IL SEGRETO DEL MONDO DELLE STREGHE (Web of the Witch World, 1964) di Andre Norton: intrappolato nella rete

ZENO SARACINOufyvs35Il Mondo delle Streghe di Andre Norton è un universo non dissimile dal Medioevo europeo: una landa occidentale frammentata geograficamente e politicamente in tanti piccoli regni.

Tra questi il più antico e misterioso è il dominio di Estcarp: un matriarcato feudale governato da un’oligarchia di Streghe, uniche detentrici del potere della magia. Il prezzo da pagare è l’eterna solitudine del nubilato, che non sembra pesare alle inflessibili governanti.

Simon Tregarth era nel nostro mondo un veterano da un conflitto mondiale, un reietto incapace di adattarsi alla vita civile. Tramite un portale è riuscito ad arrivare nel Mondo delle Streghe, dove rapidamente è diventato una pedina fondamentale nel regno di Estcarp: un eroe salvatore del regno dalla minaccia dei Kolder, un popolo alieno proveniente come lo stesso Tregarth da un’altra dimensione. All’inizio del Segreto del Mondo delle Streghe (Web of the Witch World) è tra i principali generali dell’esercito del regno, il “Difensore della Marca del Sud”.

Simon Tregarth è riuscito infatti a inserirsi nella complicata società di Estcarp: alla fine del primo libro della saga aveva sposato una strega, Jaelithe, con cui aveva da tempo intrecciato una tormentata relazione. La “Donna di Potere” – così viene chiamata l’oligarchia di Estcarp – aveva rinunciato ai suoi poteri magici a favore dell’amore verso lo straniero della Terra, permettendogli di apprendere il suo nome. Tuttavia, nella scena di apertura del romanzo, una “notte buia e tempestosa” (cit), Jaelithe scopre con sua grande sorpresa di avere ancora i poteri magici. Nel contempo, Simon Tregarth che provenendo dalla Terra è l’unico maschio di Estcarp che esercita la magia, scopre un cattivo presentimento di sventura, un pericolo in avvicinamento.

Loyse, la ragazza che nel primo libro era fuggita dal matrimonio combinato con il signore di Karsten, viene infatti rapita dagli sgherri del duca. Simon e Jealith sono costretti a dividersi: il primo, assieme a Korin, marito di Loyse e vecchio amico di guerra, accorre in soccorso di Loyse, mentre Jaelithe sceglie di recarsi a implorare le streghe perchè la riaccettino tra loro.

A Karsten Loyse sta intanto scoprendo come i Kolder, che sembravano annientati nel primo libro, sono in realtà mimetizzati tra i regnanti e muovono come marionette i propri agenti per dominare il continente. Il rapimento stesso di Loyse non è che una mossa tra le tante per garantire la caduta di Estcarp e con essa delle Streghe…

Scritto a solo un anno di distanza dal Mondo delle Streghe (1963), Web of the Witch World è un degno seguito. Andre Norton si muove ormai a suo agio nell’ambientazione pseudo celtica, approfondendo tanto i comprimari quanto il retroterra storico e mitologico della terra di Estcarp. Tutto questo senza mollare nemmeno un istante il ritmo indiavolato che caratterizza la sua narrativa. Non un attimo di pausa, non un silenzio, non una pausa riflessiva: si parte col botto e si conclude con un’esplosione, tanto letterale quanto metaforica.

WBFTHWTCHW1970I personaggi che vengono più approfonditi sono stavolta i due protagonisti: Simon Tregarth, che resta la “voce” principale dell’avventura e Jaelithe, la strega sua consorte.

Come hanno osservato tanti critici, la Norton esplicitamente riprende e cita Edgar R. Burroughs e tuttavia pian piano lo sovverte, lo ribalta nei suoi stereotipi di base. Ancor più che nel primo romanzo, la Norton sembra proporre al lettore qualcosa che sembra fan fiction di John Carter, ma che visto (letto?) da vicino è in realtà piuttosto sovversivo.

