Intervista: GIANFRANCO CALVITTI, l’uomo della Providence (Press)

Christian LambertiProvidence PressCari amici lettori,

oggi vi proponiamo l’intervista a Gianfranco Calvitti di Providence Press. Questa casa editrice, negli ultimi mesi, ha deliziato i lettori di letteratura fantastica dal palato più raffinato, proponendo alcuni piccoli gioielli quali: il ciclo di Steve Harrison, Detective del macabro e quello di Kirby O’Donnell, Cacciatore di Tesori di R.E.Howard, Gli spettri della chiesa di Stoneground di E.G.Swain, Il Creatore di Mostri di William Chambers Morrow, Le avventure di Romney Pringle, Il genio della truffa di R. Austin Freeman & John Pitcairn, R.Holmes & Co. Raffles Holmes, il figlio di Sherlock Holmes di John Kendrick Bangs nonché la splendida rivista dei racconti fantastici, horror, weird, pulp Providence Tales e annunciando la pubblicazione di altre opere davvero interessanti.

Dal manifesto della casa editrice presente sul sito:

L’obiettivo di Providence Press è pubblicare libri e autori “dimenticati”. Vogliamo proporre testi inediti o difficilmente reperibili, puntando soprattutto sul racconto, una forma di narrazione letteraria pregiata oltre che di difficile realizzazione, oggi alquanto trascurata dal panorama editoriale italiano. A esso affiancheremo una serie di volumi di saggistica su tematiche di “confine” (come l’ufologia, il paranormale, lo spiritismo).

Tutto ciò promette davvero bene. Di seguito l’intervista a Gianfranco Calvitti, “l’uomo della Providence” (scusate il gioco di parole ma calza davvero a pennello) realizzata per noi dal nostro Christian Lamberti:

Innanzitutto complimenti per l’ottimo lavoro. Nonostante siete una casa editrice nata da poco avete già conquistato tanti lettori che, come me, amano il fantastico a 360 gradi. Lodevole anche la scelta coraggiosa di proporre autori di nicchia, puntando sulla forma del racconto che, come ribadito sul vostro sito, oggigiorno è fortemente trascurata dalla narrativa italiana. Mi sorge dunque spontaneo chiedere qual è stata la motivazione che ti ha spinto a investire in questo ambizioso progetto e come lo hai messo in piedi?

Grazie per i complimenti, e grazie soprattutto a tutti i nostri lettori, che rendono possibile e ricco di soddisfazioni il nostro impegno.

La motivazione è stata semplicemente la passione per la narrativa fantastica in generale. Già da tempo avevo in mente di pubblicare titoli e autori che in Italia mancavano. All’inizio il progetto doveva essere molto estemporaneo (un volume all’anno). Poi abbiamo deciso di provare a giocare una partita più ampia (sia provando con la distribuzione in libreria, sia cercando di tenere bassi prezzi di copertina, sia allargando il panorama proponendo anche il crime e la collana sugli UFO).

Metterlo in piedi è stata una faticaccia immane. Ma avendo lavorato in una redazione per dieci anni (mi sono occupato di animazione e fumetti giapponesi ai tempi di Dynamic Italia e Shin Vision), avevo già esperienza. E visto che sono anche grafico e web designer, questo mi porta a lavorare su tutti gli aspetti del prodotto, dall’inizio alla fine. E quindi continua a rimanere una faticaccia immane.

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Le prossime uscite Providence Press

Ultimamente stiamo assistendo alla rinascita del fantastico dell’epoca d’oro tramite la riscoperta di autori ingiustamente trascurati. Ebbene, il merito secondo me va proprio ai piccoli editori come voi, la Dagon Press, la Hypnos e così via, che hanno gettato le basi per aggregare uno zoccolo duro di fans che ha poi scosso dal torpore i marchi editoriali più grandi. Ti chiedo quindi quale malia contraddistingue tali autori e le loro opere che, per quanto datati, riescono ancora oggi a stregare il lettore più esigente?

La Hypnos e la Dagon Press non saranno mai ringraziate abbastanza, soprattutto per aver riportato il fantastico in Italia, ma anche, nel nostro piccolo, per averci ispirato a incominciare questa avventura.

