IL RITORNO DELL’ALCHIMISTA di Fabio Andruccioli

25436172_10204019469842958_1698703341_nCopertina realizzata dall’artista Gino Carosini

Scarica QUI: IL RITORNO DELL’ALCHIMISTA di Fabio Andruccioli

Oppure leggi il racconto direttamente dal sito:

 

 

 

IL RITORNO DELL’ALCHIMISTA

di Fabio Andruccioli

La lampada emetteva strane ombre colorate nella stanza. L’alchimista lavorava silenzioso, attento.

“Non esagerare con la Polvere di Ibn Ghazi, apprendista. La Necrotina è una droga non di facile preparazione.”

Il ragazzo sussultò.

“No… no… non è possibile. Maestro, voi siete morto!”

“Eppure sono qui.”

“Dicono che il vostro corpo è… esploso… dopo essere stato trafitto da innumerevoli frecce. Ne parlano tutti i mercanti tornati da Masarat.”

“Eppure sono qui.”

“Non è possibile tornare dalla morte. Questo vale anche per voi, maestro.”

“Per la terza ed ultima volta. Eppure sono qui.”

L’apprendista rimase in silenzio, domandandosi se davanti a lui ci fosse un fantasma, un risorto o semplicemente Bankimul, scampato al torneo di Ghasulgha.

Lo osservò con la coda dell’occhio. Il maestro si spogliò dinnanzi a lui e si fece il bagno. Il corpo ricoperto di tatuaggi blasfemi, simbologie antiche come gli abitanti degli abissi del Mortirreno.

“Ismah” la sua voce interruppe i pensieri del giovane “il torneo di Masarat era una geniale trappola. Mi hanno ingannato”. Immerse la testa nell’acqua, dopo aver disciolto da un’ampolla un liquido profumato che, nella penombra della stanza, emetteva una lieve luce giallastra.

“Intendete vendicarti di Ghasulgha?”

“Ghasulgha è solo un folle circondato da persone pericolose, l’umiliazione perpetrata dal vincitore del torneo, Kurd è già una punizione degna. No, apprendista, non mi riferisco a lui. Qualcuno ha fatto il mio nome. Quello che gli altri partecipanti al torneo non hanno capito è che eravamo tutti lì per una ragione. Venduti, perché orgogliosi. Volevamo fregiarci di un titolo senza significato.”

“Non vi seguo, maestro.”

“Il mio tramite è stato un venditore di elisir del Gran Bazar di Tijaratur. Uno di quelli che vengono dall’entroterra. Stanotte vado a parlarci.”

“Intendete sul serio parlarci?”

“Anche, Ismah. Anche.”

L’uomo era nudo, legato al pesante letto in legno. La pancia flaccida e il membro moscio erano ridicoli, come le sue lacrime. Sul pavimento, due ragazzini, un maschio e una femmina, anch’essi senza vestiti. Il destino degli orfani di Thanatolia: meglio una buona morte che una vita a soddisfare le voglie di questi schifosi.

“Sai perché sono qui?”

La voce profonda di Bankimul era un lontano tuono nella stanza buia. Il vecchio ignudo continuava a piangere e a chiedere pietà.

“Chi ti ha comprato? Chi ti ha consegnato il messaggio?”

“Non lo so, ti prego. Non farmi del male. Posso pagarti quanto vuoi, lo sai.”

“Non mi interessa il tuo denaro. Voglio un nome.”

“Non conosco il nome. Uno mi ha detto di portarti il messaggio e io l’ho fatto.”

“Bene, allora mordi questo. Non voglio che tutto il Grilletto Magico venga a ficcare il naso.”

Prese un rotolo di stoffa ruvida e gliela spinse in bocca.

“Ora che finalmente hai smesso di renderti ridicolo. Passiamo a noi. Guarda questa ampolla, ti piacerà. Cominciamo dal tuo addome flaccido.”

Il liquido corrose la pelle e la carne, poche gocce come avvertimento. L’uomo emise un grido soffocato.

“Se non vuoi che le prossime gocce sciolgano il tuo cazzo moscio, vedi di darmi un nome.”

Togliendoli il bavaglio, il mercante si sciolse.

“Basta, ti prego. Non farlo. Se ti dico il suo nome, io sono morto.”

“Oh, ma se non lo dici sei morto lo stesso, ma prima ti sciolgo l’uccello con l’acido e quello che ne rimane te lo faccio mangiare.”

“Azaroth-al-Abel, il suo nome è Azaroth-al-Abel.”

Azaroth-al-Abel. Il negromante del Deserto di Cenere.

“Voleva farti allontanare dalla costa per un po’, qualcosa che centra con una nave. Mi ha dato il biglietto d’invito per il torneo di Masarat e io te l’ho consegnato, non è stata colpa mia.”

“Hai venduto la persona sbagliata. Dai un ultimo saluto al tuo cazzetto. Eldur l’Eunuco.”

