Recensione: ATLANTIDE E I MONDI PERDUTI, antologia dei racconti di Clark Ashton Smith a cura di Giuseppe Lippi

Yuri ZanelliIn questo volume le cronache complete di Poseidonis, estremo avamposto dell’arcipelago sprofondato nel mare, insieme alle storie della leggendaria contrada medievale di Averoigne, ai regni impossibili di Xiccarph, un mondo perduto nello spazio, e di Zothique, l’ultimo continente della terra. Mondi sinistri e stupefacenti, dominati dalle oscure leggi della magia e restituiti a noi in una nuova traduzione integrale, basata sull’edizione corretta della Night Shade Books di San Francisco. Volume a cura di Giuseppe Lippi.

Collana: Draghi | ISBN: 9788804683643 | 620 pagine | Prezzo: € 25,00 | 17,0 x 24,0 cm | Cartonato | A cura di Giuseppe Lippi

Premetto che, anche se cercherò di essere il più obiettivo possibile, questa recensione risentirà della grande ammirazione che nutro per l’autore. Smith è indubbiamente il mio scrittore preferito da quando, precisamente vent’anni fa, acquistai il volume L’universo Zothique, nonché quello che insieme a Fritz Leiber ha più influito sul mio modo di intendere la letteratura fantastica. Inoltre, il fatto di vedere il grande autore californiano pubblicato nel nostro paese dopo tanto tempo e da un editore di un tale peso è per me fonte di gioia, anche visto l’alto livello della produzione di Smith, nonché della cultura e visionarietà che sono alla base di essa.

Il volume, di grande formato come tutti quelli della collana (600 pagine) è esteticamente molto piacevole, con un’illustrazione di copertina realizzata in verde, bianco e nero, opera di Malleus, che, insieme a quelle dei volumi dedicati a H. P. Lovecraft, spicca per originalità tra i Draghi visti finora. Vi è rappresentata una figura umana posta davanti a una pianta fantastica, il cui tronco si sviluppa in un enorme viso demoniaco, che ricorda i paurosi ibridi di essere umano e vegetale presenti nel racconto The garden of Adompha. Guardando la copertina viene spontaneo domandarsi se l’uomo rappresenti Smith intento a immaginare le sue creazioni, rappresentate dalla pianta, o il lettore rapito dai mondi fantasmagorici concepiti dallo scrittore.

Titolo

Il titolo, con l’enfasi che pone sulla parola Atlantide può di primo acchito lasciare perplessi gli estimatori di lunga data di Smith, poiché sicuramente non è rappresentativo della varia produzione di questo scrittore abilissimo a inventare mondi e epoche della preistoria o del remoto futuro. È però necessario considerare da un lato la difficoltà di trovare un titolo che possa degnamente riassumere tale varietà, e dall’altro anche la volontà di richiamare il lettore, che, almeno in Italia, è probabile abbia poca o nessuna familiarità con l’autore in questione, vista la sua lunga assenza dalle librerie del nostro paese. Il nome di Atlantide infatti è sinonimo di ere fantastiche dense di segreti inenarrabili, oscure stregonerie e grandi catastrofi, tutti elementi che troviamo in queste storie.

