La locanda di Mastro Angelo: Intervista a VANNI SANTONI

Angelo Berti LocandaVanni_santoni_macao_2015A volte ritornano. Non pensate alla locanda come a un posto dove una volta passati non si torna più. Non è vero. È il caso di Vanni Santoni, anche se in effetti la prima volta il nostro incontro è avvenuto fuori dalle mura della Locanda e all’interno delle mura di Lucca. Ma la sostanza è che con Vanni è un rivedersi.

Ci siamo incontrati un’altra volta, a Ferrara, in maniera informale e divertente, ma questa volta devo giocoforza rimettere i pani dell’oste e martellare domande.

Ciao Vanni, per te Vino Rosso e Spianata al prosciutto (lo stesso menu del nostro penultimo incontro) per me Birra! Ovvio.

dì all’oste di portare anche dell’Ardbeg, vai…

Veniamo subito al tuo ultimo lavoro, L’Impero del Sogno. Quando ci incontrammo a Lucca per parlare del tuo Terra Ignota appena uscito, (nel lontano 2013) svelasti che già stavi lavorando a un Prequel. Promessa mantenuta.

Mantenuta e anche superata, dato che L’impero del sogno è uno stand-alone, un romanzo del tutto indipendente dagli altri. Quando firmai con Mondadori per tre libri, inizialmente avevo in mente una trilogia. Ma già mentre scrivevo il primo Terra ignota mi resi conto che non mi interessava “allungare il brodo”, come spesso – e purtroppo – avviene nelle saghe: avevo sì un arco narrativo molto ampio in testa, ma lo si poteva risolvere in due romanzi compatti e frenetici anziché tre, dove quello di mezzo avrebbe avuto inevitabilmente un ruolo di “ponte”, con un conseguente calo di tensione. Infatti la saga di Terra ignota ora si risolve in due volumi, Terra ignota e Terra ignota 2 – Le figlie del rito. Del resto ho sempre odiato i “filler”, li odiavo anche quando da piccolo guardavo i cartoni animati.

L'impero del sognoQuando poi ho cominciato a lavorare sull’idea di un prequel, ho capito che sarebbe stato molto più interessante farne uno che fosse anzitutto un romanzo autonomo. Chi ha letto i due Terra ignota potrà trovare nell’Impero del sogno l’origine dell’Imperatrice e il perché della natura intertestuale del mondo in cui si svolgono quei romanzi, ma a parte ciò l’Impero è un libro indipendente, anche nell’ambientazione dato che i due Terra ignota erano heroic fantasy puro (ancorché intertestuale), mentre qua, avendo una commistione tra mondo reale e mondo fantastico, siamo dalle parti di un “urban”, sebbene atipico dato che, come è già stato notato su Wired, il grosso dei riferimenti, oltre che alla letteratura fantastica, sono al mondo dei videogiochi, in particolare quelli del periodo in cui è ambientato il romanzo, gli anni ’90.

Svelo un piccolo aneddoto. Quando ci lasciammo a Lucca, mi firmasti una dedica in caratteri runici che per tradurlo ci siamo impegnati una sera io e Luca Azzolini. Mi colpì la naturalezza con la quale mostravi padronanza di quella scrittura. Hai sempre manifestato una grande cultura fantastica. Pensi che L’Impero del Sogno possa significare che Vanni Santoni è diventato adulto (fantasticamente parlando)?

Sicuramente L’impero del sogno costituisce, assieme a La stanza profonda, romanzo sì realistico ma ambientato nel mondo dei giochi di ruolo, e al suo predecessore Muro di casse, ambientato in quello dei free party (ovvero i rave), un omaggio definitivo ad alcune cose che ho amato in giovinezza. Come ti dicevo, L’impero del sogno, al di là dei riferimenti letterari, è ricolmo di rimandi all’universo ludico e videoludico, e nella seconda parte, quando i mondi si ribaltano, la serie di scontri che aspettano i protagonisti sono volutamente strutturati come un picchiaduro a scorrimento. Mi interessava portare la grammatica narrativa di un videogioco in un romanzo, e vedere cosa accadeva: del resto L’impero del sogno è anche una riflessione sugli immaginarî che ci formano, dato che il protagonista si trova, di fatto, prima a sognarli, poi a cercare di spiegarselo, e poi a doverli affrontare. Il campo di provenienza degli antagonisti del Mella può essere visto su tre piani: una dimensione jungiana, in cui rappresentano degli archetipi assoluti; una freudiana, in cui sono proiezioni delle sue paure, dei suoi traumi e del suo vissuto, e una intertestuale, in cui il portato è quello di un sistema di riferimenti che va da autori “alti” come Borges o Kafka fino a giochi come Magic:the gathering, giochi di ruolo come Dungeons & Dragons o Cyberpunk 2020, videogiochi come Final fight o Diablo.

