IL MONDO DELLE STREGHE (Witch World, 1963) di Andre Norton: tra Burroughs e Miti celtici

ZENO SARACINO

ufyvs29Simon Tregarth è un uomo in fuga.

Un veterano della Seconda Guerra Mondiale, si è lasciato trascinare in un circolo di alcolismo e malavita, finendo per contrariare il boss di una grande famiglia: tre sicari gli danno la caccia, già due sanguinano sulle strade, freddati a un passo dal bersaglio.

Il dottor Jorge Petronius lo avvicina per fornirgli una via di fuga: un portale verso un altro mondo tramite un antico artefatto celtico, Il Seggio Periglioso.

Senza altra scelta, scommettitore di natura, Simon si siede sul Seggio e .. sparisce dalla Terra.

Una landa scozzese, tempestata dalla pioggia: tra gli scrosci, una donna in fuga da un branco di cani rabbiosi, aizzati da due cavalieri in armatura. Questo nuovo mondo non è così diverso dal vecchio, pensa Simon, sfoderando la pistola contro gli assalitori. Ore più tardi, l’uomo scopre di aver salvato una strega, una delle aristocratiche reggenti del regno di Estcarp. Mentre Simon faticosamente apprende linguaggi e usanze di questo mondo medievale dal sapore celtico, viene promosso a soldato della Guardia di Estcarp, stringendo amicizia con Korin, il capitano.

Il regno rivale di Estcarp è il bellicoso Gorm, mentre sono alleati di Estcarp le genti di Sulcar, marinai e pirati. Quando Sulcar richiede l’aiuto di Estcarp contro Gorm, Simon e Korin sono posti a capo della spedizione. A metà del viaggio, subiscono un’imboscata: sembrano gli uomini di Gorm, ma si comportano come zombie senz’anima, una massa di marionette comandata telepaticamente.

La strega salvata da Simon gli rivela cos’è successo: il regno di Gorm sembra sia caduto nelle mani di un misterioso impero esotico, il regno di Kolder. E’ una razza tecnologicamente avanzata, che schiavizza i popoli conquistati, lobotomizzandoli al punto da trasformarli in robot, grottesche macchine di carne.

Successivamente la fortezza e la città di mare di Sulcar che Estcarp doveva soccorrere cade in una sola notte, quando le forze di Kolder arrivano per via aerea. Un prodigio che nessuno può spiegare tranne Simon, che sa bene cosa voglia dire “truppe paracadutiste”.

In fuga, Simon, Korin e la strega devono combattere contro un nemico superiore per tecnologia, intelligenza e mezzi: in gioco non è solo la loro vita, ma la libertà di tutto il mondo.

Tra le tante opere di Andre Norton, il ciclo del Mondo delle Streghe, da cui il primo romanzo omonimo, è forse tra i più famosi e rappresentativi dell’autrice. Uno dei primi esempi di un universo espanso, condiviso d’altri autori al di fuori della Norton, Il Mondo delle Streghe fu pubblicato per la prima volta nel 1963, con diverse riedizioni, un’antologia con i due sequel successivi, un audiolibro e una versione rilegata nel 1977. Nel 1964 fu tra i massimi favoriti all’Hugo Awards.

Un primo elemento interessante di questo romanzo sono ovviamente le streghe.

Un élite che governa su Estcarp con pugno di ferro, sfruttando una magia largamente frutto di artificio, di trucchi e maledizioni. Siamo nel campo della stregoneria più subdola, propria dei consiglieri di corte, dei cospiratori, di chi governa con l’astuzia. La magia della Norton, quando magia vera e propria, non tecnologia mascherata da miracolo, si caratterizza per giocare con la mente e con i sensi. Si tratta anche di una magia linguistica, dove i nomi assumono speciale potere – solo le persone più fidate ricevono l’onore di sapere il nome reale della strega per cui servono. Questo è il motivo per cui ho mantenuto l’anonimato della strega salvata da Simon, il cui nome viene infatti rivelato solo verso la fine del romanzo.

Le streghe di Estcarp sono in grado di lanciare magie solo finché vergini. Un eventuale rapporto coincide immediatamente con la perdita di ogni facoltà magica. Il concetto viene esplorato dalla Norton con un certo realismo antropologico: nel caso dei piccoli regni, dalla bassa demografia, il gran numero di donne che preferiscono restare streghe porta rapidamente alla stagnazione e al declino della popolazione. Sempre più vecchi, senza nuove generazioni, vengono presto conquistati dai regni rivali.