Il libro si apre con un’introduzione del curatore, che fa un ottimo lavoro nel presentare la singolare figura di Clark Ashton Smith, poeta, scrittore, traduttore, pittore e scultore in larga misura autodidatta, legato da una lunga collaborazione e amicizia con gli altri due grandi del periodo d’oro del fantastico pulp americano, ovvero R. E. Howard e H. P. Lovecraft. Un sodalizio prettamente epistolare però, sembra infatti che i tre non si siano mai incontrati, ma che li ha indubbiamente influenzati in modo reciproco. Nel volume sono raccolti i cicli narrativi di Poseidonis (ovvero Atlantide), Averoigne, Xiccarph e Zothique, che comprendono racconti pubblicati in origine soprattutto sulla rivista Weird Tales. A tali storie brevi si aggiungono alcune poesie che si riferiscono alle loro ambientazioni, con testo originale Inglese a fronte, quattro mappe opera di Greta Grendel, ognuna realizzata con uno stile differente a seconda del luogo rappresentato, due racconti incompiuti di Zothique, ovvero Mandor’s enemy (Il nemico di Mandor ) e Shapes of adamant (Forme di pietra) e The dead will cuckhold you (I morti ti faran cornuto) breve opera teatrale in versi con la stessa ambientazione. Quest’ultima scelta si fa apprezzare per il senso di completezza che trasmette: troviamo infatti qui tutto il materiale letterario conosciuto riferibile con certezza a Zothique, fatta eccezione per The feet of Sidaiva, storia di una danzatrice della corte di Ummaos, omissione giustificata dal fatto che non è mai giunta oltre lo stadio di sinossi.

Mappa

Degna di nota è anche l’inclusione di varie fotografie delle sculture di Clark Ashton Smith, che testimoniano lo stile per certi versi primitivo, ma anche per questo inconfondibile di questo artista poliedrico. La qualità delle immagini di tali opere lascia però molto a desiderare, anche se questo fatto non è tanto da imputare a carenze dei grafici che hanno lavorato al libro, quanto probabilmente alla cattiva qualità di partenza delle uniche fotografie disponibili delle sculture. In ogni caso la scelta di includere tali immagini insieme a poesie e storie brevi è stata vincente, in quanto permette di apprezzare appieno la complessità dei talenti di Smith.

Sono però i racconti i veri protagonisti, anche se ciò forse non avrebbe soddisfatto l’autore, che si considerava prima di tutto un poeta. Sono storie scritte con una prosa sgargiante e appunto, poetica, che si rifà agli esempi di Poe, Flaubert e Gautier. Le traduzioni sono nuove e di alto livello, alla pari delle migliori mai fatte precedentemente in lingua Italiana da Roberta Rambelli e Davide Mana. I testi su cui il curatore si è basato sono quelli dell’edizione Night Shade Books di Connors e Hilgers, che a loro volta hanno cercato quando possibile di partire dai manoscritti originali, privi dei tagli spesso imposti dagli editori delle riviste. Leggendo queste pagine potremo conoscere l’isola di Poseidonis, ultimo lembo del continente Atlantideo, un mondo primordiale ma tuttavia già decadente, destinato alla distruzione. Vi appaiono tra gli altri, stregoni come Malygris, rarissimo caso di personaggio Smithiano che appare in più di una storia (gli altri sono Satampra Zeiros, il ladro di Hyperborea e Maal Dweb, mago di Xiccarph). Malygris è protagonista di uno dei racconti più lirici di tutta la produzione di questo autore, ovvero The last incantation (L’ultimo incantesimo) e i fratelli Nygon e Fustules, che in The death of Malygris (La morte di Malygris) tentano di razziarne la dimora dopo aver appreso della sua dipartita, dando vita a una tipica narrazione sword&sorcery di furti e magie esiziali. Assai significativi sono anche A vintage from Atlantis (Un vino di Atlantide) in cui dei pirati rinvengono una giara millenaria piena di nettare della leggendaria isola e A Voyage to Sfanomöe, i cui protagonisti tentano sfuggire al loro destino emigrando su Venere, da loro conosciuto con il nome di Sfanomoe, storia particolare per il suo sapore che potremmo definire science fantasy.

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Seguono gli splendi cicli di Averoigne e Zothique. Il primo è ambientato in una provincia immaginaria dell’antica Francia, in cui streghe e negromanti sono perseguitati dall’Inquisizione per i loro traffici con il Diavolo, anche se in realtà commerciano spesso con entità ancora più aliene, quali i Grandi Antichi e altre blasfeme divinità di tipo Lovecraftiano, compresi Yog-Sothot e Sodaqui, che è probabilmente lo Tsathoggua o Zotaqqa di Hypeborea. Preti corrotti (The Holiness of Azédarac / La santità di Azédarac), Maghi eroici che combattono i loro colleghi oscuri, (The Colossus of Ylourgne / Il colosso di Ylourgne) artisti tormentati capaci di dar vita a mostruosità, (The maker of gargoyles / Il costruttore di mostri) lamie pericolosamente attraenti (La fine della storia / The end of the story) e streghe affascinanti (The enchantress of Sylaire / L’incantatrice di Sylaire) sono solo una parte di quello che è possibile trovare ad Averoigne.

