La locanda di Mastro Angelo: Intervista a FRANCO FORTE

Angelo Berti LocandaFranco ForteLa penombra è la luce migliore per una locanda come la nostra! Le ombre si confondono con gli esseri umani e qualche volta ti capita di pensare di avere visto l’impossibile.

In questo caso, Gaio Giulio Cesare!

Come appassionato collezionista di Asterix, Giulio non dovrebbe essere una sorpresa, ma il fatto che ancora il mio bicchiere sia asciutto (come la mia gola) mi fa pensare che sta per succedere qualcosa.

In realtà aspetto un ospite, ma non credevo che il suo arrivo avrebbe avuto un tale araldo.

Sul banco una birra e due boccali di vino speziato. La birra, ovviamente, è per me, uno dei boccali per Giulio e l’altro… anche lui si materializza all’improvviso (lo sapete che la locanda è un ambiente strano) e dopo uno sguardo torvo rivolto a Cesare (aveva afferrato entrambi i boccali) si siede al banco e mi fissa.

Anche se dovrei essere abituato, provo sempre una certa emozione quando incontro grandi ospiti e Franco Forte è certamente uno di loro.

Un curriculum inelencabile per la sua vastità, certamente un nome da segnare tra i grandi del genere, e non solo.

Ciao Franco, forse non avresti mai potuto pensare che succedesse, ma sai che la Locanda di Mastro Angelo è posta appena “oltre i confini del mondo”? Uso una tua citazione perché ti trovi proprio dove vuoi portare i tuoi lettori.

Be’, proprio quello che mi ci voleva. Un bel boccale di birra insieme ad amici in un locale accogliente e tenebroso al punto giusto. Sai che mi piace sguazzare nel mistero…

Ci sono tante cose di cui potremmo parlare, ma vorrei approfittare della prossima uscita di “Cesare il Conquistatore” (Mondadori) per parlare proprio di questo. A proposito, giusto per cominciare in bellezza: “Cesare l’immortale”, il primo libro della tua saga di “Cesare ai confini del mondo”, riportava questa dicitura dedicata ai tuoi figli:

“… nella speranza che prima o poi capiscano quanto sia meraviglioso immergersi nella lettura di un romanzo. Non solo nei loro smartphone e tablet”.

La domanda viene spontanea: Cesare è riuscito nell’impresa?

Eh, direi proprio di no. O meglio: smartphone e tablet la fanno da padroni, soprattutto con mio figlio Stefano, che avendo 16 anni è di fatto un nativo digitale a tutto tondo, però tutto sommato questo mondo social costringe i giovani a leggere e a scrivere forse anche più di quanto farebbero se non ci fossero le nuove tecnologie, e dunque per loro è cambiato lo strumento della lettura (non è più il libro in senso classico, ma il mondo digitale con cui sono connessi) però alla fine leggono e scrivono di continuo, seppure a modo loro.

Oltre i confini del mondoSono fermamente convinto che ogni autore metta un poco di sé in quello che scrive. Anche nel trecentesimo libro che pubblica. Non so perché, ma leggendo “Cesare l’immortale” e “Cesare il conquistatore” ho avuto la sensazione che tra te e Cicerone ci sia una certa empatia.

Io credo di riuscire a entrare in empatia un po’ con tutti i personaggi di cui scrivo, o almeno con una parte del loro carattere (perché poi ogni personaggio ha mille sfaccettature di carattere, come ciascuno di noi, e dunque tante di queste vanno per la loro strada, fregandosene del sottoscritto e di qualsiasi possibilità di entrare in empatia con me), perché altrimenti non riuscirei a scriverne. Voglio dire: un romanzo non è un elenco di date e fatti, ma il modo in cui degli esseri umani, con i loro problemi, le loro emozioni e il loro carattere, li hanno affrontati e portati alla ribalta, e lo scrittore è in questo universo di sentimenti e sensazioni che deve muoversi, se vuole che anche il lettore entri in empatia con i suoi personaggi e viva delle magnifiche avventure insieme a loro.

