IL DESTINO DELLA SPOSA di Lorenzo Davia

22685029_10203819124394447_522002663_nCopertina realizzata dall’artista Gino Carosini

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IL DESTINO DELLA SPOSA

di Lorenzo Davia

I
La vedetta, distesa tra le rocce più sopra, fece con la mano cenno di salire.

Butros la Guida guardò Usama: la precedenza andava sempre al capo. Ma il bandito gli indicò con un cenno della testa la parete rocciosa alla base della quale si erano fermati.

Butros si arrampicò sulla dura e polverosa pietra rossastra. Raggiunse la vedetta, si accucciò e si voltò per aiutare Usama.

Il capo dei banditi sdegnò la mano che gli veniva offerta, si issò sulla piattaforma di roccia e insieme strisciarono fino al bordo.

Sotto di loro un salto di un centinaio di qasab terminava in altre pietre e sabbia.

Poco lontano, una carovana attraversava la gola.

Portando la mano per proteggersi gli occhi dal sole, Butros distinse una serie di guardie armate di lancia montate su cammelli, donne velate che cavalcavano asini, e un takhteravan portato da quattro cammelli. Chiudeva la carovana una fila di asini, lenti sotto il peso delle sacche e delle casse caricate, spinti a scudisciate da servi a piedi.

– È strano – feci notare. – Una carovana di sole donne?

– Una sposa, – tagliò corto Usama, – che vuole raggiungere il futuro marito alla Città Santa.

– Ma la Città Santa non è da quella parte.

– E allora dove stanno andando?

– Non lo so, quella pista conduce al deserto. Al nulla.

Usama fece spallucce.

– Che importa! Hai visto quegli asini o sei cieco? Sono pieni di merce. Di sicuro c’è una dote. Per non dire delle donne del seguito.

La sua bocca si aprì in un sorriso cattivo e lussurioso prima di aggiungere: – E la sposa deve essere molto bella. Vorrò fare la sua conoscenza.

– Hanno anche una scorta.

Il capo dei banditi mi guardò sprezzante: – Non saranno un problema. Di sicuro dei sfigati assoldati in qualche villaggio durante il pellegrinaggio. Dimmi, guida, dov’è il posto migliore per tendere loro un agguato?

Butros al-Murshid conosceva quei deserti roccia per roccia, duna per duna, e metteva questa sua conoscenza al servizio dei briganti. Era l’unico motivo per il quale non lo avevano già ucciso.

E dopotutto, che male c’era a derubare ricchi ipocriti durante il loro pellegrinaggio?

– Questa sera, poco prima del tramonto, saranno in un tratto della gola dove le pareti sono più basse e frastagliate.

– Nascondigli?

– Quanti ne vuoi, e nemmeno si accorgeranno dei tuoi uomini fino a quando sarai loro addosso.

– Scendo ad avvisare i miei.

Usuma si allontanò strisciando. Butros rimase a guardare la carovana.

II

La Guida di solito non partecipava agli attacchi. Si limitava a indicare i luoghi migliori dove tendere gli agguati e le vie di fuga; suggeriva a Usama i luoghi dove i predoni si potevano radunare nel caso si fossero separati inseguendo qualche fuggitivo e i sentieri meno sorvegliati per ritornare alla base dei banditi.

Qualche volta Usama gli ordinava di seguirlo: e Butros era in dubbio se facesse così perché non si fidasse di lui, e volesse tenerlo vicino per poterlo uccidere liberamente, a seconda del suo estro, oppure perché la Guida era quello che gli avrebbe permesso la più rapida fuga in caso di ritirata, facendo perdere le loro tracce tra le montagne sassose.

Questa volta chiese lui di essere presente. Usama lo squadrò sospettoso.

– Non pensare che solo perché partecipi all’assalto ti meriti una parte maggiore del bottino. Ti paghiamo per fare la guida, al-Murshid, non per combattere. Per questo bastiamo io e i miei uomini.

I banditi risero, scossero la testa e continuarono ad affilare le lame.

– Ogni tanto fa bene vedere un po’ di azione – disse Butros. In realtà era incuriosito da questa carovana di sole donne dirette al nulla del deserto. E dalla sposa nel takhteravan.

