Recensione: IL CASTELLO D’ACCIAIO (The Incomplete Enchanter,1940 – The Castle of Iron, 1941 – Wall of Serpents, 1953) di Lyon Sprague de Camp e Fletcher Pratt

Giovanni LuisiIl castello d'acciaioNato dalla collaborazione tra uno scrittore fantasy ed un divulgatore di opere di argomento storico questo trittico di romanzi è considerato uno dei classici della fantascienza avventurosa. Il volume contiene i tre romanzi che compongono la saga:

1 – L’incantatore incompleto (The Incomplete Enchanter)
2 – Il castello di Atlante (The Castle of Iron)
3 – Il muro dei serpenti
(Wall of Serpents)

Titolo: Il castello d’acciaio | Serie: Harold Shea (In italiano: L’incantatore incompleto) | Autori: Lyon Sprague de Camp e Fletcher Pratt

Premetto che questo libro è il secondo fantasy che ho letto dopo “la Bibbia” (ovvero Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit), anche stavolta consigliato dal mai troppo ringraziato padre putativo della mia passione, Alfredo Castelli in arte Martin Mystere: ci sono quindi particolarmente affezionato. Lyon Sprague de Camp non è infatti solamente colui che ha riscoperto e valorizzato per mia somma gioia l’opera di Robert E. Howard, organizzandola e completandola in modo cronologico, ma anche chi, col sopracitato Fletcher Pratt prima e Christopher Stasheff poi, ha scritto una serie di romanzi alla base dell’idea degli Universi Paralleli e per certi versi anche del Gioco di Ruolo. Parliamo adesso dei primi tre, scritti con Fletcher Pratt e raccolti appunto ne IL CASTELLO D’ACCIAIO, comprendente “The Incomplete Enchanter” (dapprima diviso in due parti “The Roaring Trumpet” e “The Mathematics of Magic” del 1940), “The Castle of Iron” e “The Wall of Serpents” scritti fra il 1941 e il 1953.

THNCMPLTNC1979L’idea alla base di questa trilogia classica, pubblicata per la prima volta in Italia nel lontano 1962 (Casa Editrice Ponzoni) e poi raccolta in un unico volume nella Fantacollana Nord nel 1975, è molto originale: il nostro amabile protagonista, uno psicologo americano di nome Harold Shea, trova irrimediabilmente “stretto” e insoddisfacente il mondo moderno. Per questo motivo prende lezioni di equitazione e di scherma, immaginandosi l’eroe di qualche poema, in particolare del “Kalevala” (epopea nazionale Finnica) lanciando il suo cavallo alla “carica” sperando di provare le stesse emozioni che dovrebbe provare in una battaglia vera. Ma l’immaginazione non è sufficiente ad esaltarlo veramente e Il nostro eroe non è un tipo che si accontenta: vorrebbe davvero esplorare un mondo fantastico, vivere realmente le avventure di cui sogna.

Egli concepisce quindi l’idea che i mondi descritti nei libri e nei poemi epici siano reali e che gli scrittori abbiano avuto dei contatti mentali con questi mondi, descrivendoli poi come storie fantastiche (concetto carissimo anche a Robert E. Howard). Ma come fare per raggiungere questi mondi fisicamente? Ebbene, il nostro Harold concepisce un sistema per aprire un varco e raggiungere questi mondi: una specie di incantesimo se volete, di meccanismo mentale che lui chiama Sillogismobile e che è troppo complicato da spiegare (se fosse semplice lo usereste anche voi e raggiungereste in un baleno il vostro mondo fantastico preferito).

THCMPLTNCH1984Il nostro Harold si equipaggia così per il suo viaggio, portandosi dietro un sacco di oggetti utili e moderni: fiammiferi, pistola, coltelli di acciaio inossidabile e un sacco di altri accessori, decidendo di raggiungere per primo il suddetto Kalevala. Purtroppo per lui (e per fortuna per noi) egli scopre suo malgrado che il Sillogismobile funziona, ma lui non lo padroneggia alla perfezione. Harold finisce così per sbaglio nell’Edda di Snorri, dove conoscerà un burbero Thor, l’infido Loki e il generoso, comprensivo e simpatico Heimdall, unendosi a loro nella ricerca dello smarrito Mjolnir. Egli è arrivato infatti poco prima dell’avvento del Ragnarok e si presenta al trio degli dei spacciandosi per un grande e potente mago. In realtà credendo di dimostrare la magia con i suoi oggetti “moderni”, scoprirà con scorno e imbarazzo che questi non funzionano: i fiammiferi non si accendono, l’acciaio inossidabile si copre presto di ossido e ruggine e la pistola fa cilecca. Nonostante questo e la sua incapacità di adattarsi ai gusti culinari locali (gli dei mangiano solo carne e quando lui chiede un po’ di verdure di contorno Thor inizia a soprannominarlo con disprezzo Harald la Rapa) non gli impediscono di unirsi comunque al gruppo, grazie all’intercessione del comprensivo e simpatetico Heimdall. Harold è comunque un abile spadaccino, grazie alle innumerevoli lezioni prese nel mondo reale, surclassando con una certa abilità e una superiore agilità i barbari armati di spadoni che ha modo di incontrare.

