Recensione: IL COLORE DELLA MAGIA (The Colour of Magic, 1983), LUCE FANTASTICA (The Light Fantastic, 1986), L’ARTE DELLA MAGIA (Equal Rites, 1987) di Terry Pratchett

Giovanni Luisiufyvs11In un angolo remoto dell’universo in una piega isolata del tempo, esiste l’incredibile mondo Disco la cui forma è perfettamente conforme al proprio nome: è infatti un gigantesco disco che le più recenti teorie astronomiche in voga sul pianeta vogliono sorretto da quattro magici elefanti ritti in piedi sul dorso di una cosmica tartaruga (il cui sesso è tuttavia ancora ignoto). La superficie superiore di Disco ospita numerosi regni e varie razze di abitanti, ma la leggenda vuole che anche sul lato inferiore del pianeta esistano terre abitate, ovvero il mitico continente Contrappeso. La leggenda diventa realtà quando nella città di Ankh-Morpork arriva un inatteso visitatore dal continente misterioso: è l’ingenuo e ricchissimo Duefiori, sempre seguito fedelmente dal suo forziere ricco di tesorie e di decine di zampettee ben deciso a godersi una meritata vacanza in veste di turista. Ma fra i troll e i tagliagole che abbondano in città un ricco forestiero può avere vita breve, e un incidente diplomatico va evitato in ogni modo. Al mago Rincewind tocca dunque il compito di guidare e proteggere l’incauto turista… un’impresa alquanto pericolosa, per non dire disperata.

Titoli: Il colore della magia – Luce fantastica – L’arte della magia | Titoli originali: The Colour of Magic, 1983 – The Light Fantastic, 1986 – Equal Rites, 1987 | Autore: Terry Pratchett

Celebriamo lo Scomparso Terry Pratchett a tre anni dalla sua scomparsa parlando della sua opera più rappresentativa, ovvero The Colour of Magic. Ricevetti in regalo “I Colori della Magia” nel 1991; fino a quel momento avevo letto solo Fantasy Eroico ed era la prima volta che mi imbattevo in una versione ironica e sarcastica del mio genere letterario preferito. Da allora però Terry Pratchett è rimasto uno dei miei autori favoriti, perché per fare bene dell’ironia su un soggetto, bisogna prima amarlo, un po’ come Mel Brooks in FRANKENSTEIN JUNIOR.

Più che di un romanzo dovrei parlare di una raccolta, dato che il mio omnibus della Mondadori contiene tre romanzi: oltre a I COLORI DELLA MAGIA si trovano LA LUCE FANTASTICA e L’ARTE DELLA MAGIA. Pratchett è originale dall’incipit: il suo mondo è Fantasioso fin dall’aspetto, un mondo piatto come veniva creduto nell’antichità vichinga (un “Mondo Disco” appunto, con un bordo dal quale si può precipitare) che però poggia su quattro elefanti enormi che a loro volta poggiano sul dorso di una gigantesca testuggine chiamata A’Tuin, che veleggia nello spazio come un pianeta.

Al centro del Mondo Disco c’è una città, Ankh-Morpork, che è un po’ la quintessenza di tutte le città più famose del Fantasy, da Tanelorn a Brea, ma soprattutto ricorda Lankhmar, sede delle avventure di Fafhrd e del Gray Mouser . E al centro di Ankh –Morpork c’è l’Università Invisibile, l’Accademia dei Maghi: non sono bonari come Silente, o Saggi come Gandalf, ma per la maggioranza bizzosi, egoisti ed eccentrici; alcuni sono anche ossessionati dal potere assoluto, come uno dei Supremi, Trymon, il nostro “Antagonista” principale. I “colori della magia” del titolo sono riferiti al fatto che gli incantesimi sono legati ai colori e il più potente fra questi colori è l’ottarino (la “luce fantastica” dato che sappiamo che i colori canonici sono solo sette). Fra i maghi dell’Accademia c’è ne uno in particolare che è cinico, vigliacco e indolente: il nostro eroe, Scuotivento.

ScuotiventoNon particolarmente dotato e assolutamente pigro, Scuotivento non è stato ancora cacciato dall’Accademia solo perché conosce suo malgrado un unico e potentissimo incantesimo. Per curiosità, cieca incoscienza e per desiderio di impressionare i superiori ha infatti aperto il pericoloso Libro Ottavo (riferito al colore Ottarino), custodito nella Biblioteca dell’Università, chiuso con lucchetti e incatenato perché in grado di “animarsi”. L’incantesimo contenuto nell’Ottavo, talmente potente da possedere una volontà propria, è entrato “di forza” nella mente di Scuotivento, cancellando ogni sua possibilità di apprendere altri incantesimi: Scuotivento ne è custode pressoché inconsapevole e non riesce ad usarlo (non sapendo neanche tanto bene il suo effetto, potenzialmente catastrofico per tutto A’Tuin). Ma in quanto custode di una tale conoscenza, Scuotivento non può essere allontanato o peggio ucciso, dato che l’incantesimo per certi versi lo “protegge”. Il nostro simpatico mago pasticcione sembra quindi un fardello inutile: i potenti dell’Università decidono infine di affidargli l’ingrato compito di “guida turistica” per l’ingenuo, generoso e gentile Duefiori (una bonaria presa in giro degli Yankee americani), proveniente dal misterioso Continente “Contrappeso” e desideroso di vivere autentiche avventure nella lurida e puzzolente, ma per certi versi fascinosa Ankh-Morpork. Duefiori ricorda un po’ Sam Gamgee (e non è un caso che sia stato scelto lo stesso attore, Sean Astin, per la serie televisiva SKY del 2008); rispetto al famoso Hobbit giardiniere Duefiori ha molti più soldi, insieme a molti gadget tipici dei turisti, come una macchina fotografica. Che in realtà è una scatola “magica” con dentro un folletto superveloce, abilissimo a dipingere, che produce piccoli quadri istantanei di rara bellezza e verosimiglianza.