Sempre che di una sposa si trattasse.

I banditi si nascosero dietro i massi più grossi, dentro i crepacci più bui.

Butros rimase nascosto assieme a tre predoni dietro una roccia, immobile nell’ombra della gola finché non si alzò il richiamo della tortora.

Senza urla e senza rumore, gli arcieri tra i banditi uscirono dalle loro tane e iniziarono a bersagliare la scorta della carovana, uccidendo alcune guardie.

Prima che i superstiti potessero organizzarsi i banditi calarono su di loro con le scimitarre, i saif, i nimcha. Butros seguì i tre predoni che si aprivano la strada tra le guardie della scorta.

Visti da vicino i soldati della scorta non erano i pezzenti che molto spesso accompagnavano le carovane. Erano equipaggiati con piccoli scudi sui quali erano dipinti degli stemmi e i loro kufiyya avevano lo stesso colore. E sembravano addirittura professionisti: non urlarono di paura e non persero tempo a dare o ricevere ordini: alcuni scesero da cammello per creare una linea di difesa, mentre gli altri partirono alla carica contro i predoni.

Il bandito davanti a lui fu decapitato dalla spada della guardia, Butros si lanciò di lato per evitare di essere travolto dalla bestia. Il soldato girò il cammello e caricò di nuovo, ma i due banditi superstiti sventrarono il cammello facendolo volare al suolo davanti alla Guida.

L’uomo della scorta balzò subito in piedi e sollevò la spada per colpire Butros, ma uno dei predoni lo attaccò alle spalle e lo trafisse con la sua scimitarra.

Il soldato cadde senza emettere un suono.

Butros sollevò lo scudo del morto e studiò lo stemma. Rappresentava una strana creatura marina piena di tentacoli e di ali. Lasciò cadere lo scudo e si concentrò sulla battaglia.

Per quanto ben organizzati, le guardie della scorta poco potevano contro la ferocia e la determinazione dei banditi. In breve furono tutti uccisi e i predoni poterono sgozzare i servi, picchiare le donne, e iniziare a portare via il bottino.

Butros puntò al takhteravan. Questi era una pedana portata sulla groppa da quattro cammelli, sulla quale era eretta un tenda color cremisi.

La Guida sollevò i lembi della tenda e, coltello in mano, entrò.

La ragazza all’interno alzò gli occhi su di lui. Non mostrò paura, non gridò, non tentò di aggredirlo. Rimase seduta a gambe incrociate sul tappetto a fissarlo. Nei suoi occhi Butros lesse curiosità e sollievo.

Aveva i capelli neri liberi e sciolti sulle sue spalle. Indossava una camicia di seta bianca e un paio di pantaloni serwal. Non era armata.

La Guida le si avvicinò nello stretto spazio della tenda.

– Siete qui per salvarmi?

– Salvarti da cosa, ragazza?

Lei aprì la bocca ma prima che potesse rispondere una voce la interruppe.

– Ah, eccoti qua, al-Murshid!

Era Usama, che teneva sollevato un lembo della tenda con la sinistra mentre con la destra puntava la scimitarra all’interno.

La puntava verso Butros o verso la ragazza?

Butros si allontanò dalla ragazza facendo spazio a Usama, che entrò nel takhteravan. Ora che erano in tre lo spazio era proprio ridotto, e Usama, la spada abbassata, stava a un palmo di mano da Butros, che poteva sentire il suo fetido alito.

Il capo dei banditi guardò la donna con occhi pieni di lussuria. A stento distolse gli occhi per fissarli sulla Guida. Butros sapeva che doveva dire qualcosa, e stare molto attento a quello che diceva, altrimenti Usama lo avrebbe ucciso all’istante.

– Volevo assicurarmi che la ragazza stesse bene, Usama.

Il capo prima guardò la ragazza, che seguiva la scena con disinteresse, eppoi di nuovo Butros.

Sorrise, mostrando i suoi denti marci. Afferrò la ragazza e la lanciò fuori dalla tenda.

– Prendi tutto quello che c’è di valore qua dentro e raggiungici fuori.

Lasciato solo, Butros aprì le sacche presenti nel takhteravan. Indumenti femminili eleganti, qualche cianfrusaglia ma niente di valore.