Vanni è un pozzo di conoscenza. È un piacere confrontarsi con lui e scoprire cose nuove o chiacchierare delle passioni comuni con un tale esperto. Quindi ci vuole altra birra. Tanta.

Torniamo al libro. La linea è quella consueta di Terra Ignota. Una miscellanea, una sviluppata alternanza coesa di sogno e fantasia. Vanni vive i sogni a occhi aperti?

Premesso che se non facessi sogni a occhi aperti tutto il tempo probabilmente non farei questo mestiere, è vero che anche nel primo Terra ignota c’era un’alternanza veglia/sogno, ma la funzione era del tutto diversa rispetto all’Impero del sogno. Lì Ailis “riceveva” dall’amica Vevisa, rapita dal Cerchio d’Acciaio, ciò che lei stava vivendo. Era il modo in cui Vevisa, dotata di poteri di questo tipo, chiedeva aiuto, e ovviamente un dispositivo utile a me per mostrare al lettore alcuni squarci di cosa accadeva “di là” mentre Ailis cercava di raggiungere l’amica in tempo. Quei sogni erano quindi sostanzialmente delle trasmissioni telepatiche, che Ailis riceveva durante il sonno.

Nell’Impero del sogno la questione è differente, anzitutto perché tale alternanza è molto più calcata e prolungata, e poi perché i sogni sono “veri sogni”, tanto veri che finiranno per iniziare a essere loro a contaminare la realtà. Il leitmotiv della poesia di Rabindranath Tagore sui sogni, che il protagonista vede per la prima volta in una carta di Magic – la poesia recita “Nellassopita e buia caverna della mente i sogni fanno il nido con frammenti caduti dalla carovana del giorno.” e la si trova nella carta “Sogni del mondo sotterraneo”, che la riporta effettivamente come epigrafe – e che poi torna più volte nel libro, rimanda a una delle possibili nature dei sogni, al loro essere ricomposizioni di elementi, appunto, caduti dalla “carovana del giorno” e a me è utile per inserire nella storia un sacco di elementi facenti capo al vissuto precedente, e agli immaginarî di riferimento del protagonista, che poi sono quelli di un tipico giovane degli anni ’90 appassionato di Videogiochi, GdR e fantasy.

Infine, lungi da essere semplici squarci, i sogni nell’Impero costituiscono una vera e propria porta d’accesso a una realtà “altra” – in effetti il Mella arriva al “Palacongressi” onirico dove il suo destino cambierà per sempre solo dopo aver affrontato, in sogno, varie prove iniziatiche corrispondenti ad altrettanti “varchi”.

Se ti va facciamo un gioco. Tre nomi, tre risposteo una sola?

Carroll, Borges, Kafka.

Siccome ho già citato gli altri due, stavolta posso prendere Carroll senza che si offendano. Del resto la sua Alice è senz’altro il riferimento letterario principale dell’Impero del sogno, così come di ogni libro in cui uno di noi poveri umani finisce in un mondo fantastico e mirabolante. Borges e Kafka, nello specifico L’Aleph e Il Castello, sono riferimenti molto importanti per questo romanzo, ma senza Alice nel paese delle meraviglie non sarebbe esistito Il mago di Oz, non sarebbe esistito Peter pan, non sarebbe esistito La storia infinita, non sarebbero esistiti i fumetti di Neil Gaiman – in particolare la storyline A game of you all’interno di Sandman, altro riferimento chiave del mio romanzo – e quindi non sarebbe esistito neanche L’impero del sogno.

La stanza profondaFaccio un passo indietro, a proposito proprio dellincipit di questo nostro incontro. A volte ritornano. Come il Mella

Sì, Federico Melani era tra i protagonisti del mio primo romanzo, Gli interessi in comune, uscito per Feltrinelli nel 2008, e lo si era intravisto anche nella Stanza profonda, dove è un frequentatore poco assiduo del tavolo da gioco (di ruolo) dei protagonisti.

L’idea di una continuity coerente tra tutti i miei romanzi ha cominciato a formarsi quando lavoravo a Muro di casse, uscito per Laterza due anni fa. Lì mi serviva, tra gli altri, un personaggio sui trenta, con determinate caratteristiche: scanzonato, edonista, sufficientemente sveglio da effettuare analisi complesse, con un buon rapporto con l’altro sesso e una buona esperienza con le sostanze psichedeliche. Mentre rimuginavo su come costruirlo, mi resi conto che un personaggio del genere lo avevo già: non era altro che Iacopo Gori degli Interessi in comune. Così mi sono limitato a invecchiarlo di qualche anno rispetto alla fine di quel romanzo – anni che per di più corrispondevano pressapoco all’intervallo intercorso tra i due libri – e utilizzarlo così com’era. Tale scelta, se vogliamo nata inizialmente da ragioni di economia e efficacia, ha aperto automaticamente questioni di ben altro peso: si era formata una prima continuity fra le mie opere, ed essendo stato io un assiduo lettore Marvel, la cosa mi ha subito esaltato, tanto più che aveva alcuni precedenti importanti anche nella letteratura “alta”, penso ad esempio a Ellis e, in parte, a Bolaño. Quando minimum fax mi ha chiesto un racconto per un’antologia dei migliori scrittori italiani under-40, quella che poi sarebbe uscita col titolo L’età della febbre nel 2015, mi è venuto naturale espandere il procedimento: ho preso un personaggio ideato proprio per Muro di casse, Cleopatra Mancini, e l’ho resa protagonista di una sua storia, il racconto Emma & Cleo.

