Recensione: LA GRANDE SAGA DI BARDAS LOREDAN LO SPADACCINO di K.J. Parker

Giovanni Luisi

Titolo: La Grande Saga di Bardas Loredan, Lo Spadaccino (The Fencer trilogy) |  Autore: K.J. Parker

La saga è composta dai volumi:

Tutti i colori dell’Acciaio (Colours in the Steel, 1998)

Gli Archi di Scona (The Belly of the Bow, 1999)

Il Palazzo delle Prove (The Proof House, 2000)

Tutti i colori dell'AcciaioTitolo per alcuni aspetti piuttosto originale, la trilogia di Bardas Loredan è composta dai volumi “Tutti i colori dell’Acciaio”, “Gli Archi di Scona” e “Il Palazzo delle Prove”: l’ambientazione ricorda per certi versi il mondo Drenai di David Gemmell, sebbene Parker non dimostri paragonabile abilità e profondità nello sviluppo dei personaggi e il suo stile di scrittura sia lievemente verboso. Questo probabilmente dovuto al fatto che K.J. Parker (pseudonimo di Tom Holt) è un avvocato e non a caso il suo protagonista esercita la stessa professione: nella città di Perimadeia, una sorta di Roma decadente detta anche “La Tripla Città”, il buon Bardas Loredan usa la sua abilità con la spada per vincere le Cause. A Perimadeia infatti i processi vengono dibattuti non a parole, ma con un vero e proprio duello, un’ordalia fra avvocati che si conclude quasi sempre con la morte di uno dei due contendenti: essi, più che esperti di leggi, non sono quindi altro che spadaccini più o meno abili, che decidono la sorte dei loro clienti in punta di spada.

Bardas Loredan, non è il migliore fra gli spadaccini, ma ha molta fortuna ed un’eccezionale istinto di sopravvivenza, che gli ha permesso di vincere più di trentacinque Cause; dopo l’ennesimo duello vinto per un soffio, rischiando la pelle, decide di ritirarsi, di aprire una scuola di scherma e di vivere sulla base della sua fama. Purtroppo per lui, l’ultimo avvocato che ha ucciso aveva una promessa sposa molto vendicativa ed assai poco sportiva, che decide di vendicarsi; in questo mondo fantasy dallo scarso potenziale magico, il modo migliore che trova la misteriosa ragazza e di fare lanciare una maledizione su Bardas da una specie di prete studioso. A causa di questa condanna, Loredan non può essere ucciso che da lei durante un regolare processo con duello; inizialmente questa “maledizione” gli permette di sopravvivere a situazioni limite in cui sembrerebbe spacciato, ma alla lunga egli sarebbe condannato alla morte per mano della sua nemica.

Gli Archi di SconaIl compiersi del suo Destino sembrerebbe inevitabile, nel sostanziale disinteresse dei suoi concittadini, se non fosse che la sua sorte diventi fondamentale, intrecciandosi improvvisamente con quella di Perimadeia: Bardas infatti è l’unico superstite dell’armata di Maxen Pitchfork, ultimo grande generale della Tripla Città, che per anni aveva tenuto alla larga i Barbari delle Pianure con un pugno di uomini. Quando Temrai, il nuovo re di queste tribù simili ai Mongoli (o se amate Gemmell, ai Nadir…) decide di assediare Perimadeia per conquistarla e distruggerla, Bardas Loredan diventa la scelta obbligata per comandare le raccogliticce forze dei difensori. Ed Alexius, lo studioso che ha lanciato la maledizione, si rende conto che Perimadeia può resistere solo se Bardas sopravvive; inizia a cercare disperatamente di annullare il suo precedente operato, rendendosi conto con somma preoccupazione che togliere una maledizione non è facile come lanciarla.

La trilogia di K.J. Parker ha diversi pregi, ma anche molti difetti; dalla parte dei pro dico subito che è molto interessante la parte “tecnica” dei tre libri: Parker/Holt è infatti per Hobby un artigiano, che ha passato gran parte del suo tempo a costruire archi, armature e spade vere. Le parti più memorabili ed originali riguardano proprio la forgiatura delle lame delle spade (i “colori” del titolo del primo libro sono infatti riferiti a quelli dell’acciaio che si tinge di varie tonalità mentre viene riscaldato e forgiato) o la costruzione delle macchine da guerra, delle armature e degli archi (anche se dubito che vi piaceranno i componenti usati per costruire l’ultimo arco, destinato allo spietato ed amorale fratello di Bardas, Gorgas). E’ facile capire che la dovizia di particolari e le descrizioni date sulla costruzione degli oggetti utilizzati nel libro siano basati su reali esperienze dell’autore, come pure risulta chiaro che le descrizioni dell’ambiente “legale” di Perimadeia sono trasposizioni fantastiche di situazioni processuali vere, vissute dall’autore. Questi strani avvocati fantasy hanno collezioni di spade da duello, che chiamano per nome (riferendosi al nome del fabbro, vera e propria “griffe”…), come se fossero racchette da tennis o mazze da golf, e normalmente alla fine del duello il vincitore invariabilmente prende, oltre al suo onorario, anche la migliore fra le spade da duello dell’avversario, come “bottino di guerra”.

Il Palazzo delle ProveDalla parte dei contro dico subito che nessuno dei personaggi è veramente simpatico, originale o memorabile, e che la storia ha poco di Epico, sebbene le battaglie e gli assedi siano descritti in maniera realistica ed accurata, sempre dal punto di vista tecnico, rivelando una preparazione ed uno studio dell’argomento da professore di Storia Militare. Ad aggravare ulteriormente il mio giudizio personale, i protagonisti sono un raro esempio di egoismo, cinismo, crudeltà gratuita, fastidiosa amoralità e piatto menefreghismo, mai temperato da un tentativo di riscatto. E nessuno fra i protagonisti, uomo o donna, riesce a provare amore o passione, risultando il sentimento più rappresentato l’odio per Bardas della sua nemica; tutti gli altri sono un concentrato fastidioso di Egoismo ed Egocentrismo, in cui magari qualcuno potrà pure identificarsi, ma senza certamente essere ispirante o edificante, almeno per me.

Se da un certo punto di vista questo approccio può risultare particolarmente originale, rispetto ai canoni classici della Fantasy Eroica (eroica non a caso, qui di eroi non se ne trova neanche uno), da altri rimane stranamente alieno e poco credibile: anche David Gemmell descrive spesso degli anti-eroi, dei personaggi pieni di difetti che commettono a volte atti di crudeltà gratuita. Ma alla base dei suoi racconti i personaggi sono umani, combattuti da passioni e da sentimenti opposti, in conflitto: in loro a volte prevale la volontà di riscatto, di redimersi con un solo gesto di splendido altruismo e coraggio, magari ispirato dalla propria coscienza. Parker descrive invece uomini travolti dagli eventi, insignificanti di fronte all’evolversi globale della Storia; di alcuni comprimari non si comprende neanche la ragione e l’esistenza, perchè non fanno niente di interessante o decisivo per tutti e tre i romanzi.

Una saga quindi molto particolare, che consiglierei solo a coloro che vogliono leggere qualcosa di diverso, o magari documentarsi sulla costruzione di equipaggiamenti medievali; lo sconsiglio a chi cerca un romanzo appassionante, ricco di personaggi molto diversi e capace di inchiodarti alla poltrona, come i romanzi di George Martin o David Gemmell.

Giovanni Luisi

The Fencer trilogy