Le donne della carovana si erano arrese senza reagire, e con i loro burqa rossi ancora addosso formavano un gruppo compatto di una decina di persone, tenuto sott’occhio da un paio di predoni.

Butros non le sentì parlare, piangere o supplicare.

La ragazza, alla quale qualcuno aveva avvolto la testa in uno scialle, era stata messa assieme alle altre donne, ma lei se ne teneva in disparte: prigioniera sì, ma qualcosa la separava dalle altre.

La Guida si chiese che relazione c’era tra la ragazza e le donne. Nessuna di loro sembrava curarsi della ragazza. Non aveva una madre, una sorella, una cugina che l’accompagnasse alle nozze?

Butros dubitò ancora di più che quella ragazza fosse una sposa.

III

Come evitava gli assalti, così Butros cercava di evitare sempre la spartizione del bottino.

La base dei banditi era dentro delle grotte nascoste tra le gole di quella zona rocciosa. C’erano aperture che portavano la luce e l’aria, ampie caverne che fungevano da magazzini, buchi dove tenere prigioniere le donne catturate, passaggi e spazi più piccoli dove Usama e i banditi più coraggiosi e violenti potevano avere delle stanze private.

Usama scoppiò ridere quando lo vide entrare nella caverna dove il capo chiamava a riunione i suoi uomini.

– Al-Murshid! La nostra guida è forse venuto a reclamare una parte del bottino?

Butros si guardò attorno. Su una pedana rialzata c’era un’ampia poltrona sulla quale era seduto il capobanda. I banditi erano seduti su pregiati tappeti insozzati dall’unto e dal sangue. Addentavano l’aysh abu laham portato loro dalle schiave nude e tracannavano l’arak preso da qualche carovana di mercanti.

– Sono venuto per il cibo, per l’arak e per la compagnia – disse Butros con un ghigno.

Con un cenno del capo Usama gli fece cenno di accomodarsi: era un ordine a sedersi e stare zitto.

Butros trovò posto tra un gruppetto di turchi dai baffi tanto lunghi quanto la lista di gente che avevano ammazzato.

I banditi portarono le prigioniere e le fecero sedere in un angolo della caverna. Le donne avevano ancora i loro veli – per ordine del capo dovevano essere svelate davanti a tutti, così che nessuno avesse da ridire sulla distribuzione delle donne. Alla ragazza del takhteravan era stato dato un lurido hijab che contrastava con la pulizia del resto dei suoi indumenti.

Ma erano forse le donne il bottino più importante? Quel dubbio primato spettava alle mercanzie sottratte alla carovana.

Bisacce di gioielli d’argento, barili d’olio, sacchi di spezie e bauli di stoffe furono aperti davanti al capo, che stabilì cosa si sarebbe venduto ai mercanti e cosa si sarebbe spartito subito tra i membri della banda.

Butros, seduto sul tappeto in mezzo ai predoni che ridevano, mangiavano, scherzavano, bevevano e discutevano, notò che Usama gettava delle occhiate distratte alle merci ed era molto più interessato alla ragazza seduta vicino alle donne velate.

Scoppiò una rissa tra due predoni per il possesso di una collana di perle. Di solito a Usama piaceva assistere ai duelli tra i suoi, sopratutto se finivano nel sangue, ma questa volta impugnò la sua scimitarra e l’alzò in modo che tutti la vedessero.

C’era forse qualcuno che voleva sfidare la sua autorità?

I due predoni si bloccarono, le lame pronte a bere il sangue l’uno dell’altro.

Il capo assegnò la collana a uno dei due, che si inginocchiò per ringraziarlo. L’altro, rimasto a mani vuote, capì comunque che non era il caso di protestare, e si allontanò in fondo alla caverna.

Le mercanzie di valore furono tutte divise. Ora toccava alle mercanzie meno pregiate.

Usama fece un cenno e due predoni presero la ragazza e la portarono al centro della caverna.

– Questa – disse – La vuole qualcuno?

Gli uomini scoppiarono a ridere: nessuno metteva in dubbio che quella ragazza fosse sua.

– Bene – disse poi – potete portarla nel mio harem.

Butros si alzò in piedi e si portò al centro della caverna. Tutti i banditi ammutolirono.