Mi sono divertito molto a leggere i due libri della saga di “Cesare oltre i confini del mondo”. Certamente per la storia, ma soprattutto perché in sintonia con l’ondata di “complottismo” che sta travolgendo il nostro quotidiano. La terra è piatta, l’uomo non è mai andato sulla luna, Elvis è vivo… proprio come Cesare.

Be’, magari prima o poi scriverò un libro in cui Cesare ed Elvis si incontreranno per bersi una birra e fare quattro chiacchiere, che ne dici? O forse tra gli avventori di questa locanda, negli angoli bui dove le persone si intravvedono appena, si nasconde qualcuno di questi personaggi creduti morti ma che in realtà sono ancora vivi e vegeti. Vedi laggiù? Non ti sembra che quel tipo con il cappuccio del mantello tirato sulla testa assomigli ad Adolf Hitler? E quell’altro? Non potrebbe essere John Lennon? Insomma, questo giochino è divertente, e far resuscitare i personaggi eclatanti della storia è un trucco narrativo che affascina molti lettori. Quando poi è giocato sulla massima veridicità storica, come ho fatto io con Cesare, allora al divertimento si affianca, forse, anche il dubbio… Bisognerebbe infatti dimostrare che quello che dico, a proposito delle Idi di Marzo del 44 a. C., non sia avvenuto sul serio, e che sia più credibile ciò che dice la storia “ufficiale”, ovvero che Cesare è stato davvero ucciso durante la congiura. Se si studiano le “prove”, qualsiasi investigatore si porrebbe molte domande, e forse propenderebbe più per la mia tesi che per quella che ci hanno spacciato nei libri di storia… 😉

Veniamo a noi… a te, per la precisione. Sei un appassionato di storia e proprio in relazione alla tua capacità di trascinarla in ipotesi suggestive, ti chiedo quale grande mistero della storia vorresti veramente conoscere. O svelare!

Be’, ne ho svelati tanti, finora. Oltre a quello sulla morte di Cesare, anche il mistero dell’incendio di Roma attribuito a Nerone (nel mio romanzo “Roma in fiamme” spiego che le cose non sono andate come hanno cercato di farci credere per tanto tempo… e non lo dico solo io ma i più valenti storici mondiali), oppure quello tanto dileggiato di Caligola, che avrebbe nominato senatore il suo cavallo. Insomma, la storia è piena di misteri, e io mi sono divertito a svelarne tanti, o forse a intorbidire ancora di più le acque, non lo so, vedete voi…

Giallo e storia vanno da sempre a braccetto. Sembra che uno sia indissolubilmente legato all’altra. Come te!

Io ho seguito un percorso durato anni. Nasco come narratore del fantastico, poi passo al giallo e al thriller, che ho masticato a lungo in tutte le sue forme (tanto da arrivare a essere adesso il Direttore Editoriale della collana più prestigiosa del giallo italiano, i Gialli Mondadori), quindi allo storico, per poi riunire tutte queste “competenze narrative” nella serie di thriller storici nella Milano del 1500 aventi per protagonista il notaio criminale Niccolò Taverna (nei due libri “Il segno dell’untore” e “Ira Domini”). Infine, con la saga di “Cesare oltre i confini del mondo”, ho inserito anche l’elemento fantastico nel thriller storico, e ho dato vita a qualcosa che mi sembrava ancora non ci fosse: uno storico ucronico intriso di mitologia e mistero. E mi sono divertito un sacco!

Alle sorgenti della vitaHo sempre trovato i personaggi femminili i più difficili da gestire in un romanzo storico. Devo ammettere che Calpurnia in “Cesare l’immortale” mi ha colpito molto, così come Cleopatra in “Cesare il conquistatore”.

