La fantascienza pulp di Andre Norton: THE PEOPLE OF THE CRATER (1947)

ZENO SARACINO

61c2jsypxMLTrovo interessante come i normali utenti di Internet considerino siti come Gutenberg e Google Books luoghi d’archivio, dove silenziose entità digitali depositano volumi ammuffiti. Come le biblioteche, anche il loro equivalente in rete sono soggette a fraintendimenti, spesso con l’assurdo di utenti che scelgono di comprare o direttamente piratare testi che reputano introvabili – quando in realtà sono legalmente disponibili per essere scaduti i diritti d’autore.

Allargando il discorso, la questione tende a estremizzarsi su entrambi i fronti: da un lato chi usa Gutenberg per compiere lavoro di ricerca – storici, letterati, antropologi – ritiene inconcepibile che possa ospitare testi d’intrattenimento, mentre dall’altro le giovanissime generazioni ormai nemmeno più riconoscono Wikipedia, che ho sentito definire dai bambini di dieci, undici anni “una cosa vecchia”. E’ un atteggiamento comprensibile, assolutamente da non colpevolizzare: tuttavia sarebbe bene educarli a rispettare questi archivi e questi siti “vecchi”, perché oltre a costituire una cronistoria di Internet, sono costantemente minacciati dai signori del Copyright. Chi compie ricerche di Storia sui testi, almeno a partire dalla Storia Moderna, ‘500 e ‘600, sarà familiare con le continue chiusure, paywall e impedimenti che piagano siti&portali. Se non c’è interesse, interviene il lucchetto di una sottoscrizione. Proteggere questo genere di fonti può avvenire solo con una diffusa consapevolezza nella popolazione internettiana; consapevolezza che potrebbe venir raggiunta dimostrando come tra i classici e i testi accademici ci siano anche romanzi e opere genuinamente divertenti da leggere.

La scrittrice Andre Norton in tal senso ci può venire facilmente incontro, con una larga messe di opere disponibili all’uso su Gutenberg, con tanto d’illustrazioni dell’epoca.

Se la produzione dal 1970 in poi è ancora sotto vincolo, al lettore si offrono le prime prove della grafomane fantasy, tra racconti e romanzi. Si parte con tre romanzi storici, intrisi di sentimentalismo, quali Ralestone Luck e la duologia Ride Proud, Rebel! e Rebel Spurs, una saga ambientata durante la guerra civile americana.

Seguono The Gifts of Asti (1948) e The Storm over Warlock (Forerunner 1, 1960): due romanzi di fantascienza leggera e tesa all’avventura disimpegnata. Come in molte storie della Norton ci sono tante buone idee, specie per il 1950/60, ma nessuna di queste viene approfondita fino in fondo. Sono inoltre primi capitoli di saghe incomplete, sia per colpa della Norton che per il materiale disponibile su Gutenberg.

Conto di recuperare Star Hunter (1961), romanzo di neanche 100 pagine dall’affascinante storia di un equivoco che degenera nel disastro. Pulp(oso), ma insospettabilmente crudele.

Star Born (Pax/ Astra 2) e Plague Ship (Solar Queen 2) rappresentano bene un genere di fantascienza dei tardi anni ’50 disinteressata all’ipotesi scientifica a favore di un ritmo da cardiopalma; sulle 100, 150 pagine le storie della Norton sono leggibili anche in assenza degli altri volumi delle rispettive serie: è planetary romance, dove a confrontare gli umani intervengono razze aliene più o meno antropomorfe. Nel migliore dei casi risulta evidente lo sforzo di trattare tematiche contemporanee alla Norton (razzismo, segregazione, pacifismo, ecc ecc), ma generalmente ci si diverte a rincorrere i personaggi che duellano e sparano a nemici forzatamente stereotipati.