– Butros – sbraitò Usama – vuoi forse avanzare pretese sul bottino?

Butros sorrise.

– No, Usama, ma prima che tu porti il tuo bottino nel tuo harem, vorrei fare qualche domanda alla tua ragazza.

Usama parve indeciso se questa fosse un’offesa o meno nei suoi confronti.

– Abbiamo un bottino di donne da dividere, perché dovremmo perdere tempo con la tua curiosità? Prendi la ragazza e mettiti qua in disparte, dove vi posso vedere, e chiedile quello che vuoi.

Butros fece un inchino al capo e con un cenno indicò alla ragazza di seguirlo a un tappeto steso a lato della pedana di Usama.

La ragazza lo seguì senza dire niente.

– Come ti chiami e da dove vieni?

– Mi chiamo Kidist. – disse guardando preoccupata il gruppo di donne catturate. – Sono nata nel tempio di Kôr dove sono stata allevata dai monaci.

Un predone afferrarò la prima delle prigioniere velate e la trascinò al centro della caverna. La ragazza deglutì. La preoccupazione era stata sostituita dalla paura.

– Dove stavate andando? – insistè Butros.

– Mi stavano portando a Iram dhāt al-ʿimād, Iram delle Colonne, dove sarei dovuta andare in sacrificio al Grande Antico. – rispose Kidist senza distogliere gli occhi dalla donna velata. La sua puara era stata sostitutita dal terrore.

Butros portò la mano al manico del coltello, pronto a scattare.

Il predone afferrò il burqa della donna e glielo strappò di dosso.

Al posto della testa c’era un collo segmentato simile a un verme gigante. Il collo terminava in una serie di denti affillati. La creatura allungò il collo e lo calò sul predone, staccandogli con un morso la testa e inghiottendola con un rumore di risucchio.

IV

Tutti, banditi, schiave, Butros e Usama rimasero in silenzio increduli, mentre la creatura sgranocchiava il teschio e il corpo decapitato piombava al suolo schizzando di sangue le preziose mercanzie.

Poi le altre donne velate si tolsero i loro i burqa.

– Ghoul! – urlò qualcuno.

I banditi balzarono in piedi sguainando le spade. I mostri si avventarono su di loro.

Butros guardò paralizzato dal terrore come il mostro svelato per primo, e più vicino a loro, si dirigesse verso di lui. Kidist gli si strinse al braccio tremante.

Due predoni attaccarono il mostro. Il primo non riuscì a colpire il lungo collo della creatura, che lo morse sulla spalla e lo gettò in aria. Il secondo affondò il suo pulwar nel corpo del mostro. Non uscì sangue. La creatura si voltò, strappò la spada dalle mani del predone e la estrasse dal proprio corpo. Calò un fendente che sbudellò l’uomo.

Il mostro ora, armato di pulwar e con la bocca dai denti acuminati spalancata, caricò verso Butros e Kidist.

Butros sentì la donna che lo trascinava via e riprese il controllo di se stesso. Ma era troppo tardi. Il mostro era su di loro e alzò la spada per colpire la Guida.

Un barile di olio colpì il mostro facendolo cadere al suolo.

– Da questa parte – urlò Usama. Butros lo vide sollevare un altro barile e lanciarlo a un secondo mostro che si stava avvicinando.

Dietro la poltrona c’era un passaggio. Usama vi spinse la donna e disse a Butros: – Tu vai ad aiutare i nostri compagni.

La Guida si voltò: corpi decapitati di banditi e schiave giacevano sui tappeti della caverna. Pochi superstiti si erano radunati in un angolo, circondati dai mostri. Terrorizzati, puntavano le scimitarre contro le creature e usavano le schiave urlanti come scudi.

Butros scosse la testa e seguì Usama e Kidist nel corridoio.

Poco più avanti, trovò Usama che teneva la ragazza ferma contro una parete con un braccio mentre le puntava un janbiya alla gola. Il capo degli ormai pochi predoni fissava Kidist con ira. Il coltello aveva iniziato a penetrare nella pelle e un rivoletto di sangue le colava lungo la gola.

Butros sapeva che doveva stare attento a cosa dire.