THNCHNTRCM1981Si caccerà in un sacco di situazioni avventurose e divertenti (i lettori di Thor della Marvel e gli amanti della tradizione nordica riconosceranno con un sorriso l’episodio dell’Edda dove Thor, Loki e Heimdall sono impegnati nella loro celebre “Quest” contro i giganti), in cui dovrà utilizzare soprattutto il suo ingegno. Harold infine scoprirà che se la tecnologia non funziona, la Magia al contrario funziona eccome! L’occasione di fare questa scoperta giungerà quando lui ed Heimdall finiranno prigionieri di un troll dall’enorme naso. Per ingannare il mostro e avere una chance di fuggire, Harold deciderà di utilizzare la sua astuzia e la sua abilità da psicologo, spacciandosi per l’ennesima volta da potente Incantatore e convincendo il troll che lui ha realmente le capacità per ridurre le dimensioni del nasone. Con somma sorpresa di Harold, le formule magiche da lui inventate per ingannare il troll funzionano davvero e il carceriere, ingentilito (e dotato adesso di un naso bellissimo) libererà lui ed Heimdall permettendo loro di riunirsi agli altri dei. Proprio quando il buon Harold sta per diventare l’eroe della storia e portare gli Eroi di Asgard al trionfo, la profetessa Volla gli lancia un controincantesimo, scacciandolo dal suo mondo fantastico e rimandandolo nel suo mondo d’origine, vestito da vichingo.

Eccitatissimo e ormai conscio che il Sillogismobile funziona, Harold preparerà una seconda spedizione, stavolta nel “Faerie Queenie” di Spencer, un poema medievale inglese ispirato al ciclo di Re Artù. Conscio che le regole che valgono nel mondo di arrivo sono diverse rispetto a quelle di partenza, stavolta si equipaggerà in modo diverso, con vestiti adatti e soprattutto con un fioretto da combattimento fattosi forgiare apposta secondo le regole “medievali”.

de_camp_in_viking_helmetE non andrà solo: convincerà invece il suo scettico mentore, il professor Chalmers, a seguirlo. Insieme i due si spacceranno per grandi maghi e spadaccini e vivranno un’altra serie di stravaganti e divertenti avventure. Nel Faerie Queenie Harold incontrerà e si innamorerà anche della sua donna ideale, la bella arciera Belphebe, che entrerà a far parte del gruppo. Anche l’attempato e romantico professor Chalmers si innamorerà di un golem di neve di nome Amory e la missione dei nostri eroi diverrà quella di trovare una formula magica abbastanza potente da trasformare Amory in una donna vera, capace cioè di viaggiare fra i mondi e di non ritrasformarsi in neve nel momento in cui dovesse raggiungere la nostra realtà (a basso contenuto magico). Harold e il Professor Chalmers decideranno quindi di viaggiare verso il mondo de “L’Orlando Furioso” dato che l’unico Mago mitologico abbastanza potente e bonario da aiutarli è Atlante, la cui dimora è appunto il Castello d’Acciaio del titolo.

Dopo la morte di Fletcher Pratt, de Camp abbandonerà Harold Shea per quasi 40 anni. Nel frattempo curerà, completerà e diffonderà le opere di Robert E. Howard fonderà il SAGA (Swordsmen and Sorcerers’ Guild of America un gruppo di scrittori fantasy fondato negli anni sessanta), riprendendolo poi, dapprima da solo con SIR HAROLD AND THE GNOME KING (1991) SIR HAROLD OF ZODANGA (1995) e poi con l’aiuto di un autore più giovane, Christopher Stasheff, con THE EXOTIC ENCHANTER (1995). Ma questa è un’altra storia…

Giovanni Luisi