SWRDSMNSK1964The Time Traders (Ross Murdock, 1), The Defiant Agents (Ross Murdock, 3) e Key Out of Time (Ross Murdock, 4) sono una via di mezzo tra romanzi di fantascienza, di spionaggio e d’avventura. I russi hanno scoperto come viaggiare nel tempo, gli americani tentano di fermarli e la situazione si scatena in una serie di storie dove la Norton recupera con disinvoltura gli elementi e gli stereotipi che preferisce al momento. Cavalieri, indiani, selvaggi dell’Età del Bronzo: un vero guazzabuglio! Ancora una volta, se si è disposti a superare l’eventuale antipatia per lo Young Adult ante litteram e per il gusto dell’esotico e dell’avventuroso, si tratta di una serie godibilissima, che motiva perfettamente le copertine bizzarre.

Concludiamo infine con due racconti brevi, All cats are gray e The People of the Crater.

Volevo dimostrare la possibilità di usare Gutenberg senza scivolare nella lettura dell’ennesimo classico o senza atteggiarmi a ricercatore che si limita a estrapolare i dati che gli servono. Ci ho riflettuto un po’ e ho deciso di selezionare dalla Norton il racconto The People of the Crater.

E’ storicamente il primo racconto di fantascienza che pubblica, nel lontano 1947, sulla rivista Fantasy Book, nella prima edizione a cura di William L. Crawdford. La scelta della Norton di usare lo pseudonimo Andrew North ci trasmette già l’insicurezza di chi finora aveva scritto principalmente romanzi storici, thriller o al più fantasy fiabeschi.

Una terza guerra mondiale, tra il 1965 e il 1970, tra America e Russia ha lasciato Garin Featherstone, un pilota professionale dell’Aeronautica, depresso e disoccupato. Un’offerta di lavoro inconsueta lo spedisce a manovrare uno scassato velivolo in una missione esplorativa in Antartide, per investigare una misteriosa “anomalia”. Si tratta del cratere di un vulcano spento – da cui il titolo – che attrae l’aereo di Garin: l’uomo, posseduto da un’entità soprannaturale, manovra l’aereo dentro il cratere. Scoprirà all’interno un mondo a parte, una Hollow Earth di razze antropomorfe, temibili mostri e non ultimo la realizzazione sulla sua vera identità – di uomo ed eroe.

Come in The Starman’s Son, il fascino della fantascienza pulp della Norton deriva dal suo involontario invecchiamento. Interessante, perchè non al passo con i tempi! Gli amanti delle ucronie, dei diversi generi terminanti in -punk, delle storie alternative, dovrebbero considerare con attenzione questo genere di produzioni, perchè consentono una finestra su futuri alternativi all’epoca considerati paradossalmente attendibili.

Dalle prime pagine apprendiamo il passato di Garin Featherstone nell’esercito:

Six months and three days after the Peace of Shanghai was signed and the great War of 1965-1970 declared at an end by an exhausted world, a young man huddled on a park bench in New York, staring miserably at the gravel beneath his badly worn shoes. He had been trained to fill the pilot’s seat in the control cabin of a fighting plane and for nothing else. The search for a niche in civilian life had cost him both health and ambition.

A newcomer dropped down on the other end of the bench. The flyer studied him bitterly. He had decent shoes, a warm coat, and that air of satisfaction with the world which is the result of economic security. Although he was well into middle age, the man had a compact grace of movement and an air of alertness.

“Aren’t you Captain Garin Featherstone?”

Startled, the flyer nodded dumbly.

From a plump billfold the man drew a clipping and waved it toward his seat mate. Two years before, Captain Garin Featherstone of the United Democratic Forces had led a perilous bombing raid into the wilds of Siberia to wipe out the vast expeditionary army secretly gathering there. It had been a spectacular affair and had brought the survivors some fleeting fame.

“You’re the sort of chap I’ve been looking for,” the stranger folded the clipping again, “a flyer with courage, initiative and brains. The man who led that raid is worth investing in.”

fantasy_book_1947_v1_n1Dalla discesa nel cratere alla scoperta del mondo sotterraneo, l’avventura della Norton si muove su binari consolidati, nel solco delle narrazioni delle terre perdute: il riferimento, ovvio e immediato, è all’epica africana delle Miniere di Re Salomone e di Lei, di Henry Rider Haggard.