Per rispondere alla tua domanda, gli autori del periodo d’oro del fantastico hanno avuto la grande capacità di trasporre nell’elemento fantastico le paure e le ansie di intere generazioni. Forse inconsciamente. Poi c’è chi ha voluto solo scrivere opere di intrattenimento, facendo leva sui “bassi istinti” del pubblico e sul desiderio – che abbiamo tutti – di leggere storie che ci distolgano completamente dalla vita quotidiana. La cosa che hanno in comune tutti questi autori è la capacità di creare atmosfere inquietanti, e a trascinarti in storie spaventose, disturbanti o semplicemente ai confini della realtà. Poi, è chiaro, ognuno aveva capacità letterarie differenti. Il discorso sarebbe in realtà più lungo, ma spero di aver reso l’idea.

03-shop-creatore-di-mostri-flatQuali criteri adottate per selezionare gli autori da pubblicare?

Il primo criterio è scegliere gli autori che ci piacciono. Il secondo è scegliere autori che riteniamo validi e ingiustamente trascurati (William Chambers Morrow, per esempio, o Arthur Quiller-Couch del quale speriamo di proporre un’antologia al più presto). Il terzo criterio – molto più pratico – è la reperibilità delle fonti.

Providence Press è un chiaro omaggio a Lovecraft, che penso tu consideri il nume tutelare della vostra attività. Avete in cantiere qualcosa su di luida proporre in futuro?

Come abbiamo sempre detto, Providence è un omaggio al Sommo Maestro. Abbiamo qualche idea che riguarda direttamente e indirettamente Lovecraft. Speriamo di concretizzarne almeno una.

A proposito di recenti pubblicazioni, soffermiamoci su Gli spettri della chiesa di Stoneground di E. G. Swain, religioso inglese e cappellano del King’s College di Cambridge. Cosa, secondo te, può indurre a quei tempi un uomo di chiesa a scrivere racconti in antitesi con la salvifica e rassicurante visione teologica sull’esistenza? Possiamo parlare di semplice omaggio all’amico Montague Rhodes James o c’è qualcosa di più?

Abbiamo scelto Swain per diversi motivi. Sicuramente la qualità delle storie, caratteristica ancora più importante soprattutto perché Swain non era uno scrittore professionista. Poi c’è la descrizione del modo di vivere in un’Inghilterra rurale, con i suoi ritmi, i suoi colori, i personaggi di contorno, e il magnifico reverendo Batchel. E poi ci sono i fantasmi che, a differenza di quanto accade nella tipica ghost story, qui hanno un comportamento diverso.

La cosa che mi è parsa sfuggire a chi ha letto Swain nei paesi anglosassoni, e che risponde alla tua domanda ed è un’altra delle ragioni che ci hanno spinto a pubblicarlo, è il chiaro interesse per lo spiritismo che Batchel manifesta e che, quindi, doveva essere proprio di Swain. Quelli sono gli anni della Società per la Ricerca Psichica (SPR), delle sedute spiritiche, di un cospicuo numero di manifestazioni, testimoniate dalle ricerche della SPR. Chi ha letto quei testi, come me, può notare come le apparizioni dei racconti di Swain seguano le dinamiche dei fenomeni reali. E poiché Batchel (e quindi Swain) sono sì, uomini di chiesa, ma che si pongono delle domande, è naturale per loro indagare sul perché di queste manifestazioni. Non credo che ci sia contrasto con la loro visione religiosa, perché per loro il mondo è governato da Dio e, se un fantasma appare, allora un motivo c’è e deve essere compreso, perché tutto rientra nel grande piano divino.

Sempre in ambito horror/weird ci sono due libri, ormai introvabili, che grazie a voi torneranno disponibili quest’anno. Sto parlando dell’antologia di M. P. Shiel e de Il Cerchio Verde di Arthur Machen che hai definito il suo testamento letterario. Puoi spiegarci meglio il valore di queste due opere?

Shiel era una personalità dalle molte facce. Sebbene non sia mai stato considerato tra i Maestri del genere (forse a torto: Machen lo definiva una sorta di Poe con una radiosità sovrannaturale), ha dato un contributo importante sia alla fantascienza, sia al mystery, sia alla letteratura weird vera e propria. Ricordiamo che lo stesso Lovecraft reputava House of Sounds un racconto straordinario. E sicuramente la raccolta Xelucha merita moltissimo.

deluxe-kirby-odonnellMachen invece è uno dei grandi Maestri del Fantastico riconosciuti. Non saprei dirti se, scrivendo Il Cerchio Verde, lo scrittore gallese fosse conscio che quello sarebbe stato il suo ultimo romanzo. Ma qui troviamo tutti i suoi temi: l’intervento del sovrannaturale, l’influenza delle tradizioni gallesi del Piccolo Popolo, la manifestazione della Paura, lo stile sofisticato della scrittura. Non è un romanzo semplice. Machen stesso non lo giudicava compiutamente riuscito. Probabilmente è un’opera che dividerà i lettori: chi non riuscirà ad apprezzarlo e chi lo amerà alla follia. Non è un romanzo da vie di mezzo. L’ultima cosa che vorrei sottolineare è che questo romanzo finora era inedito in Italia.

