IL MAGO DI ESCORE (Warlock of the Witch World, 1967) di Andre Norton: un percorso iniziatico alla magia

ZENO SARACINOWRLCKFTHWC0000Il Mondo delle Streghe rimane tutt’ora tra le serie di maggiore successo di Andre Norton e con ogni probabilità tra le più longeve, grazie all’intuizione avanti con i tempi di condividere il suo universo con altre scrittrici/tori interessati a contribuire.

Il regno di Estcarp è un matriarcato feudale dove l’élite, le Donne di Potere, governano grazie alla magia una società da tempo caduta in profonda decadenza. I primi due libri, Il Mondo delle Streghe e Il Segreto del Mondo delle Streghe, seguivano le avventure di Simon Tregarth, un umano dalla Terra sposatosi con una strega, Jaelithe, e salvatore di Estcarp contro la minaccia dei Kolder, alieni tecnologicamente avanzati provenienti da un’altra dimensione. Il terzo libro, Tre contro il Mondo delle Streghe, narrava invece la disperata fuga dei tre gemelli figli della coppia, ricercati dalle Donne di Potere. L’unione tra un uomo della Terra, quale Simon, e una strega da Estcarp, quale Jaelithe, aveva prodotto tre trigemini capaci di comunicare a distanza telepaticamente e in grado di possedere capacità magiche, per quanto rudimentali. Mentre nel Witch World la magia è propria solo delle donne vergini, nel caso dei tre figli la magia si è trasmessa per via ereditaria e la stessa Jaelithe scopre che non ha affatto perso i suoi poteri come temeva.

I tre gemelli rappresentano ciascuno l’eccellenza di un dato campo del sapere.

Kyllan è un giovane uomo di buona volontà, sebbene non molto intelligente. Bravo con le armi, coraggioso, a suo agio con gli animali: un soldato nato.

Kemoc, in seguito un infortunio che l’ha lasciato con una mano mutilata, si è dedicato agli studi. E’ un uomo di profonda intelligenza, che ha raffinato i suoi poteri magici in seguito ad anni e anni di studio solitario nelle arti occulte.

imageKaththea è una giovane donna ansiosa di dimostrarsi utile tanto quanto i suoi fratelli, tra i tre gemelli la più versata nelle arti magiche.

Quando i genitori scompaiono, i tre gemelli vengono costretti ad arrangiarsi da soli: Kyllan entra nell’esercito impegnato nelle continue guerre di confine contro i (tanti) nemici di Estcarp, mentre Kemoc s’impegna nell’equivalente fantasy degli studi universitari. Kaththea, infine, è costretta a entrare al servizio delle Streghe.

Nel primo romanzo, Tre contro il Mondo delle Streghe, Kyllan e Kemoc liberano Kaththea e fuggono a oriente, verso terre considerate inabitabili e pericolose dagli abitanti di Estcarp. Qui i tre gemelli scoprono come le streghe, secoli prima, abbiano di proposito spostato le montagne e lasciato nella rovina e nel caos le terre di Escore, infatti descritte come una wasteland post atomica che alterna strane creature a luoghi infestati di magia nera. I tre gemelli vengono così arruolati tra le forze magiche del “bene”, ovvero il Popolo Verde, guidato dalla Signora dei Verdi Silenzi, Dahuan.

Nel secondo romanzo, noto in Italia come Il mago di Escore, all’interno della duologia I Maghi di Estcarp, il protagonista è Kemoc. Sotto la guida di Dahuan si sta tenendo un concilio di guerra per combattere le forze del male e Kemoc viene inviato come ambasciatore presso i Krogan, una sorta di uomini pesce dalla civiltà tribale. La missione fallisce – la razza anfibia è isolazionista – ma Kemoc giunge a conoscere Orsya, una donna della tribù, che diverrà un fondamentale aiuto nel corso della storia. Kaththea nel frattempo ha conosciuto durante il concilio un mago, Dinzil, che ha promesso di poterle insegnare la magia ben oltre i poteri delle stesse streghe di Estcarp.

WRLCKFTHWT0000Kemoc sospetta il peggio da Dinzil già dal loro primo, viscido incontro:

Dopo quello strano alleato c’era altri quattro di aspetto più umano. Erano — a quanto c’era stato detto prima del loro arrivo — discendenti della Vecchia Razza che erano fuggiti molto tempo prima tra le colline, ed erano riusciti a sopravvivere creandosi piccole isole di sicurezza. Tra loro spiccava un uomo alto dal volto scuro tipico del vero sangue. Aveva l’aspetto di un giovane, ma questo poteva essere ingannevole, poiché quelli della Vecchia Razza non presentano segni d’invecchiamento fino a poche settimane prima della morte… se pure qualcuno riesce a invecchiare, come era avvenuto di rado in quegli ultimi anni. Era bello ed aveva modi cortesi.