La scelta della Norton di far perdere la magia in seguito a ogni rapporto è stata criticata come retriva, perchè attribuisce uno spropositato e incomprensibile valore alla verginità. Tuttavia, tralasciando come il mondo della Norton sia basato su un medioevo fantastico, non sul 1960, trovo che in realtà sia un’idea interessante dal punto di vista del protagonista maschile, Simon.

Nei romanzi Sword&Sorcery – che come abbiamo letto dall’intervista del 1965 erano il pane quotidiano dell’autrice, specie il Conan di Howard – il protagonista conquista ogni singola ragazza che incontra, con la funzione di ricompensa/bottino, nemmeno tanto simbolico. Persino nel migliore dei casi l’eroe maschile, novello James Bond, possiede un fascino irresistibile che supera ogni opposizione, realizzando le fantasie del lettore. Simon Tregarth appare nel romanzo gradualmente innamorarsi della donna da lui salvata dopo essersi seduto sul Seggio Periglioso – tuttavia la strega è in primo luogo superiore, di rango e conoscenza: è lei a istruirlo sulle usanze di Estcarp, così come a farlo entrare nella Guardia personale. C’è un abisso di distanza tra la maga e l’uomo, si avverte quel genere di lontananza trasmessa da una posizione di potere.

WTCHWRLDVR0000Allo stesso tempo, il fatto che la strega perderebbe ogni potere se scendesse a letto con Simon, immediatamente impedisce al protagonista di trasformare quello che è un intelligente romanzo d’avventura, nell’ennesima fantasia ero(t)ica. Ovviamente i lettori/trici più romantici possono spasimare sul dilemma della strega: seguire il proprio amore o mantenere i propri poteri e il proprio ruolo nella gerarchia di Estcarp?

I nemici ovviamente sanno che le streghe sono tali, perchè vergini e di conseguenza per Gorm, così come per Kolder, lo stupro è l’arma contro Estcarp; in tal senso correttamente la Norton inquadra la questione come un puro rapporto di potere, senza sentimentalismi – nonostante il romanzo sia del 1963 e non raggiunga i livelli di Game of Thrones, rimane crudo e violento.

«Ero una di Estcarp, donna della costa. Ora capisci? Sì, io avevo il Potere… fino a quando mi fu strappato nella sala, qui sotto, mentre gli uomini ridevano e acclamavano. Perché il dono è nostro — suggellato in noi donne — finché i nostri corpi rimangono inviolati. Per Verlaine ero solo un corpo di femmina, null’altro. Perciò persi ciò che mi faceva vivere e respirare… persi me stessa.»

Simon Tregarth è un’altra bella trovata.

Nel romanzo di fantascienza Timeline, il marine che accompagna gli archeologi nel Medioevo attraverso la macchina del tempo si porta dietro una granata, causando un immane disastro. In Aliens e in Avatar, i soldati di Cameron sono stupidi bruti, che immersi dentro a situazioni e ambienti nuovi, non sanno reagire che sparando e venendo divorati.

Andre Norton avrebbe potuto esordire con un protagonista già nato nell’universo di Estcarp, ma obbedendo a una lunga tradizione di eroi provenienti d’altri mondi di, Burroughsiana memoria (John Carter, tra i tanti…), sceglie come eroe un ex veterano senza problemi psichiatrici, pronto a combattere e pragmatico al punto da sapersi adattare a situazioni nuove. In tal senso, almeno in questo primo romanzo, la Norton è ancora legata all’old generation che aveva combattuto la “giusta guerra” contro i nazisti e i giapponesi: Simon sa come muoversi, sa quando combattere e non esita servirsi della pistola. Nessun romanticismo sulle armi da taglio: l’arma preferita di Simon è la “lanciadardi” e per ammissione stessa della voce narrante, non sa duellare con la spada.

Simon e Korin tendono a completarsi: il primo è un soldato, ma è meditabondo, prudente e acculturato; Korin è un guerriero uscito dritto dalla copertina di un pulp anni ’30, ascia (magica) alla mano e continua sete di sangue. In tal senso, Simon sembra giungere dai romanzi di fantascienza del periodo, mentre Korin chiaramente emerge dal fantasy: diversi generi, stessi anni.