Bankimul uscì come era entrato, dalla finestra della camera del Grilletto Magico. Silenzioso e quasi invisbile nella notte. Alle sue spalle, grida immonde di dolore e rabbia.

“Ismah, attendi qui. Se senti tirare la fune, issami su. Ho aria da respirare per dieci minuti al massimo. Passato quel termine, saprai che non c’è più nulla da fare. Se non dovessi tornare, porta la mia vendetta al negromante conosciuto con il nome di Azaroth-al-Abel.”

“Ma perché non andare a cercare lo stregone? Perché affrontare gli abissi?”

“Devo sapere il motivo per il quale sono stato venduto. Cosa nasconde questa nave maledetta. L’hanno bruciata e affondata, le locande sono ancora affollate degli scuri marinai che la portavano e nessuno di loro è raccomandabile. Portano il segno del mare.”

Bankimul indossò il pesante elmo e se lo chiuse ermeticamente, verificò i tubi collegati al pesante contenitore sulla schiena: la sua riserva d’aria. Si legò i pesi alla cintura. Per un attimo i suoi occhi si fermarono su quelli di Ismah. Non vi era affetto, stava solo saggiando la
fiducia nel suo apprendista. La fiocina nella mano destra era pronta all’uso. Poi si gettò nel porto.

La nave era lì, dove era affondata. O, almeno, quello che ne rimaneva. Legno annerito dall’incendio, brandelli di vele e corpi divorati dai pesci. Si fece portare a fondo dalle pietre legate alla vita, perlustrò il relitto muovendosi lentamente: non era rimasto granché. Poi un bagliore attirò la sua attenzione.

Una forma allungata, in vetro. Una cassa o, forse, una bara. Sembrava contenesse qualcosa. O qualcuno. Si avvicinò ancora. L’essere contenuto nella bara, il coperchio al suo posto a difenderla dall’acqua e dalle intemperie. L’alchimista mantenne la calma, respirò lentamente per non sprecare la poca aria rimasta.

Tolse il guanto e appoggiò la mano sul vetro levigato, dove la creatura giaceva, dormiente. Scrutò il volto tentacolato, il corpo pieno di scaglie. Poi arrivò il buio. L’abisso. Un esercito in attesa. Un amuleto andato perduto. Un ritorno atteso e temuto nel Deserto di Cenere.

Ora è tutto chiaro.

Come al risveglio da un sogno, ritornò in sé. Strinse le mani al collo, l’aria stava finendo. Poi slacciò la cintura per tentare la risalita. Rimase sul fondo, bloccato da mani appiccicose e palmate. Un colpo dalla fiocina andò a vuoto, poi il grido silenzioso negli abissi. Ghigni blasfemi e immondi di esseri che vegliano e proteggono il loro padrone, in attesa del suo risveglio.

Posso aiutarvi. Grida. Azaroth-al-Abel.

Il nome del negromante si accompagna all’ultimo respiro, l’acqua e il sangue si uniscono in un atroce balletto.

Ismah sedeva tranquillo, in attesa. Portava i colori del suo maestro negli abiti e sulla pelle. In un angolo, nascosto dagli sguardi, si accese la pipa: un miscuglio di tabacco, Polvere Amb’ab e decine di altri ingredienti sconosciuti ai più.

Quando lo vide entrare, si alzò e si accostò a lui.

“Kurd l’Imbattibile, è così che ti chiamano, vero? Ma nei tuoi occhi vedo il Rinnegato che eri e che sempre sarai. Saresti potuto tornare al tuo palazzo, al di là del Mortirreno. Ma non lo hai fatto, perché il senso di colpa e la rabbia sono più forti del tuo desiderio.”

“Se sei qui per insultarmi continua pure, mi stai divertendo. Ma se hai altro da dire fallo. Ma…  i tuoi vestiti, i pigmenti sulla pelle… no, non sei lui. Sei un volgare imitatore.”

“No, io sono il suo apprendista. Questa volta il mio maestro non è tornato dalla tomba, giace nel fondo del porto e sfama i pesci, gli squali e creature ben peggiori. Ho promesso a Bankimul che avrei portato a termine la sua vendetta, ma non sono potente come lui. Dimmi qual è il tuo prezzo.”

“C’è da saccheggiare?”

“In quantità, da quello che si dice.”

“Allora avrai la tua vendetta, mentre io avrò tutto quello che riuscirò a caricare sul mio carro.”

“Mi era sembrato di capire che, dopo il torneo di Masarat, non avessi più bisogno di denaro.”

“Per quello che voglio fare, me ne serve molto di più. I fuochi fatui e gli orrori del Deserto di Cenere cambiano le prospettive di un uomo.”

“Ci sto. Partiamo domani mattina.”

“Chi dobbiamo accoppare?”

Ismah sorrise sinistro.

“Saremo gli uomini che uccideranno l’Evocatore, il negromante Azaroth-al-Abel!”

FINE