Recensione: HAGEN DI TRONJE (Hagen von Tronje, 1986) di Wolfgang Hohlbein

Giovanni LuisiHagen-di-TronjeLa sua terra, Tronje, è una roccia sperduta all’estremo nord, una fortezza imponente e cupa minacciata dalla furia del mare e delle tempeste. La sua vita è legata a Worms e al suo sovrano, Gunther di Burgundia, del quale Hagen è maestro -d’armi, consigliere e soprattutto amico e suddito fedele. Il suo amore — se nella vita c’è posto per l’amore — appartiene a Crimilde, sorella di Gunther. Al ritorno da una spedizione esplorativa ai confini del regno, Hagen, ferito e stravolto dalle fatiche, è accolto da tetri presagi di sventura. Gunther, del resto, lo ha sempre ritenuto un incallito pessimista. Questa volta però Hagen non si iliganna. L’arrivo di Sigfrido e dei suoi Nibelunghi semina in città il germe della futura, irrevocabile, sventura. La debolezza di Gunther e dei suoi fratelli, Gernot e Giselher, si manifesta in tutta la sua evidenza, così come prende forma l’amore indissolubile di Sigfrido e Crimilde. Ma è solo per amore che Sigfrido chiede a Gunther la sua mano? Alberico ordisce i suoi intrighi e il destino compie la sua inarrestabile marcia. Sigfrido, con il decisivo intervento, ottiene per i Burgundi la vittoria sui Sassoni e nel ruolo di salvatore del regno guadagna la stima e la considerazione del popolo. Il trionfo dell’uno comporta l’inevitabile declino dell’altro. Nulla ormai sembra più in grado di fermare la vittoriosa ascesa del biondo eroe di Xanten. Ma Hagen ha ancora una carta da giocare. Il viaggio di Gunther in Islanda, il confronto con Brunilde e il ruolo di Sigfrido nell’intrico di raggiri e tradimenti danno alla vicenda una drammatica intensità e ne preparano il tragico esito. Quando mai si sono affrontati due eroi così antitetici? Hagen di Tronje, l’eroe cupo e solitario della Saga e del Canto dei Nibelunghi, il vero eroe di questo romanzo. E Sigfrido di Xanten, il più fulgido fra tutti gli eroi della mitologia nordica, l’uccisore del drago e sovrano del mitico regno dei Nibelunghi. Ma Sigfrido è davvero grande e perfetto come la fama che lo circonda? Due figure di rilievo, mutevoli e inquietanti, attorno alle quali si sviluppa la celebre e drammatica vicenda, che acquista nuova forma e significato, grazie all’eccezionale talento narrativo di Wolfgang Hohlbein. Un best-seller nei paesi di lingua tedesca.

Titolo: Hagen di Tronje – Una epopea nibelunga (Hagen von Tronje, 1986) | Autore: Wolfgang Hohlbein | Editore: Luigi Reverdito Editore | Anno di pubblicazione italiana: 1987 | Pagine: 445 | Traduzione di: Anna Corbella

Agli inizi degli anni 80 c’erano pochissimi titoli disponibili per il mercato Fantasy italiano. Alfredo Castelli, creatore di Martin Mystere, poteva tranquillamente elencarli tutti o quasi nelle rubriche in seconda di copertina della sua serie più longeva. Io, all’epoca adolescente, facevo fatica a trovare quei titoli “Mysteriosi” e mi sono rifatto in tardissima età, recuperando questo “Hagen Di Tronje” dopo più di venticinque anni. Che dire, il tempo passato per certi versi si nota, ma questo romanzo del tedesco Wolfgang Hohlbein (15 agosto 1953 per il Santo del Giorno) (http://www.libreriamedievale.com/hagen-di-tronje-una-epopea-nibelunga.html) rimane attuale ed originale per il suo sviluppo e per il tema trattato.

Swear To Me, Hagen, My Son! by Arthur RackhamChi è dunque Hagen? Per i conoscitori delle Saghe Nordiche, è l’equivalente di Giuda Iscariota, dello Iago Shakespeariano o dell’Omerico Paride, ovvero l’uccisore a tradimento di Sigfrido, l’Uccisore del Drago Fafnir, possessore della possente Spada Magica Balmung e dell’Anello dei Nibelunghi.

