Recensione: GLI EREDI DI ATLANTIDE (2016) di Andrea Gualchierotti e Lorenzo Camerini

Mariasilvia Iovine9788867712212_0_0_750_75L’Impero di Atlantide domina orgoglioso le terre conosciute. Mai la gloria e la potenza della città dei cinque anelli sono state così grandi. Eppure, il germe della corruzione si è annidato nella grande isola. Il Re di Atlantide e il Concilio, sordi alle accorate suppliche dell’anziano sacerdote del Tempio della Madre Primigenia, si rifiutano di credere alla terribile profezia di morte scritta nelle stelle. Solo Adhon Ossyrian, giovane Capitano delle Guardie di Palazzo, decide di ascoltare l’avvertimento e, con un gruppo di eletti, abbandona l’isola prima del cataclisma. È l’inizio di un incredibile e lungo viaggio verso Oriente, attraverso terre lontane e sconosciute, in cerca di un luogo dove custodire il potente artefatto che gli esuli recano con sé, in grado di gettare le basi per lo sviluppo di una nuova, grande civiltà. Ma un vecchio nemico, che da anni cova la sua vendetta, segue come una nemesi il cammino dei fuggiaschi… Il primo capitolo di una saga che unisce il sapore della leggenda al fascino delle teorie dell’archeologia misteriosa, in un mondo intessuto di mito e storia.

Titolo: Gli Eredi di Atlantide | Autori: Lorenzo Camerini e Andrea Gualchierotti |Editore: Edizioni Il Ciliegio | Anno di pubblicazione: 2015 | Prezzo di copertina: € 19.00 | Pagine: 400

Il mito di Atlantide ha affascinato gli uomini fin da quando ne parlò Platone. A lungo la leggendaria città perduta, distrutta da un cataclisma, è stata oggetto di studi volti a ipotizzarne l’esatta ubicazione, data la possibilità che il filosofo greco si fosse ispirato a fatti reali. Troia, Creta, Siracusa, ma anche le Americhe, l’Antartide, il Polo Nord: le ipotesi (fanta)storiche sono state molte. Oggetto di studi archeologici (vedi per esempio il lavoro di Spyridon Nikolaou Marinatos), Atlantide ha sempre avuto, tuttavia, un fascino peculiare, “oltre” gli stretti confini dell’archeologia. Fin dalla sua nascita questo mito ha influenzato l’esoterismo, la letteratura fantastica e, in seguito, il cinema, l’animazione, i fumetti, la musica. Alla fine, poco importa che che la “Città dei Cinque Anelli” sia o non sia esistita davvero: inesauribile fonte di ispirazione, il mito è diventato parte della nostra cultura e il solo nome, “Atlantide”, evoca in noi immagini tragiche e gloriose.

In questo filone si inserisce “Gli Eredi di Atlantide”, imponente romanzo fantasy che racconta le vicissitudini dei sopravvissuti alla catastrofe: Adhon, Isis, Sybillion, Tih-ger e gli altri, i pochi a credere agli avvertimenti del saggio Alkmeones, che aveva previsto la distruzione della città, si trovano orfani della loro patria, smarriti tra popoli stranieri e incalzati da un oscuro nemico. Gli atlantidei vivranno mille avventure, forti del loro coraggio e della responsabilità di essere gli ultimi custodi dell’Occhio della Grande Madre, reliquia sacra dai misteriosi poteri.

12931278_1561787294150675_9099849378469376608_n

Il romanzo, scritto a quattro mani da Camerini e Gualchierotti, è una bella avventura: ben articolata, preferisce l’azione al lirismo, con molti colpi di scena. I nomi “parlanti”, spesso derivati dalla mitologia, suscitano nel lettore una piacevole familiarità. La coppia di autori si dimostra affiatata e amalgama bene gli elementi fantastici alla ricostruzione storica, per forza di cose minoritaria, ma che contribuisce dare al romanzo un’architettura solida, nonostante qualche ingenuità più che perdonabile. Infine, una nota di colore: “Gli Eredi di Atlantide” è dedicato all’indimenticabile “Peter K.” (Peter Kolosimo), il quale, come scrivono gli autori, “ci ha insegnato che nessun mistero è troppo grande”.

Mariasilvia Iovine