Concentriamoci ora sul bardo di Cross Plains, Robert E. Howard, di cui l’anno scorso avete rispolverato il rude detective del macabro Steve Harrison. In questi giorni è giunto a fargli compagnia l’esotico Kirby O’Donnell, a cui seguirà l’intrepido El Borak. Per chi non li conoscesse, cosa dovrà aspettarsi da loro?

Sangue e accoltellamenti in quantità, direi. Scherzi a parte (ma neanche tanto), entrambi sono i tipici personaggi howardiani: coraggio, senso del dovere e dell’onore, amore per l’avventura, e la concezione che il destino di ogni uomo è tracciato dalla forza del braccio, dal cuore e dal fegato.

Howard non ebbe il tempo (o la voglia) di sviluppare ulteriormente Kirby O’Donnell. Sicuramente su El Borak lavorò in maniera più elaborata e quindi il personaggio è decisamente più tridimensionale. O’Donnell è il classico avventuriero alla ricerca dell’arricchimento facile, per poi finire in quelle che sembrano trappole senza uscita. Francis Xavier Gordon (vero nome di El Borak) si muove tra la rete dei complotti politici e storici della realtà tribale afghana e, anche se la sete di avventure rimane il motore principale delle storie, l’aspetto storico-politico (e il ruolo dell’americano in esso) mantiene un ruolo non indifferente. Come sempre accade con Howard, attendetevi azione e colpi di scena a ritmi elevati.

Oltre alla narrativa fantastica, Providence Press propone i classici del giallo ottocentesco e la saggistica su ufologia e paranormale, rispettivamente nelle collane Gaslighte UFO History. Cosa puoi svelarci sui futuri titoli?

01-shop-HolmesPer Gaslight proporremo un terzo personaggio del mondo del crime. Probabilmente una delle carogne peggiori della storia della letteratura mystery. Un individuo dannatamente in gamba ma altrettanto squallido. Inutile dire che è un piccolo gioiello ancora inedito in Italia. Poi c’è un secondo progetto che ha per protagonista uno degli epigoni di Sherlock Holmes.

Per UFO History ci sarà L’Arrivo dei Dischi Volanti, un altro dei capisaldi della letteratura ufologica degli anni ’50, ad opera di Kenneth Arnold e Ray Palmer: il libro parla del caso di Maury Island, una vicenda che lega insieme UFO, CIA, omicidio Kennedy, Men in Black, e molto altro.

Ufologia e paranormale, per quanto affascinanti, sono due ambiti su cui vige molto scetticismo. Una delle cause potrebbe essere il frequente tentativo di sminuire o insabbiare determinati fenomeni, forse per scoraggiare le persone a riflettere su argomenti che potrebbero riguardarle più di quanto sembri. Qual è la tua visione in merito? Hai mai avuto esperienze dirette con questi fenomeni?

Qualcosa mi è accaduto ma qui sarebbe troppo lunga da raccontare. I resoconti testimoniali su vicende inspiegabili sono decine di migliaia. Il peso stesso di questo numero richiede la necessità di un’investigazione scientifica seria e priva di paraocchi; perché, forse, esiste una realtà mischiata alla nostra che si manifesta con connotazioni inspiegabili. La maggior parte degli scienziati che si è occupata di questi fenomeni è composta da scaldasedie da laboratorio o da cattedra. I fenomeni continueranno a manifestarsi checché ne sparlino costoro. E le persone si faranno la loro idea personale in barba a questi individui. Ma devono aver gli strumenti per poterlo fare: cioè leggere e documentarsi.

Bene Gianfranco, l’intervista è conclusa. Ti ringrazio per la disponibilità e per l’opportunità che stai dando ai lettori con pubblicazioni tanto ricercate quanto meritevoli. Alla prossima!

Grazie a voi per averci dedicato questo spazio. Approfitto di queste ultime righe per ringraziare Giacomo Ortolani e Teodoro Farinaccio per il loro impegno e tutti coloro che ci hanno sostenuto fin dall’inizio (e soprattutto Elisa che mi è sempre accanto in questa avventura).

Christian Lamberti

 

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