Simon Tregarth è un terrestre e come tale è immune dalle leggi di Estcarp: a differenza dei maschi di quel mondo, può esercitare la magia come la casta delle streghe che lo governano. Man mano che Simon si rende conto dei poteri a sua disposizione, l’identico dilemma che attanaglia le streghe viene rovesciato nel protagonista maschile.

I portali dimensionali, un elemento che troverà poi larga diffusione non solo nei libri, quanto nei giochi e nei fumetti, trova nel Mondo delle Streghe una perfetta incarnazione:

«Come se fosse storia autentica?» l’interruppe Petronius. «Ah, ma chi può dire che cos’è storico e che cosa non lo è? Ogni parola del passato che giunge fino a noi è colorata ed influenzata dalla cultura, dai pregiudizi, persino dalle condizioni fisiche dello storico che la tramanda alle future generazioni. La tradizione genera la storia: e cos’è la tradizione se non orale? Lei stesso ha visto cambiare tutta la sua vita a causa di una testimonianza menzognera. Tuttavia, quella testimonianza è stata inserita nella documentazione, e adesso è diventata storia, per quanto falsa. Come si può affermare che questa storia sia leggendaria e che quell’altra sia autentica, e come se ne può avere la certezza? La storia viene fatta e registrata da esseri umani, ed è piena di tutti gli errori cui va soggetta la nostra specie. Vi sono frammenti di verità nella leggenda, e molte menzogne nella storia accettata. Lo so bene… perché il Seggio Periglioso esiste!

«Vi sono teorie della storia estranee a quelle convenzionali, che apprendiamo da bambini. Ha mai sentito parlare dei mondi alternati che possono derivare da decisioni fatidiche? In uno di questi mondi, colonnello Tregarth, forse lei non girò gli occhi dall’altra parte, quella notte a Berlino. In un altro, lei non mi ha incontrato un’ora fa, ed ha proseguito verso l’incontro con Sammy!» Il dottore si dondolò sui tacchi, come se fosse agitato dalla forza delle sue parole e della sua fede. E nonostante tutto, Simon si sentì contagiare un po’ da quell’ardente entusiasmo.

La spiegazione, a metà tra l’antropologia e la pseudo mitologia, trova in questo caso un paradigmatico riassunto nel discorso del dottor Petronius, imitato alla nausea in tantissimi film e produzioni di genere. C’è un vago eco dalle Cronache di Narnia, dall’idea dell’armadio come portale, alla descrizione che ne propone la Norton al momento del passaggio. Non credo tuttavia che la Norton fosse una lettrice accanita di Lewis e Tolkien, ma da quanto al momento ho letto rientra tranquillamente nel canone dello Sword&Sorcery.

Il mondo fantastico descritto dalla Norton non è giovane.

Sui personaggi e sulle ambientazioni aleggia sempre una palpabile aura di estrema decadenza: i mobili, i castelli, le armi e gli uomini stessi sono offuscati e antichi, totalmente rivolti all’indietro, a un passato tanto glorioso quanto lontano. La Norton descrive con pochi cenni una società sepolcrale, irrigidita dentro tradizioni millenari:

Le fortezze dove avevano cambiato i cavalli, avevano mangiato per poi proseguire, spinti da una necessità di affrettarsi che Simon non aveva capito. E alla fine erano giunti ad una città dalle torri rotonde, grigioverdi come il suolo in cui erano radicate sotto il sole pallido di un nuovo giorno: torri e mura ed altri edifici di una razza alta e fiera, dagli occhi scuri e dai capelli neri come i suoi; una razza di umani dal portamento regale che sembravano portare addosso uno strano peso d’antichità. Ma quand’erano entrati in Estcarp, Simon era così stravolto dalla stanchezza, così stordito dalle esigenze del suo corpo dolorante che ricordava solo poche immagini. E su tutte dominava la sensazione dell’antichità, di un passato così remoto che le torri e le mura avrebbero quasi potuto essere parte dell’ossatura montuosa di quel mondo. Aveva camminato per le vecchie città dell’Europa, aveva visto strade percorse un tempo dalle legioni romane. Eppure l’atmosfera aliena d’antichità che aleggiava in quel luogo era ancora più opprimente, e Simon doveva lottare contro quella sensazione per riordinare i fatti. Era stato alloggiato al centro della città, in una struttura massiccia che aveva la solennità di un tempio e la saldezza di un fortino. Ricordava appena l’ufficiale, Koris, che lo accompagnava in quella stanza e gli indicava il letto. E poi… più nulla.