In tutti i miei romanzi le donne rivestono un ruolo importante, al fianco dei miei protagonisti (o protagoniste a loro volta), perché proprio come nella vita reale, nessun uomo potrebbe vivere senza una donna (o più donne) accanto, con cui confrontarsi, scontrarsi, permearsi. Immagina un grande condottiero come Annibale, di cui ho scritto nel mio romanzo più venduto e tradotto nel mondo, “Carthago”: per 16 anni ha combattuto contro Roma, girando per l’Italia in lungo e in largo. E ha sempre vinto, uccidendo oltre trecentomila legionari romani. Nonostante questo, ogni volta gli eserciti di Roma risorgevano e lo affrontavano di nuovo. Solo l’ultima battaglia, quella di Zama in Africa, è stata persa dal condottiero cartaginese, e ha decretato la sua fine. Ma dovendo descrivere i 16 anni di guerra, una guerra frustrante per uno come Annibale, che vinceva sempre tutti gli scontri campali ma non poteva dire di avere battuto Roma, mi sono chiesto: possibile che un uomo del genere fosse sempre irreprensibile e sicuro di sé, senza mai un dubbio, senza mai una crisi, come ce lo dipingono i libri di storia? Io credo di no. Così gli ho affiancato una donna, sua moglie, che ho scoperto essere perfetta per il ruolo, perché figlia di un capo tribù iberico e lei stessa una donna guerriero. Con lei accanto, ho potuto dare ad Annibale dei momenti di intimità lontano dalla truppa, in cui mettersi a nudo e tirare fuori i suoi dubbi, la sua rabbia, la sua frustrazione. Rendendolo così un uomo più vero, non solo una figura di cartone. E la stessa cosa accade con Cesare e Calpurnia e Cleopatra, e tutti gli altri protagonisti dei miei romanzi, che hanno vicino una donna forte o fragile, ma comunque sempre capace di dare loro la possibilità di esprimere tutte le sfaccettature della loro anima.

Ho la sensazione che oggi nei giovani si sia perso il senso del valore della storia. Sia educativamente che socialmente. Come ritieni che la storia possa insegnare se viene così tanto sottovalutata? Potrebbe aiutare la saga di “Cesare oltre i confini del mondo”? Magari sdrammatizzare e immaginare può aprire nuovamente alle masse l’importanza della storia?

La storia dobbiamo conoscerla per un motivo molto semplice: tutto è già avvenuto, tutto è giù stato scritto, e se non vogliamo ripercorrere gli stessi errori del passato, dobbiamo impararli, capirli e farli nostri per evitarli. Un esempio? Leggi questa frase: “I ladri di beni privati passano la vita in carcere e in catene. I ladri di beni pubblici passano la vita negli onori e nelle ricchezze”. Che dici, non sembra scritta oggi, magari a commento di un articolo su Mafia capitale? In realtà è stata redatta da Catone più di 2000 anni fa, il che significa che non abbiamo capito proprio nulla della nostra storia…

Siamo alla fine, Franco. Noi ci vedremo molto presto, hai un appuntamento fisso con GialluLunaNeroNotte a Ravenna, ma per i nostri lettori questa è l’ultima domanda. Quindi è ora di fare sul serio.

Chi era Franco Forte (storicamente parlando) e chi sarà? E non dimenticare un saluto ai nostri e tuoi lettori!

Era un tizio ossessionato dalla scrittura, che a un certo punto ha deciso di abbandonare un lavoro sicuro e ben remunerato come ingegnere per buttarsi nel mondo difficile e sottopagato della scrittura e del giornalismo, ma che pian piano, con caparbietà e decisione, è riuscito a raggiungere parecchi obiettivi e a togliersi tante soddisfazioni. La speranza è che nel futuro possa continuare a scalare la montagna, senza fermarsi a guardarsi indietro, perché, come dice sempre Franco Forte: chi si ferma è perduto!

Ciao e grazie per la bella chiacchierata. Occhio, però, che il tizio con il cappuccio che assomiglia ad Adolf Hitler ci sta scrutando torvo…

Angelo Berti

Romanzi Franco Forte