliche, un ente che è insieme kalpa e maledizione “e vaga da un essere all’altro”, sgorgando dalle viscere del mondo e dell’inconscio, “e lo consuma fino a spegnerlo”.

Con un sapiente registro di flashback e flussi incrociati Aegon di Sekela lo affronta, all’esterno e all’interno di sé, nei tunnel tortuosi, orribili e melanconici che passano per il sacrificio e sfociano nella luce dell’amore.

Dove perfino la sua spada incantata, artefatto immancabile in ogni saga eroica che si rispetti da Ariosto a Moorcook, ha il potere di dispensare salvezza o perdizione, in ottemperanza alla legge immutabile che dietro l’elsa e il metallo pulsano sempre le vene e il cuore di un uomo.

Angelo Berti ha dato sentimento a un romanzo audace, una pozione di esperimento e tradizione, che parla di coraggio e vendetta, di demoni dentro e fuori, di apocalisse e di redenzione.

Una lettura che avvicina i neofiti al Fantasy e che ridà linfa e spunti agli aficionados.

Siete solo degli strumenti e nemmeno troppo consapevoli d qualcosa che non potete neppure immaginare

Ricordatevelo, quando leggerete Nonaroth!

Luca Mazza