Recensione: DARK AGNES, DONNA DI SPADA (Dark Agnes de Chastillon & Cormac Fitzgeoffrey) di Robert Ervin Howard

Mariateresa BottaDark AgnesDall’autore di Conan il Barbaro per la prima volta in Italia il ciclo completo delle avventure di Dark Agnes de Chastillon, spadaccina bellissima e implacabile nella Francia del ‘500. Ribellandosi al volere del padre che la vuole dare in sposa ad un uomo che non ama e che la tratterà come una serva, Agnes trasforma la cerimonia nuziale in un bagno di sangue e fugge alla ventura. Tra briganti e mercenari, cavalieri dal dubbio passato, subdoli osti, cortigiane e stregoni non morti Agnes, l’Oscura conoscerà la durezza del tradimento e il valore del coraggio e dell’indipendenza. A completamento del volume un altro grande personaggio inedito: Cormac FitzGeoffrey, guerriero irlandese che rimane in Terrasanta dopo la fine dell’ultima Crociata trovandosi alle prese con tradimenti da vendicare, schiave bellissime da sottrarre a vili torture e strane pietre maledette che scatenano la sete di sangue negli uomini inclini alla cupidigia. Scritti l’anno prima della prima storia di Conan, i racconti di Cormac sono una prova generale degli elementi narrativi principali, del carattere e delle atmosfere che si ritroveranno nelle storie del famoso barbaro di Cimmeria.

Autore: Robert E. Howard Titolo:  Dark Agnes. Donna di spada (2011) | Traduzioni Annarita Guarnieri e Armando Corridore | Editore: Elara | Collana: Libra fantastica |  Pagine: 251 | Prezzo: 13,50€ | A cura di Ugo Malaguti e Armando Corridore

Comprende I racconti dei cicli:

Agnes l’oscura

  • Res Adventurae (Sword Woman, 1934)
  • Lame per la Francia (Blades for France, 1934)
  • Amante della morte (Mistress of Death, 1934- 1971) – con Gerald W. Page

 Cormac il guerriero

  • I falchi dell’Outremere (Hawks of Outremer, 1931)
  • Il sangue di Belshazzar (The Blood of Belshazzar, 1931

 

Senza dubbio, con questo volumetto, Elara ha fatto un gradito regalo a tutti gli “Howard Addicts” italiani. Chi scrive è sicura che un autore come lui non abbia bisogno di presentazioni ma, per andare sul sicuro, vi faccio notare che le iniziali del suo nome formano una parolina molto significativa: “R.E.”. Ecco, RE Howard. Ho detto tutto.

Composti fra il 1931 e il 1934, questi due cicli di racconti sono rimasti a lungo inediti, non soltanto qui da noi ma addirittura negli U.S.A., dove le prime edizioni dei racconti su Dark Agnes de Chastillon, Res Adventurae (in inglese, Sword Woman) e Lame per la Francia (Blades for France), risalgono al 1975, ergo trentanove anni precisi dopo la morte del Re. Amante della Morte (Mistress of Death), invece, rimasto incompleto a causa della prematura dipartita di Howard, fu ripreso e completato dallo scrittore Gerald W. Page, e vide le stampe nel 1971.

I racconti dedicati al mercenario irlandese Cormac FitzGeoffrey, composti nel 1930, furono pubblicati già nel 1931 dalla rivista Oriental Stories, data la loro matrice marcatamente storica. Tuttavia questi due racconti – ce ne sarebbe un terzo, The Slave Princess, basato su una sinossi lasciata dal nostro e pubblicato nel 1979 a nome di Richard L. Tierney ma, io, i predoni dei Tesori lasciati dal Re li snobbo… − ci offrono uno spaccato interessante sul periodo creativo che ha preceduto la nascita del personaggio più famoso del Re, Conan il Cimmero . Ma ne parlerò dopo.

Leigh Brackett e Catherine Lucille Moore, le regine indiscusse dell’avventura fantastica dellaPulp Age (e guai a chi mi contraddice!), dicevano di Dark Agnes de Chastillon:

“Dark Agnes de Chastillon è un grande personaggio… più intelligente di Conan, più affascinante di Solomon Kane… È un’avventura spacca−tutto di prim’ordine… Come tutti gli eroi di Howard.” ( Leigh Brackett)

 

“Non so dire quanto abbia apprezzato Sword Woman. È stato un vero peccato doverla lasciare proprio in procinto di partire per nuove e più grandi avventure… Ci saranno nuovi racconti di Agnes?” ( C.L. Moore)