Jaelithe ha sacrificato tutti i suoi poteri di maga per legarsi a Simon, ma nel momento in cui scopre di non averli in realtà persi si precipita dalle Streghe: non c’è alcuna discussione, nessun tentennamento, solo una comunicazione d’affari al marito. Ci troviamo di fronte alla versione fantasy di una classica scelta: amore o carriera? Jaelithe sembrava aver scelto il primo, ma aver riscoperto i propri poteri magici la spinge a tornare alla “carriera”. Il depresso Simon non viene nemmeno consultato, la Strega si limita a comunicargli la sua decisione e a galoppare via. In un romanzo “tradizionale”, tanto più nel 1960, ci saremmo potuti aspettare lunghe discussioni e dilemmi sui reciproci obblighi di marito e moglie, ma la coppia della Norton non perde tempo in simili sciocchezze, ciascuno troppo impegnato nei propri doveri di difensori del regno.

Si tratta di un esempio tra i tanti nel romanzo: i ruoli vengono costantemente rovesciati e ribaltati, ma senza che ciò danneggi la storia, anzi costituiscono proprio i cardini su cui ruota il romanzo. Come il low fantasy di George RR Martin funziona proprio perchè spietatamente mette alla berlina le aspettative tolkeniane di Bene vs Male, così la scrittura della Norton ha successo proprio perchè capovolge le basi del pulp avventuroso degli anni ’30. La sovversione dello stereotipo, o meglio dell’archetipo, funziona in virtù della storia, senza costituire un rovesciamento fine a sé stesso.

Loyse rappresenta invece la classica fanciulla da salvare, ma la Norton non perde mai tempo nel sottolineare quanto la ragazza sia riottosa verso i suoi rapitori: dal nascondere un coltello tra le vesti, all’inceppare la tecnologia dei Kolder, al disseminare indizi per i suoi salvatori. La scrittrice è talmente premurosa nell’enfatizzare più e più volte le capacità e i tentativi di fuga di Loyse che viene quasi da compatire i suoi nemici. Il messaggio, antitetico al clima degli anni 50/60, è chiaro.

In effetti la Norton usa Loyce come una sorta di “MacGuffin”: dalla sinossi il romanzo appare come una classica storia di salvataggio della principessa, mentre in realtà questa è solo una scusante per una trama notevolmente intricata. La struttura di base viene totalmente distorta man mano che il romanzo avanza, fino a diventare irriconoscibile, fondamenta di un edificio narrativo radicalmente diverso dai piani iniziali.

WBFTHWTCHB1983Il fulcro rimane in ogni caso il rapporto tra Simon Tregarth e Jaelithe: la coppia si separa e si riunisce, cresce e matura. Si scambiano di posto, di ruoli, d’incarichi: l’uno salva la pelle dell’altro e viceversa. Simon è sconfortato che Jaelithe abbia scelto di lasciarlo momentaneamente col fine di perorare la sua causa alle Streghe, ma non si lascia abbattere, né nutre rancore: si limita a concentrarsi sull’impresa in corso, accettando come una persona matura la scelta della consorte. Allo stesso modo, è poi Jaelithe a giungere in soccorso di Simon nella seconda parte del romanzo.

La battaglia finale, ultimo terzo del Segreto del Mondo delle Streghe, vede la coppia infine riunita che combatte con una perfetta sinergia di mente e corpo, a suggellare la (doppia) crescita dei protagonisti.

Lo stile di scrittura della Norton è azzoppato dalla traduzione italiana del 1991, che rallenta la scrittura altrimenti secca e diretta dell’autrice. Tradurre la prosa della Norton con espressioni erudite è un torto non da poco, considerando quanto sforzo devolvesse a comunicare con la massima efficacia e semplicità ai suoi lettori giovanissimi. Va un po’ meglio rispetto al Mondo delle Streghe, ma siamo lontani dalla perfezione. Se invece devo muovere una critica alla scrittura della Norton, questa è meccanica e impersonale. I sentimenti sembrano restare intrappolati nei personaggi, poco comunicativi. A tratti il romanzo è “gelido”, con un Pov su Simon quasi ospedaliero, freddo.

Dall’altro il mondo stesso di Estcarp appare in decadenza, strangolato da una crisi culturale, sociale e politica inarrestabile. L’agire delle Streghe si muove sullo sfondo fantasmatico di secoli, se non millenni di governo. Il sapore dell’antico pervade il setting con una solitaria malinconia. Conseguentemente si potrebbe affermare che la scrittura riflette l’ambientazione… tuttavia sono difetti che ho riscontrato anche in altri lavori dell’autrice.