Il passaggio ovviamente mostra anche i limiti della scrittura della Norton, specialmente nell’espressione “strano peso d’antichità”, troppo astratta per comunicare alcunché.

In linea generale la scrittura della Norton delinea un mondo originale, che resta tuttavia subordinato ai personaggi e alla storia: un risultato che inevitabilmente poneva il romanzo nello Young Adult, anche se con il pregio di catturare il lettore senza preamboli o ambizioni letterarie.

Il matriarcato – tutt’altro che ideale – di Estcarp trova nel romanzo un suo rovesciamento maschile nella società dei Falconieri. Una confraternita di guerrieri, che regna sulle montagne, ferocemente misogina. Il nome deriva dall’amore verso i falchi, che sanno addestrare per comunicare a distanza e avvistare dall’alto delle montagne eventuali nemici in avvicinamento. I Falconieri odiano ogni forma di magia e solo la minaccia dei Kolder impedisce loro di muovere guerra alle streghe.

WTCHWRLDTH1982«D’altra parte, i Falconieri hanno strani costumi, a loro cari quanto i costumi di Estcarp sono cari alle streghe. È un ordine guerriero, formato esclusivamente da maschi. Due volte l’anno, vengono prescelti giovani che si recano nei loro vari villaggi abitati dalle donne, per generare nuova prole, come gli stalloni vengono mandati al pascolo con le giumente. Ma i Falconieri non riconoscono né affetto, né simpatia, né eguaglianza tra uomini e donne. E non ammettono che una donna abbia altra funzione che partorire figli.»

Il nemico per eccellenza della Norton è la macchina.

I Kolder rimangono uomini, ma corrotti da una tecnologia che ha ormai soppiantato ogni loro istinto vitale. Si comportano e agiscono come una società ultra-razionalista degli anni ’30: il controllo, che sia mentale o chirurgico, è assoluto.

La tecnologia dei Kolder disumanizza tanto il loro popolo quanto i nemici: Korin e Simon si trovano a fronteggiare un nemico che uccide indiscriminatamente, che non segue le regole dell’onore e della pietà, che ricorda a un attonito Simon la Seconda Guerra Mondiale.

La critica letteraria ha individuato a questo proposito il riferimento alla guerra in Vietnam, ma almeno in questo primo romanzo non ho rintracciato citazioni evidenti. I Kolder utilizzano i computer, che sono per la Norton ancora fabbricati di silicio della grandezza di edifici interi e sembrano avere la stessa ossessione tecnofila per i dati e la compilazione automatica propria degli anni ’50/’60: si tratta tuttavia di descrizioni on passant, un materiale troppo esiguo per un’analisi approfondita. Come Howard e i grandi maestri del Fantasy, la Norton preferisce delineare un’ambientazione con zone grigie e ambiguità, senza dare chiare risposte:

Simon ripose lo strano congegno in una sacca. Al Nido, era rimasto molto colpito dai mezzi di comunicazione portati dai veri falconi. Un meccanismo così delicato ed avanzato era fuori posto nella fortezza feudale di coloro che l’usavano. Ed i sistemi d’illuminazione e di riscaldamento di Estcarp, o degli edifici di Forte Sulcar, o la fonte d’energia con cui Osberic aveva fatto saltare la cittadella? Erano tutte vestigia di una civiltà più antica che era svanita lasciando solo le tracce di poche invenzioni? Oppure… erano innesti provenienti da un’altra origine? Simon fissava il sentiero, ma i suoi pensieri inseguivano quell’enigma.

In questo modo Il Mondo delle Streghe resta aperto a interpretazioni e francamente più interessante che fornire ogni risposta immediatamente.

Stando al catalogo Vegetti, la prima edizione italiana del Mondo delle Streghe risale al 1964, con la Ponzoni Editore. La traduzione sembra piuttosto fedele al testo, nonostante la ricerca di aulicismi estranei all’autrice: “Autentica gaiezza”, ad esempio, una resa dei dialoghi legnosa e una certa resa artificiosa del narrato originario. Generalmente nel testo originale la Norton è un’autrice molto più alla mano che nella versione italiana, un dato che darebbe di che riflettere, se si considera come in America è considerata un’autrice formativa per eccellenza.

Zeno Saracino