E io lo odiavo.

… e i suoi sospetti si rivelano fondati quando Dinzil sparisce con Kaththea, costringendo Kemoc a un estenuante inseguimento che diverrà a sua volta un vero e proprio iter di apprendista stregone.

Le vicissitudini dei trigemini costituiscono dunque una trilogia interna alla serie di Witch World, narrata seguendo il punto di vista di ciascun gemello, uno per libro, a partire da Kyllan nel primo, Kemoc nel secondo e Kaththea nel terzo. La situazione delle traduzioni italiane tra gli anni ’80 e ’90 complica la situazione notevolmente: i primi tre libri della serie sono facilmente reperibili dall’usato in seguito alla ripubblicazione del 1990 con Urania Fantasy, mentre il quarto e il quinto – cioè il secondo e il terzo della trilogia “interna” – ricevettero un’unica pubblicazione nel 1979 con la Libra, sotto il titolo onnicomprensivo de I Maghi di Estcarp (I Classici della Fantascienza). Tutte le traduzioni finora incontrate, siano del 1980 che del 1990, soffrono di un’eccessiva ricerca di termini astratti ed eruditi, diluendo al contrario la naturale immediatezza della scrittura nortoniana.

WRLCKFTHWT1988Se questa è una particolarità su cui possiamo soprassedere – almeno l’italianizzazione di nomi e luoghi si è misericordiosamente limitata a pochi termini – molto più irritante è come la ristampa nel 1990 accuratamente eviti in ogni modo di dare indicazioni al lettore su Andre Norton e sulla saga, presentando i diversi volumetti come slegati tra loro. Se infatti primi due romanzi sono effettivamente leggibili separatamente, nel caso in questione la trilogia dei Tre va considerata come un tutt’uno e conviene acquistarla e/o trovarla scannerizzata online nella sua interezza.

I libri della Norton hanno sempre avuto questa capacità più unica che rara d’imbastire trame estremamente ingarbugliate, dove i personaggi corrono, cadono e si rialzano all’interno di una girandola di avventure più o meno frenetiche. Se ciò mantiene alta l’attenzione del lettore e si presta al formato di romanzo breve di molti dei lavori dell’autrice, dall’altro rende singolarmente difficile descrivere di cosa “parla” quel dato romanzo, quella data serie. Il mago di Escore non smentisce questa tendenza, con un Kemoc continuamente in corsa da una parte all’altra di Estcarp.

L’ovvio risultato è che si ricordano i personaggi, si ricordano le creature e i mostri, ma non le trame.

Se questo sia un difetto dell’autrice, è un giudizio che spetta al lettore. Nel caso di Warlock of the Witch World francamente ci si smarrisce nell’azione e non ci si riesce più a raccapezzare su cosa stia facendo il personaggio, come, perchè… si perde il filo della narrazione.

La storia di Kemoc è una storia di formazione.

NGRFFDRSCH1978E’ un giovane, che si considera (lo è) intelligente e ben versato nelle scienze, ma che sa poco sul mondo e su come funziona. Il romanzo assume allora le caratteristiche di un romanzo di crescita personale, all’interno a sua volta di un durissimo apprendistato per diventare mago. In seguito al suo uso della magia in battaglia – suo malgrado, scaturito di puro istinto – Kemoc deve scoprire come raffinare e controllare i suoi poteri. Tuttavia la magia è qui una facoltà che va al di là della semplice conoscenza e che non segue alcuna “regola” o rituale preciso: si tratta di un apprendere dall’esperienza, tramite insegnamenti sibillini, sperimentazioni e continui errori. La definirei una magia intesa nel senso esoterico del termine: una sapienza occulta quanto più lontana dalla magia della Rowling – regole e formule più o meno affidabili – o della magia “naturale”, nello stile dei neopagani, dei revival celtici e della Wikka. Kemoc allo scopo di diventare mago intraprende un percorso iniziatico, dove l’unico, autentico insegnamento è il consiglio di Orsya, la Krogan:

“Ciò che appare orrendo può essere innocuo. Non fidarti della tua vista.”