Come aveva rivelato l’intervista del 1965, l’influenza Conan(iana) di Howard è piuttosto forte.

La seguente descrizione, ad esempio, potrebbe essere tranquillamente uscita da una sua novella:

C’era poco, pochissimo tempo. Questa notte, pensò Simon, mentre infilava di nuovo la lente nella cintura, questa notte dovrebbe essere la volta buona. Prima di lasciarlo, Jaelithe gli aveva impresso nella mente la conoscenza dei corridoi sotterranei. La notte precedente lui, Ingvald e Durstan erano scesi nella grotta dove iniziavano i passaggi segreti, avevano scrutato inquieti l’antico altare eretto a divinità svanite da molto tempo insieme alla polvere dei loro adoratori. Avevano sentito il soffocante residuo di qualcosa che ancora aleggiava là, e che aveva colpito la percezione extra-sensoria di Simon fino a quando era stato costretto a dominare il tremito con un ferreo sforzo di volontà. Poteri ben strani erano stati usati su quel tetro continente di un mondo antichissimo.

I Kolder rimangono un nemico avvincente, anche se impersonale.

Sono una razza umanoide proveniente da un mondo devastato da un conflitto mondiale, divenuto inabitabile. La lezione ambientalista non sembra essere stata appresa da questa razza, che considera gli abitanti di Estcarp barbari da soggiogare e lobotomizzare come schiavi. La Norton odia la tecnologia e non trascura di farcelo notare; nel contempo l’enfasi stavolta è sul controllo mentale e fisico esercitato dai Kolder nei confronti di speciali agenti infiltrati tra gli umani.

Una mescolanza di Manchurian Candidate e Sword&Sorcery.

WBFTHWTCHW1978I Kolder a loro volta appaiono divisi tra coloro che si sono “salvati” fuggendo dal pianeta nel continente di Estcarp e dall’altro coloro che sono rimasti indietro, intrappolati nella patria d’origine. Mentre i Kolder sopravvissuti sono superuomini con poteri di telecinesi e telepatia, i Kolder “nativi” sono umanoidi dalla faccia di teschio, contorti relitti divorati dalla sopravvivenza sull’arido pianeta “madre”. Simon e Jaelith verso la fine del romanzo scoprono come i Kolder avessero mentito ai propri soldati, dimenticando interi reggimenti sul pianeta condannato, con l’ordine di resistere e aspettare un aiuto che non sarebbe in realtà mai giunto.

Un recensore su Tor ha correttamente paragonato i Kolder “imbarbariti” ai Morlock della Macchina del Tempo di H. G. Wells. E’ un paragone perfetto anche nella metafora dei Morlock/Kolder che si ribellano ai Kolder “padroni” emigrati nel frattempo su Estcarp.

Grazie alla bizzarra figura del Dottor Jorge Petronius, Simon aveva attraversato un portale dalla Terra al Mondo delle Streghe. I portali ritornano nel secondo romanzo, dove si rivelano una presenza ubiqua al setting, tanto instabili quanto pericolosi. La semplice idea di un “Portale” che connette diversi mondi/universi/dimensioni è tra le invenzioni della Norton più longeve. E’ incredibile quanto l’idea, qui espressa ancora in maniera ingenua, abbia poi avuto un’immensa fortuna transmediale, tra fumetti e videogiochi. Se avete un portale nel vostro gioco preferito, lo dovete alla Norton. Un esempio tra i tanti? Niente meno che World of Warcraft.

Una riflessione conclusiva, al momento di prendere in mano il volume successivo della serie, Tre contro il Mondo delle Streghe: non è straordinario quante opere interessanti si possa mancare solo a causa di un pregiudizio verso il genere? Prima d’iniziare questa rubrica ero fermamente convinto che i lavori della Norton fossero classificabili nel genere dello Young Adult, con tutti gli orrori che ne conseguono. Mai errore fu più grossolano: il ciclo del Mondo delle Streghe è un fantasy a tutti gli effetti, con debiti letterari verso Howard e intrighi politici decisamente in avanti con i tempi.

Se lo trovate sulle bancarelle o sugli scaffali dell’usato, accattatelo senza indugi.

 

Zeno Saracino