– Usama, – disse con aria sprezzante, – prima salvi la ragazza e ora vuoi ucciderla? Puoi deciderti?

Usama gli rispose senza neanche guardarlo.

– Non dovevi aiutare gli altri nella caverna? Perché mi hai seguito?

Le urla in fondo al corridoio cessarono. Rimase solo un tramestio di passi leggeri sulla roccia delle caverne.

– Non è rimasto più nessuno. Dobbiamo fuggire da qui.

– La ragazza – sbraitò Usama. – La ragazza era con loro. La ragazza può essere una di loro!

– Non mi sembra che somigli a un mostro, Usama. Penso fosse loro prigioniera. Vero, Kidist?

La ragazza fece un cenno di assenso, anche se questo le costò ferirsi ancora di più sul janbiya di Usama.

– Lasciala in vita. Potrebbe aiutarci a fuggire ai mostri, visto che li conosce.

Le sagome vermiformi dei lunghi colli dei mostri si stagliarono all’ingresso del passaggio.

– Però deciditi in fretta, capo, che quei ghoul ci sono alle costole.

Usama spinse la donna lungo il passaggio e puntò il coltello a Butros.

– Al-Murshid, portaci lontano da qui. Ora!

Corremmo per il corridoio, ci infilammo per un passaggio segreto che conosceva solo Usama e raggiungemmo la caverna usata come stalla.

Un paio di lampade a olio non bastavano a illuminare l’ambiente. Di solito i predoni tenevano l’illuminazione al minimo per non rivelare la loro posizione.

Butros afferrò una delle lampade e la tenne di fronte a se mentre guidava gli altri due nelle stalle.

I cammelli e i cavalli erano nervosi. Ma restavano immobili e silenziosi.

Butros puntò a dei cammelli ancora bardati, che erano appartenuti alla guardia della carovana. Il cammello seduto più vicino a loro li guardò privo di espressione.

Poi la bestia ragliò. Butros si bloccò di colpo. Il cammello tentò di alzarsi ma non ci riuscì. Poi il corpo della bestia iniziò a sgonfiarsi. Il cammello bramì di dolore, poi rimase zitto e abbatté la testa al suolo. Ora del cammello era rimasta solo la pelle sgonfia. Dietro a esse si alzò uno dei ghoul, la bocca dentata che ancora risucchiava.

Usama lo afferrò per le spalle e lo trascinò via. Scapparono per altri passaggi per le rocce, finché tramite un altro passaggio segreto sbucammo nel deserto notturno.

V

– Dovresti conoscere tutti i sentieri nascosti di queste montagne! – ringhiò Usama.

– Infatti li conosco. – ribatté Butros.

– Beh, li conoscono anche quei ghoul.

Butros si voltò. Alla luce del sole mattutino quel lato delle colline era immerso nel sole e mostrava una fila di rosse figure velate che li seguiva a piedi, lungo diverse ghalva più indietro sul sentiero che portava ai valichi a ovest.

– Sono costretti a camminare, e sono più lenti di noi.

– A meno che ci aspettino dall’altra parte.

– Passato il valico scenderemo verso Al-Khalam. Hai detto che lì hai degli amici.

– Gli amici tendono a sparire, quando ci sono di mezzo i ghoul.

– Tendono a morire. – disse Butros.

Usama si fermò.

– Tu perché sei rimasto ad aiutarci? Potevi sparire nel deserto quando volevi.

Butros si fermò a sua volta. Si guardò indietro. Kidist, non abituata alle marce nel deserto, rimaneva sempre indietro.

Usama guardò prima la ragazza poi la guida.

– Lei resta il mio bottino. E intendo tenermelo nonostante quei mostri.

– Ti sei proprio innamorato.

– E non mi piace come la guardi. Sono sempre il tuo capo, quindi se non stai attento a quello che dici ti ammazzo.

– Rischiando di perderti?

Invece di rispondere Usama gli fece cenno di continuare a salire.

Butros guardò verso l’alto. Rosse figure incappucciate erano apparse in cima al sentiero, dove questi spariva tra le cime delle colline.

Usama bestemmiò. Kidist arrivò col fiatone, vide le figure davanti a loro e cadde al suolo.

– Sono esausta, lasciatemi qua. Se mi consegnate, forse vi faranno morire senza soffrire troppo.

