Recensione: ALASIA – La vergine di ferro (2017) di Max Gobbo

Massimo Lucianicopertina-AlasiaAlla vigilia del Concilio di Trento con cui la chiesa romana intendeva portare a compimento la controriforma allo scopo di arginare l’eresia dilagante, l’Italia conobbe un flagello così terribile da oscurare perfino l’orrore della Peste Nera. Partorita dal ventre dell’inferno un’orda di demoni s’abbatté sulla penisola. Schiere di mostri immondi chiamati “mai morti” presero a popolare le notti atterrendo la gente e nutrendosi del sangue degli innocenti. A nulla valsero gli editti e le contromisure presi da principi ed ecclesiastici, nessuno pareva in grado di contrastare l’avanzata irresistibile del male. Ma quando giunse l’ora più fosca, in cui l’umanità sembrava condannata alla dannazione eterna, qualcuno si levò in sua difesa. Avvenne così che antichi ordini cavallereschi, monaci combattenti e giustizieri solitari iniziarono una lotta mortale contro le forze dell’oscurità. Tra questi ultimi avventurieri si narra che vi fosse anche una donna, una spadaccina delle più valenti, una vergine dal sangue purissimo cui Dio stesso avrebbe affidato il compito di debellare l’oscura minaccia, il suo nome era Alasia.

Titolo: Alasia. La Vergine di ferro | Autore: Max Gobbo | Watson Edizioni  | Pagine 202 | Prezzo di copertina: € 12,00 | Collana: TrueFantasy a cura di Alessandro Iascy e Alfonso Zarbo | Copertina realizzata da Vincenzo Pratticò | ISBN: 9788898036929

Alasia è stata cresciuta allo scopo preciso di combattere il male e, in particolare, le creature oscure guidate dal Nero Signore con lo scopo di prendere il dominio del mondo per ordine di Satana in persona. Le armi di Alasia sono molto speciali e, grazie a forze soprannaturali, possono uccidere tali creature.

Quando il Nero Signore scatena i suoi mai morti sull’Italia alla vigilia del Concilio di Trento, Alasia è tra le poche persone in grado di combatterli. Da sola può eliminare orde di mai morti, in grado di spazzare via soldati forti e coraggiosi ma la vittoria arriverà solo con la distruzione del Nero Signore.

“Alasia, la vergine di ferro” è un esempio di sword&sorcery all’italiana in tutti i sensi trattandosi di un romanzo scritto da un autore italiano e ambientato in Italia. In un periodo segnato tra le altre cose dalle guerre di religione, la minaccia più pericolosa è soprannaturale, con un’orda di “mai morti” che semina sempre di più il terrore.

Normalmente, siamo abituati a vedere gli eroi che combattono i vampiri usare paletti e armi da taglio per decapitare questi mostri. Nel caso di Alasia, le sue armi sono quelle che ci si aspetta per un soldato ma si tratta di armi molto speciali la cui natura viene spiegata nel corso del romanzo. Ciò permette a Max Gobbo di sviluppare una storia in cui la protagonista affronta combattimenti decisamente più vicini al classico sword&sorcery che allo stile di Buffy e simili cacciatori di vampiri.

Questa scelta porta a un romanzo che è pieno d’azione con un ritmo quasi sempre molto rapido dato che Alasia viene continuamente coinvolta in scontri contro gruppi di mai morti mentre è alla ricerca del Nero Signore. Viaggia seguendo le tracce del suo nemico trovandosi in situazioni molto diverse nei vari luoghi ma deve sempre combattere duramente e lo fa in maniera spietata.

La ricerca di Alasia viene raccontata attraverso quelli che possono essere definiti episodi concentrati sugli scontri con i mai morti. Per mantenere il ritmo elevato, Max Gobbo non si sofferma sulla ricerca di tracce che possano condurre al Nero Signore e probabilmente quel lavoro che oggi chiameremmo di intelligence viene svolto da sacerdoti. Il lettore trova Alasia in un altro luogo all’inizio di ogni episodio, ognuno dei quali fornisce anche altre informazioni sulla storia globale dello scontro con il Nero Signore.

Alasia è la protagonista assoluta del romanzo e la sua caratterizzazione è molto forte. I suoi genitori sono stati uccisi da vampiri e ciò ha alimentato la sua ricerca ossessiva di vendetta. Per ottenere ciò ha dedicato tutta la sua vita alla lotta ai vampiri e alla ricerca del Nero Signore. Ciò è ulteriormente sottolineato dalla necessità di mantenere la sua purezza, legata alle forze soprannaturali che la assistono, da cui il soprannome di vergine di ferro.

La caratterizzazione di Alasia è fortemente legata all’ambientazione nell’Italia rinascimentale e ciò include l’uso di molti termini dell’epoca, anche se ciò si limita alle singole parole, non è un romanzo scritto completamente nell’italiano di quel periodo storico. La scelta sembra un compromesso tra l’immersione totale nell’epoca e la facilità di lettura del testo.

Una conseguenza dell’ambientazione è l’importanza della componente religiosa. Dopo la morte dei suoi genitori, Alasia è stata cresciuta da sacerdoti che l’hanno addestrata e hanno realizzato le armi speciali da usare contro i vampiri. Anche in questo senso siamo ben lontani dallo stile di Buffy. “Alasia, la vergine di ferro” è comunque un romanzo, non un’omelia perché alla fine la storia è basata sull’avventura, non certo su prediche.

Max Gobbo non reinventa la ruota, nel senso che utilizza elementi narrativi più o meno classici all’interno di una cornice storica per sviluppare “Alasia, la vergine di ferro”. Ciò permette al lettore di trovare facilmente una familiarità in cui immergersi. Questi elementi lo rendono il tipo di romanzo che si legge molto bene. Ha un finale molto aperto che fa pensare a uno o più seguiti, se questo non è un problema e il genere vi piace ve ne consiglio la lettura.

Massimo Luciani