Sia a proposito del materiale disponibile su Gutenberg, che di questo racconto, un altro punto di riferimento imprescindibile è Edgar Rice Burroughs, con il genere del planetary romance e la saga di John Carter. Sì, Garin è all’Antartide, ma il mondo alieno e lussureggiante scoperto nel cratere ricorda un safari, una landa selvaggia. Questa derivazione coloniale, comprensibile nel 1947 e capillare alla letteratura dell’infanzia per la quale la Norton lavorava, si coniuga a una cura notevole per il worldbuilding: le creature e le diverse razze che Garin incontra hanno una propria storia e molteplici legami reciproci. La sensazione è di un mondo costruito ad hoc, con le sue regole e le sue ragioni. Pur essendo all’inizio della carriera di “Grande Signora del Fantasy”, non possono mancare gli animali antropomorfi e cuccioloni, un vero trademark dell’autrice:

If the lizard-folk had been goblin in their grotesqueness this visitor was elfin. It was about three feet high, its monkey-like body completely covered with silky white hair. The tiny hands were human in shape and hairless, but its feet were much like a cat’s paws. From either side of the small round head branched large fan-shaped ears. The face was furred and boasted stiff cat whiskers on the upper lip. These Anas, as Garin learned later, were happy little creatures, each one choosing some mistress or master among the Folk, as this one had come to him. They were content to follow their big protector, speechless with delight at trifling gifts. Loyal and brave, they could do simple tasks or carry written messages for their chosen friend, and they remained with him until death. They were neither beast nor human, but rumored to be the result of some experiment carried out eons ago by the Ancient Ones.

Garin, nel corso della storia, riceve un equivalente “scientifico” di un’arma magica, ovvero The Green Rod of Destruction, che se tocca un oggetto lo trasforma in polvere. La trama ruota attorno agli “Old Ones”: una razza che ha creato il mondo del cratere, quando ancora la Terra era immersa nel brodo primordiale. Gli Antichi sono ovviamente immortali – e altrettanto ovviamente Garin dovrà salvare una delle loro bellissime figlie.

Bisogna ammettere che negli ultimi trent’anni il personaggio dell’eroe “senza macchia e senza paura” è stato talmente decostruito, storpiato e rovesciato che leggere di un protagonista positivo quale Garin, che è semplicemente un buon uomo che cerca di fare la cosa giusta, è rinfrescante.

Purtroppo, se quest’insieme di elementi classici e pulp trasformano un testo del 1947 in una storia piuttosto divertente, lo stile della Norton è ancora agli esordi.

The People of the Crater è pulp anche nello stile di scrittura: logorroico, basso, con alcuni “Nortonianismi”, cioè un inglese comprensibile solo per i lettori affezionati della Norton. Alcune frasi sono spezzate da un punto, altre sono costruite in maniera bislacca anche per un lettore che non è nativo, come nel mio caso. C’è un eccesso di descrizione, di avverbi, di aggettivi, di nomi. La differenza con Star Man’s Son è lampante: qualche anno di differenza dal 1947 al 1954, ma quanti progressi! Si sente il passaggio da un’epoca a un’altra, dalla sufficienza alla promozione con lode.

L’aspetto forse più irritante della storia è come metta in moto eventi e avventure straordinarie, salvo all’ultimo momento negare la soddisfazione di uno Show, don’t Tell: si sorvola sulla battaglia, sullo scontro e si predilige una lunga spiegazione per mezzo del dialogo. In effetti la gran parte del worldbuilding deriva dalle lunghe spiegazioni impartite a Garin, in modo assolutamente astratto.

Affascinante invece come alcuni difetti di stampa siano sfuggiti alle correzioni dell’edizione digitale di Gutenberg, che è tratta dal testo originale del ’47: punti, esclamativi, rientri mancanti. Una prova di quanto il mercato all’epoca producesse narrativa di questo genere in serie, destinata en masse a un vasto pubblico che la consumava mensilmente.

Al confronto, le lamentele sugli errori di battitura negli auto-pubblicati sono in effetti poca cosa…

Zeno Saracino