Usama afferrò un braccio della ragazza e la tirò su con la forza.

Butros si avvicinò ai due.

– Cosa vuoi, morire per mano di un demone?

– È quello per cui sono nata. È il mio destino.

– E ti piace come destino?

La donna abbassò gli occhi.

– Butros, e adesso? – chiese Usama.

– Tagliamo di qua. – disse la Guida indicando una cresta alla loro destra.

– Ma non c’è alcun sentiero.

– Ce la faremo senza.

Si arrampicarono su per la parete rocciosa, aggrappandosi alle rocce e agli arbusti. Giunsero in cima. Davanti a loro c’era un burrone. Si potevano vedere le valli e le colline, e oltre il deserto.

– È un vicolo cieco. – disse Usama. – Perché ci hai portati qui?

Butros indicò delle rocce poco più a nord lungo la cresta.

– Laggiù c’è un passaggio.

Appena lo disse, da dietro quelle rocce sbucarono altre figure velate.

Usama sfoderò il janbiya

– Sono dappertutto!

Li avevano circondati. Usama afferrò la ragazza e la spinse verso i mostri.

Butros gli si parò davanti.

– Cosa stai facendo?

– Vogliono la ragazza, diamogliela!

– Hai fatto tutta questa strada per salvarla, e adesso gliela consegni?

– Perché appena adesso la mia vita è veramente in pericolo. La ragazza è bella, e dopo essermi divertiti mi avrebbe fatto guadagnare bene, ma preferisco liberarmene piuttosto che morire per colpa sua. E tu, vuoi mica fermarmi?

Butros si abbassò per evitare un fendente del predone. Gli molò un calcio alle ginocchia e lo fece rotolare giù per il pendio.

Il predone finì la sua corsa contro le gambe dei mostri velati.

Si alzò in ginocchio, pronto per scattare, ma un lungo collo si abbatté sulla sua testa. La bocca gli coprì mezza testa. Ci fu rumore di ossa rotte e di risucchio.

Usama non urlò. Roteò gli occhi mentre il cervello gli veniva succhiato via. Ci fu un altro rumore di ossa che si spezzavano e gli occhi vennero risucchiati all’interno delle orbite e scomparvero.

Il mostro alzò il collo dal cranio scoperchiato e vuoto di Usama.

Tutti i mostri iniziarono a risalire il pendio.

Butros guardò giù per il burrone. Kidist seguì il suo sguardo. Si scambiarono un’occhiata di intesa, poi Butros prese la ragazza per un bracciò e la spinse oltre il burrone. Kidist puntò i piedi sull’orlo del precipizio. Solo la presa di Butros le impediva ora di precipitare.

La Guida si volse verso i mostri.

– Se vi avvicinate, la lascio cadere.

Mollò la presa, la ragazza scivolò indietro, Butros la prese per la mano.

– Lo faccio veramente!

I mostri coperti dai burqa si guardarono tra di loro.

– Andate via subito o la ammazzo!

I mostri esitarono.

– Bene, ve la siete voluta.

Butros lasciò la presa. La ragazza cadde con un urlo di sorpresa che fu subito assorbito dalle rocce.

I mostri si fermarono.

Adesso mi uccidono, pensò Butros. Per vendetta mi uccidono. Mi mangiano il cervello un pezzetto alla volta.

I mostri si girarono e se ne andarono.

Butros cadde disteso sul terreno roccioso. Controllò a stento il proprio respiro. Dopo un po’ si alzò per controllare: i mostri erano spariti alla sua vista. Aspettò ancora, ma niente si mosse nella valle sotto di lui.

– Posso salire adesso?

Butros si sporse oltre il ciglio del burrone. Kidist era in equilibrio su un sottile cornicione di roccia, proprio sotto l’orlo.

La guida le porse la mano.

– Se ne sono andati.

Aiutò la ragazza a salire.

– Pensano che tu sia morta – disse Butros. – Ma se proprio ci tieni li possiamo seguire.

– Possiamo andare nella direzione opposta.

– Ma come? Non era il tuo destino morire sacrificata a un Grande Antico?

La ragazza sorrise.

– Sì, ma il destino può attendere.

FINE