Per una bizzarra combinazione la prima storia di Dark Agnes, Sword Woman, appunto, è stata elaborata nello stesso periodo in cui Catherine Lucille Moore pubblicava Black God’s Kiss (trad. Il Bacio del Dio Nero), il primo episodio del formidabile ciclo di racconti incentrati sulle avventure di Jirel di Joiry. Possiamo dire, pertanto, che se Jirel è conosciuta come la prima eroina femminile della letteratura fantastica è soltanto per una mera questione di tempismo. Ma Dark Agnes, o Agnes di La Fere, non fu concepita come un personaggio da avventura fantasy. A questo punto della sua vita – siamo nel 1934 circa – Howard, ormai forte di una carriera consolidata, aveva intenzione di ritornare, con Agnes, al suo primo amore: il racconto storico. Purtroppo, però, come avrà a dire la stessa Brackett, l’editoria dell’epoca non era pronta a prendere in considerazione eroine femminili, e rifiutarono i racconti che Howard propose loro. In effetti questa chiusura mentale fu la stessa che impose a Catherine di nascondere la propria identità, firmando i racconti soltanto con le iniziali del suo nome. Ma, se c’è qualcosa che rende il genere Fantasy più grande degli altri, è senza dubbio la sua tendenza ad accettare con entusiasmo qualsiasi idea meritevole, indipendentemente dal sesso di chi la proponga, o di chi la “viva”. E infatti, i racconti di Jirel furono accolti proprio con questo tipo di entusiasmo. Viene da domandarsi come sarebbe stata accolta Agnes di La Fere se Howard avesse deciso di introdurvi una componente fantastica e proporla a Weird Tales…

Dark_Agnes_de_Chastillon_(Sword_Woman_cover,_Robert_E._Howard,_art_by_Ken_Kelly)Be’, comunque sia andata, chi scrive può dire di avere accolto le storie di Agnes con lo stesso identico entusiasmo, sebbene per motivi differenti. Ciò che sorprende in questo ciclo non è tanto l’originalità delle storie, o la maestria narrativa, quanto quello che c’è dietro: lemotivazioni che spinsero il Re a scrivere questi racconti e, in particolare, il modo in cui li ha scritti. A differenza di Jirel, la maestosa, indomabile, e “già fatta “ regina del Regno di Joiry, Agnes è una donna “under costruction”, alla ricerca di sé, di umili estrazioni, e vessata da un padre crudele, disposto a darla via come lo squallido oggetto di una compravendita. In cambio del “bastone per la vecchiaia”, intende darla in sposa a uno stolido omaccione manesco (niente affatto affascinante, secondo chi scrive!). Ma Agnes ha in comune con Jirel un’indole selvatica e battagliera, e un orgoglio che non ha nulla da invidiare all’uomo più orgoglioso che conosciate. Qui casca l’asino, e diviene evidente il motivo per cui agli editori dei magazines di racconti storici sia venuta la strizza al pensiero di pubblicare Sword Woman: Agnes è il prototipo ideale della donna moderna: consapevole, indipendente, affamata di libertà. Questo è il vero motivo della grandezza delle sue storie − secondo me. Mi viene da sorridere al pensiero che una donna così sia uscita fuori dall’immaginario di un macho come Bob Two Gun. A maggior ragione se penso al modo in cui ha deciso di raccontarci di lei: le avventure di Agnes sono, infatti, narrate in prima persona!

Usbergo o corsetto?

Howard ha fatto uno sforzo creativo all’avanguardia calandosi nella mente e nei panni di Agnes, senza dubbio con l’intento di entrare in sintonia con l’essenza di donna del personaggio, al fine di offrirlo a noi lettori con tutta la sua umanità e femminilità intatte (le motivazioni cui accennavo prima). Possiamo affermare che Howard sia stato un precorritore della futura ideologia femminista? Penso di sì, e ne sono colpita.

Com’è la situazione nel corsetto con le stecche, Bob?

Nelle vene di Agnes scorre la stessa furia ribelle di Conan, di cui possiede anche la tempra e lo sprezzo − quasi la fame − per il pericolo. Anges è più o meno la versione femminile di Conan. Ma in questo non ci vedo un errore di caratterizzazione, né pochezza espressiva. Ci vedo il coraggio di un autore a immaginare un mondo non più abitato da donne−pupazzo, donne sottomesse alla maschia potestà, deboli e bisognose di protezione. Gli uomini che vengono in contatto con Agnes reagiscono in due modi: prima vogliono ucciderla; poi ne restano folgorati e le offrono la vita. Non è mia intenzione annoiarvi con uno dei soliti pistolotti sul “potere rosa!” e via discorrendo. Non mi interessa il fenomeno del femminismo. Quello che mi interessa è notare l’anacronistica sensibilità di un autore spesso protagonista della poverissima equazione “Howard = Conan, donne facili, sangue a volontà = pochezza di contenuti”. No, no. Dark Agnes è una donna che lotta in un mondo (la Francia del ‘500, proprio come in Jirel di Joiry − le coincidenze continuano!) che pullula di uomini e bruti, nel quale la donna ha soltanto due scelte: sottomettersi o suicidarsi.