51HS2ZC7CELTutti gli averi di Duefiori sono trasportati da Bagaglio (questo è il suo nome) un baule costruito col legno del Pero Sapiente: senziente, fedelissimo e feroce come solo un cane da guardia può essere col suo padrone, Bagaglio si muove su decine di piccole gambette ed è fortissimo, instancabile e inaffondabile. Quando viene aperto dal suo padrone sembra un normale baule, capace di contenere ogni ben di dio (come i pantaloni di Eta Beta o la borsa di Mary Poppins). Ma se qualche male-intenzionato si avvicina per scassinarlo e rubarne gli averi, Bagaglio “sfodera” letteralmente delle fauci e delle zanne capaci di divorare senza lasciar traccia qualsiasi malcapitato si trovi a tiro.

I COLORI DELLA MAGIA e LA LUCE FANTASTICA sono quindi la storia di come i nostri tre simpatici protagonisti, inconsapevoli, ignari e, nel caso di Scuotivento, riluttanti salveranno il mondo dai desideri di conquista fascistoidi del mago Trymon, aiutati di volta in volta da personaggi simpatici e improbabili, quali ad esempio Hrun il Barbaro (cit.) “uno degli eroi durati più a lungo: un combattente di dragoni, uno spogliatore di templi, una spada mercenaria, il centro di ogni rissa da strada. Poteva perfino, al contrario di molti eroi conosciuti da Scuotivento, pronunciare parole di più di due sillabe, se uno gliene dava il tempo e un suggerimento o due”. Altro barbaro spassoso è Cohen, versione novantenne di Conan di Howard, ancora fortissimo e abile con la spada e con insaziabile desiderio sessuale, ma ormai sdentato, calvo e colmo d’acciacchi che lo tormentano alla fine di ogni combattimento, o la vestale ninfomane Bethan, che si innamora dell’eroico vecchietto donandogli la propria virtù. Ma uno dei personaggi che aiuteranno Scuotivento e che di volta in volta torneranno nelle storie di Terry Pratchett è LA Morte. Proprio quella. Quella con la falce, vestita di nero, faccia di teschio, come in BRANCALEONE ALLE CROCIATE. Che tutto sommato è bonaria e consolatrice (ma è di genere maschile) e una mano non indifferente a Scuotivento gliela darà. Morte apparirà in tutti i libri di Terry Pratchett, rimanendo il personaggio più costante di tutte le opere di Terry Pratchett.

QLRTSWBHRH1987Altro non dirò dei primi due libri della trilogia, spassosa, piena zeppa di umorismo e belle trovate, fino al sorprendente finale; la serie di Sky è ben fatta e chi non troverà il libro potrà godersela fino alla fine.

Il terzo libro della serie è più femminile e gioca sulla rivalità fra maghi e streghe: ne L’ARTE DELLA MAGIA il mago morente Tamburo Billet si reca al villaggio di Cattivo Somaro per dare il suo bastone all’Ottavo figlio di un Ottavo figlio (ricordate che qui il numero magico è l’otto e non il sette). Solo che in realtà il figlio è una figlia, si chiama Eskarina ed essendo donna e strega non può essere mago e quindi essere ammessa all’Università Invisibile. Per risolvere questa complicata situazione viene consultata Nonnina Weatherwax, Strega potentissima (che col senno di poi è l’archetipo di Minerva McGrannitt di Harry Potter) incarnazione delle Norne e particolarmente temuta da troll e nani. Ma che possiede una scopa per volare talmente vecchia e rattoppata che per “mettersi in moto” ha bisogno di una rincorsa… La parte migliore di questo libro, pieno di doppi sensi anche sessuali, sono i rapporti fra uomini e donne un po’ attempati ma ancora in grado di trovarsi attraenti, nonostante gli schieramenti “opposti”. Ricorderà agli amanti dei film classici le schermaglie amorose fra Spencer Tracy e Katherine Hepburn.

Che dire: ho scritto questa mia recensione sull’onda della memoria (un po’ lontana la mia lettura, risalente a più di vent’anni fa) e del dispiacere, perché Terry Pratchett si è incontrato con Morte il 12 marzo del 2015, a 66 anni. Come molti dei suoi estimatori dicono, me compreso, adesso lo immagino su Mondo Disco, novello Scuotivento, a condividere avventure bislacche e divertenti coi suoi personaggi, di cui nei giorni a venire continuerò a parlare.

Giovanni Luisi