Con Zothique invece l’autore ci trasporta nel lontano futuro, agli ultimi giorni della Terra, illuminata da un rosso sole morente, in cui sono rinate le arti arcane, uno dei pochi rimedi ritenuti ancora efficaci contro il male di vivere che affligge la popolazione. Le storie di Zothique sono pervase di morte e di amore, un sentimento a volte ossessivo e malato, che gli abitanti dell’ultimo continente cercano spesso di far sopravvivere oltre la vita, ricorrendo alla negromanzia che riporta i cadaveri a una parodia di esistenza come in Necromancy in Naat (I negromanti di Naat) ) e The Charnel God (Il dio dei cadaveri). Altri temi affrontati in questo ciclo sono la metempsicosi e l’identità personale (Xeethra) i pericoli della Hybris, come nei magistrali The dark eidolon, (l’idolo oscuro) The empire of the necromancers (L’impero dei negromanti) e The garden of Adompha (il giardino di Adompha). Insieme a queste storie ve ne sono altre più leggere e avventurose di belle fanciulle, mostri terrificanti, viaggi per mare e paesi favolosi, che sembrano tratte di peso dalle mille e una notte in versione pulp fantasy: è il caso di The black abbot of Puthuum (L’abate nero di Puthuum) e The Voyage of King Euvoran (Il viaggio di re Euvoran). Un ciclo affascinante in cui è molto forte l’influenza del decadentismo francese ottocentesco, avvertibile in modo particolare nel raffinato racconto Morthylla, ben conosciuto dall’autore che fu anche apprezzato traduttore dell’opera di Baudelaire.

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Ultimo e più breve ciclo è quello di Xiccarph, composto da sole due storie, ambientato sul pianeta omonimo, dominato dal mago Maal Dweb, che appare in ambedue i racconti, nelle vesti dell’antagonista in The Maze of the enchanter (Il labirinto dell’incantatore) e come protagonista in The flower women (Le donne fiore, in cui troviamo ancora una volta il gusto ripreso dall’Art Nouveu per la fusione di forma umana e vegetale). Con questi due racconti molto avventurosi Smith si fa apprezzare soprattutto per la sua consueta capacità di creare un mondo alieno, dove il confine tra scienza, tecnologia e stregoneria si confondono.

Spicca l’assenza dell’importantissimo ciclo di Hyperborea, vero anello di congiunzione tra i mondi letterari di Smith, Howard e Lovecraft, che avrebbe completato il volume in maniera ottimale. La decisione di escluderlo va ricercata probabilmente in ragioni pratiche di tempi limitati e dalle dimensioni forse eccessive che avrebbe avuto il libro. Il curatore però ha affermato la sua intenzione di pubblicare in futuro un altro volume dedicato al grande scrittore californiano, che dovrebbe includere Hyperborea e i racconti di sapore più fantascientifico di Clark Ashton Smith, tra cui si può individuare un vero e proprio ciclo di Marte.

Chiude il volume una ricchissima bibliografia, riguardante sia le edizioni Smithiane originali che quelle italiane, strumento utile a chi volesse affrontare ulteriori studi sull’autore.

In conclusione Atlantide e i mondi perduti è un libro imperdibile per ogni appassionato di fantastico, grazie al suo contenuto che travalica il confini sword & sorcery, fantasy, horror e fantascienza, dimostrando, se ce ne fosse ancora bisogno, che il fantastico può essere ottima letteratura e alta cultura.

Yuri Zanelli

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