E infatti, nel giorno del matrimonio di Agnes, sua sorella le fa dono di un coltellaccio con il quale le suggerisce di ammazzarsi: una morte veloce per sottrarsi a una vita di abusi.

Ma Agnes è una “innovatrice”, perciò sbudella il futuro maritino sull’altare e se la da’ a gambe, insultando felicemente il suo perfido papà. Una ragazza moderna.

Da quel momento Agnes lotta contro tutto e tutti per conquistarsi il diritto di vagare per il mondo a testa alta, e senza la paura che corrode, invece, le sicurezze delle altre, “docili”, donne che incroceranno il suo cammino.

Così recita la Ballata di Agnes l’Oscura:

Stanno le sue sorelle chine sul telaio

A rosicchiare il lor pane stantio:

Cavalca invece lei, in seta e acciaio

Di spettrali tamburi inseguendo il rullio

L’ultimo racconto del ciclo di Dark Agnes, Amante della Morte, termina con la nostra eroina in compagnia di John Stuart, lo spadaccino scozzese e uno dei tanti uomini rimasti abbagliati dal fascino della ferrea fanciulla. Entrambi sono in viaggio per l’Italia, alla ricerca di avventure. Dicono ci sia una sanguinosa guerra in corso…

[…] Udivo il rullare di tamburi lontani che mi chiamava di giorno e di notte.

Verso strade su cui cavalcano cavalieri in armatura, rivestiti d’acciaio e di rose decorati.

Con stendardi tinti di carminio che sventolano… sul mondo lontano!

Tamburi nei miei orecchi.

I tamburi della guerra la chiamano e Agnes risponde.

Cormac FitzgeoffreyChiudo questa logorroica analisi dell’antologia di Elara parlando brevemente (ma non in modo sbrigativo, mi auguro!) dei due racconti su Cormac FritzGeoffrey, il guerriero irlandese rinnegato e bandito dalla propria terra per aver ammazzato a sangue freddo un tizio che l’aveva “infastidito”.

L’immota strada bianca si dipana,

D’ossa d’uomini e bestie irta e pallente

Ah quanta grazia sparversi lontana

Quanto vigore a far la via d’Oriente!

Dinastie di caduti ad ogni passo

Sorte alla gloria in mille e mille guerre.

Polvere sulla via che porta a Farso

Sono i cuori che amaron quelle terre − Vansittart

I Falichi di Outremere e La Pietra di Belshazzar sono ambientati ai tempi della Terza Crociata. Se di Dark Agnes ho apprezzato il sottotesto innovativo, di questi ultimi mi ha colpito l’ambientazione orientaleggiante − anch’essa insolita per l’epoca − tratteggiata in maniera intrigante ma non esagerata, funzionale all’azione. Si tratta di racconti d’avventura nell’accezione più tradizionale del termine.

In FritzGeoffrey e nella “Terra(santa)−di−nessuno” nella quale vaga, in cerca di ventura, si riconosce il terreno di prova delle storie ambientate nell’universo di Conan. Si respira un’atmosfera a metà fra il western e l’horror; si odono echi delle selvagge terre dell’erica, e della Britannia romana che fanno da teatro alle mitiche gesta degli eroi del Ciclo Celta.

Si arriva alla fine di La Pietra di Belshazzar strascicando i piedi, centellinando le pagine, i paragrafi, i righi!, consapevoli che, una volta giunti alla parola “Fine”, lo sarà davvero. Ho provato molto dispiacere per la mancanza di un seguito alle avventure dell’irlandese tutto d’un pezzo: era un personaggio promettente, proprio come Agnes, e mi dispiace che siano scivolati nell’oblio insieme a Howard. Nel 1936, in un drammatico epilogo, abbiamo detto addio in un colpo solo al Re e alle sue creature. A noi, devoti sudditi, resta il compito di piangerlo, ricordarlo, e goderci le fantastiche avventure che ci ha regalato.

Piccola nota a Elara: mi sarebbe piaciuto vedere nella raccolta anche The Slave Princess.

 

Mariateresa Botta