Troviamo qui configurato un percorso iniziatico, con le sue tappe, le sue “soglie” e così via…

Quest’elemento quasi esoterico si fonde indelebilmente con il tono weird, nelle descrizioni e negli eventi, del romanzo. Se confrontato con i primi due libri della serie, questo Warlock of the Witch World è il romanzo più weird e surreale della Norton e tra i più weird che abbia mai letto. Weird proprio nel suo senso più letterale, cioè di strano, bizzarro. Ancora una volta, se questo deponga o meno a favore della Norton, lo lascio al lettore. Io trovo che l’autrice scriva al suo meglio quando infonde nella storia un sano realismo terra-terra, piuttosto che quando riempie la trama di elementi simbolico-fantastici. Il mago di Escore in tal senso è un romanzo in solitaria, dove Kemoc parla raramente con altri esseri umani, dove il suo maggior contatto è Orsya e dove le “prove” e gli scontri si succedono come livelli di un videogioco. Ad esempio, tutto l’ultimo terzo del romanzo è ambientato nella Torre Tenebrosa, dove Kemoc ha finalmente trovato Dinzil. La Torre è un dungeon sotto Lsd, un intrico di tunnel, gallerie e stanze con trabocchetti ed enigmi. E’ straniante come la società di Estcarp, con le sue relazioni politiche ed economiche, scompaia totalmente, a favore invece di un purissimo dungeon crawling.

WRLCKFTHWT1970Le stesse terre al di là di quelle montagne spostate dagli incantesimi di Estcarp appaiono lontane dall’atmosfera medievale e celtica di Estcarp. A tutti gli effetti, quanto la Norton descrive è lo stesso panorama di Star Man’s Son, solo con una coloritura fantasy.

I mostri vengono descritti curiosamente simili ai mutanti del dopo bomba, le rovine e i circoli di pietre di una precedente civiltà richiamano esplicitamente le rovine post atomiche e nel corso della narrazione arriviamo ad apprendere come le diverse razze antropomorfe derivino dagli umani. All’origine, erano cavie da laboratorio nate da madri umane, come per i Krogan, ad esempio:

I Krogan, dai quali ci stavamo recando, erano un’altra razza nata dagli esperimenti dei Grandi. Inizialmente umani, volontari tra gli sperimentatori, erano stati mutati e modificati, diventando abitatori dell’acqua, sebbene fossero in grado di resistere per vari periodi di tempo anche al di fuori dell’ambiente equoreo. Tuttavia, durante la devastazione di Escore, si erano ritirati nel profondo per sicurezza, e adesso si vedevano di rado a riva. Talvolta abitavano le isole nei laghi, e di tanto in tanto risalivano sulle sponde dei fiumi.

Un dettaglio non da poco, questa nota a piè di pagina, quest’accenno di worldbuilding.

Quante volte infatti si è lodato Terry Brooks per la sua geniale intuizione di ambientare Shannara nelle rovine post atomiche di un mondo in seguito evolutosi nel fantasy?

E cosa fa qui la Norton, vent’anni in anticipo?

Esattamente la stessa cosa, precorrendo perfettamente la fortunata serie di Brooks.

Se non fosse così poco conosciuta e se il fantasy non fosse così disprezzato dal mainstream, la Andre Norton sarebbe la scrittrice perfetta con la quale punzecchiare i lettori frettolosi.

BKTG12724Classico esempio: la Andre Norton è una donna e come tale scriverà per forza usando protagoniste femminili. Falso, finora di tutti e cinque i romanzi recensiti su Heroic Fantasy Italia, tutti e cinque hanno protagonisti maschili. E non c’è traccia di affari romantici, di avventure amorose, anzi predomina un realismo piuttosto crudo. Va bene, dirà allora il lettore frettoloso, allora la Norton riflette gli anni ’50 e ’60 e l’arretratezza culturale di quegli anni… Falso, doppiamente: se si analizzano i suoi lavori, in realtà la Norton descrive e fa interagire personaggi femminili a tutto tondo, tridimensionali e credibili. Si consideri questo quarto romanzo: Kemoc è sì il protagonista, ma nell’economia della storia è continuamente spinto nella sua azione dalla ricerca di Kaththea e nella sua quest è affiancato e aiutato da Orsya. La donna Krogan non è solo un comprimario, ma una partner che supera Kemoc tanto nelle abilità manuali quanto nelle conoscenze magiche: dall’orientamento al risolvimento di enigmi, è Orsya il “motore” della storia. Il protagonista è maschile, ma trova la sua stabilità e la sua maturazione attraverso la superiore guida di due donne in entrambi i casi molto più mature e sagge, che siano Orsya con Kemoc, o Kyllan con Dahuan.

In tal senso si può comprendere la follia di etichettare e scartare diversi romanzi solo sulla base dell’etnicità o del sesso dei protagonisti, senza darsi la pena di approfondire trama e contesto. La Norton, senza darle meriti di capolavoro, rimane una scrittrice molto più raffinata nei capovolgimenti di ruoli di quanto gliene se dia credito.

Zeno Saracino