Impossessatomi dell’idea, ho continuato: nella Stanza profonda dovevo raccontare le avventure di un gruppo di giocatori di ruolo, e dato che i personaggi degli Interessi in comune, oltre che frequentare il giro dei rave, si ritrovavano ogni giorno in un negozietto di giochi per giocare a Magic, alcuni di loro potevano ben essere anche giocatori di ruolo. Così ho preso il Paride, un altro dei personaggi del mio primo romanzo, e l’ho inserito tra quelli della Stanza profonda.

A questo punto, dato che volevo che L’impero del sogno fosse una sorta di collegamento tra la mia produzione fantasy e quella realistica, è stato naturale pescare da lì anche il protagonista di quest’ultimo libro. Ho scelto Melani sia perché era il più adatto a livello caratteriali, sia perché c’erano dei ganci narrativi che potevano essere sfruttati in modo opportuno, varie volte il nostro finiva addormentato nelle situazioni più inopportune…

Ci sono elementi che collegano quasi tutto il tuo corpus letterario, escludendo Personaggi Precari.

Anche Se fossi fuoco arderei Firenze, per quanto legato tematicamente a libri come Gli interessi in comune, Muro di casse e La stanza profonda, non ha incroci o collegamenti diretti. E naturalmente sono fuori dal “macroblocco”, oltre al Personaggi precari che citi, i due libri fatti in collaborazione con altri, il novellario fantastico-sportivo dell’Ascensione di Roberto Baggio e il romanzo storico In territorio nemico. La continuity fa fatta dove è utile, dove aggiunge qualcosa. Se deve essere solo un vezzo, meglio evitare.

Vanni è parco nel bere, gusta. Io invece tracanno come una botte, il che mi fa venire in mente una domanda.

 L’Impero del Sogno: Quanta la serietà e quanta la parodia?

Ci sono due livelli parodici nell’Impero del sogno: da un lato c’è la parodia al cosiddetto “YA” – si potrebbe discutere di quanto sia aberrante un genere definito da una categoria commerciale, ovvero l’età del suo presunto target – laddove il Mella e la sua compagna di avventure, la schizzata, ipercolta e iperviolenta Livia Bressa, sono versioni distorte e disadattate della classica coppia di protagonisti ragazzo/ragazza che si trovano in certa narrativa commerciale per favorire un’identificazione immediata del pubblico coi protagonisti. Dall’altro, specialmente nella seconda parte, prendo in giro tutto quel filone pseudostorico, e che però in libreria troviamo sovente nella sezione “romanzi storici” costituito da paccottiglia costruita intorno a astruse teorie su Templari, Savi di Sion, Graal, Lancia di Longino, Sindone, et caetera. Dato che L’impero del sogno, specie nella seconda metà, è costruito come un videogioco, mi sono divertito a far trovare (e utilizzare) fior di oggetti magici e reliquie ai protagonisti, senza tante problematizzazioni, esattamente come in Final Fight si può trovare una Muramasa (una katana del ‘500, presente anche nell’Impero del sogno) in un bidone dei rifiuti del Bronx.

Detto questo, però, non ho mai voluto calcare troppo la mano su questi livelli, perché un libro avventuroso come questo sia godibile, la parodia, così come il livello metaletterario, deve essere sempre sottotraccia: le peripezie dei protagonisti – e, in questo caso, gli scontri, le agnizioni, le fughe – devono essere comunque l’asse principale della narrazione.

Leggendo il tuo lavoro, ci lasci con spunti per un ulteriore viaggio in questo mondo. Anche se il giudizio negativo che esprimi sullumanità, sembra quasi un tema pre-apocalittico!

È vero che in Terra ignota, come ha notato anche Zandomeneghi su Crapula, si accenna a un certo punto, a una sorta di mondo parallelo e polare rispetto a quello di Terra ignota, retto da un non precisato “Imperatore”. Quando tornerò al fantastico, probabilmente partirò da lì. Ma avverrà tra un po’: adesso, quando finirà la promozione dell’Impero del sogno, devo dedicarmi ai Fratelli Michelangelo, questo il titolo di un grande romanzo di ambientazione contemporanea a cui lavoro da diversi anni e sul quale posso finalmente concentrarmi in modo totalizzante.

Grazie della tua visita Vanni, e dato che non c’è due senza tre, larrivederci è d’obbligo!

Grazie a voi, è sempre un piacere!

Angelo Berti

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