Con un certo anticipo sui tempi Hohlbein decide però di narrare la vicenda dal punto di vista di Hagen, mettendo Sigfrido sotto una luce diversa. Hagen è infatti il Maestro d’Armi del debole e viziato Re Gunther di Burgundia, a cui è legato da vincoli d’Onore e Fedeltà. Quello di Hohlbein è un Hagen ormai ultraquarantenne, che sta vedendo sfiorire la possanza della giovinezza e vive della sua Fama di Cavaliere e dell’esperienza di combattimento, che compensano il progressivo diminuire della resistenza e della forza fisica. Mentre Hagen sta facendo ritorno al Castello di Worms, Capitale della Burgundia (o Borgogna) incontra una Vecchia, forse la Profetessa Volla, che contro il suo volere profetizza il suo Destino di disgrazia.

Turbato da questo incontro Hagen giunge a Worms subito prima dell’arrivo di Sigfrido di Xanten e dei suoi dodici Cavalieri Nibelunghi. Dove Hagen è normilineo, sempre vestito di nero e di aspetto quasi sinistro, Sigfrido è una specie di semidio alto, bellissimo, biondo e vestito di bianco. Tutti conoscono la fama di Sigfrido e le sue gesta, che l’hanno portato a conquistare la possente spada magica Balmung e ad uccidere il Drago Fafnir, custode dell’Oro del Reno, proprietà del Popolo Magico e di Alberico, loro Re.

HagenSigfrido ha inoltre sconfitto la bellissima Brunilde, Valchiria Regina d’Islanda, sottraendole l’anello dei Nibelunghi: fra i due c’è una fortissima infatuazione, che porterà importanti sviluppi alla trama complessiva. Sigfrido viene descritto come un bruto senza troppo cervello, ma talmente forte da essere pressoché imbattibile: dopo essersi bagnato nel sangue di Fafnir, la sua pelle è adesso dura come il corno, e solo un piccolo punto in mezzo alla schiena, ove una foglia di tiglio si posò mentre si bagnava nel sangue di drago, è ancora vulnerabile.

Nonostante questo, Hagen non lo teme come tutti gli altri: lui è più scaltro, più esperto, riesce a tenergli testa e a frustrare i rozzi piani di Sigfrido di conquistare Worms con la minaccia di un duello a singolar tenzone. La rivalità fra Hagen e Sigfrido si accentua in seguito a causa di Crimilde, la bellissima sorella adolescente di Re Gunther: Hagen la ama segretamente, nonostante la differenza d’età, mentre Sigfrido la vede come un mezzo per arrivare alla conquista della Burgundia senza combattere.

La popolarità di Sigfrido è destinata ad aumentare a Worms quasi da superare quella di Re Gunther dato che, di fronte alla minaccia di attacco ed invasione del Regno di Burgundia da parte dei feroci e spietati Sassoni, egli si offre di aiutare i Burgundi, in schiacciante inferiorità numerica, a vincere una guerra che altrimenti sarebbe perduta senza speranza.

Hagen von TronjeIl libro, in estrema sintesi, è la lotta disperata di Hagen per salvare la Burgundia e il suo Re dalle mire conquistatrici di Sigfrido, che porterà infine al drammatico confronto finale e alla ingiusta condanna di colui che per Hohlstein è il vero eroe tragico della narrazione.

Non rivelo oltre della trama, per chi non avesse conoscenza delle saghe nordiche. Il massimo pregio di questo romanzo è il tentativo di dare una chiave di lettura nuova ed originale di una storia altrimenti arcinota, di dare spessore e Nobiltà ad un personaggio, Hagen, che rappresenta il Coraggio, L’Onore e l’Astuzia propria dell’Uomo contrapposto ad un Superuomo apparentemente imbattibile.

Hagen non ha la grandezza e la nobiltà di Ettore che deve affrontare Achille: è molto meno perfetto, ma è proprio nei suoi difetti fisici, nella sua apparente normalità che risiede la grandezza del personaggio. Nonostante sappia che il Destino lo ha già condannato, egli continua disperatamente a lottare, dato che per lui Fedeltà ed Onore valgono ben più della sua stessa vita.

In generale una lettura interessante, moderna ed originale, che vale la pena riscoprire e leggere.

Giovanni Luisi