I classici dell’Heroic Fantasy: LA SPADA SPEZZATA (The Broken Sword, 1954) di Poul Anderson

Giovanni LuisiLa spada spezzataImric non  faceva visita al mondo degli uomini da molto tempo ormai, ma ormai la tregua con i troll era ben più che stabile e lui desiderava dare un’occhiata alle vicende degli umani già da secoli. Protetto alla vista degli umani, il valoroso conte elfico si avventurò fra i boschi del nord Inghilterra. Si diceva che da quelle parti avesse fatto fortuna un valoro scorridore dei mari, Orm il forte lo chiamavano i suoi vicini. Si diceva che Orm avesse conquistato il suo feudo nottetempo, grazie a un audace colpo di mano. E, dopo aver trucidato la famiglia dei signori di quel luogo, vi si fosse felicemente stabilito ritirandosi definitivamente dalla precedente vita di saccheggi. Imric ascoltava sempre con interesse queste storie locali, a volte pure leggende, spesso del tutto vere. Orm aveva messo su una felice famiglia, sposando la giovane figlia del suo nuovo vicino, Aelfrida. Niente da dire, era stato prudente Orm. Così facendo si era assicurato la sicurezza dei propri confini e l’impunità da parte dei signori locali, nonché la discendenza. Aelfrida gli aveva appena dato un figlio maschio ancora in fasce. Che meravigliosa occasione! Appena ne ebbe notizia, Imric si gettò a cavallo verso la casa di Orm. Non capitava certo ogni giorno l’occasione di procurarsi una bambino umano…

Titolo: La spada spezzata | Titolo originale: The Broken Sword (1954) | Autore: Poul Anderson | Pagine: 288

THBRKNSWRD1971Se in Tre Cuori e Tre Leoni Poul Anderson descrive un mondo basato sul ciclo bretone e sulle saghe arturiane, dandogli un taglio solare e ottimista, ne La Spada Spezzata l’autore statunitense si ispira all’Edda di Snorri . Il mondo che descrive è crudele e nebbioso: i vichinghi, ancorati agli dei pagani che dimorano ad Asgard stanno lentamente convertendosi al Cristo Bianco; il mondo di Faerie è destinato a scomparire, perchè coloro che non credono alle fate non riescono più a vederle. Ma, nonostante tutto, la magia degli Aesir, dei Vanir, degli elfi e dei troll è ancora forte, capace di tremende vendette e sortilegi malvagi.

Con questo background, Anderson racconta la storia di Skafloc, figlio di un sanguinario, ma a suo modo ammirevole vichingo, che viene scambiato nella culla da Imric, principe degli elfi di Inghilterra: Imric vuole allevare il bambino umano, perchè egli può maneggiare armi di ferro (cosa impossibile agli abitanti di Faerie, che ne rimangono ustionati). Al suo posto egli depone Valgard, figlio suo e di una schiava Troll, reso uguale al bambino umano grazie alla magia. Così, mentre Skafloc cresce fra gli elfi di Alfheim, bellissimi ma amorali, che gli insegnano a combattere, a tessere incantesimi, ma non ad amare, Valgard cresce fra i vichinghi, dimostrandosi istintivamente crudele e malvagio.

8ed0224b9da02def51d1c010.LValgard viene spesso preso dalla berserkergang, la furia omicida dei guerrieri vichinghi, ed è in preda a questa che egli uccide i suoi fratelli e suo padre, manovrato da una strega che vuole vendicarsi dei vichinghi che le hanno sterminato la famiglia. Finisce addirittura per rapire le bellissime sorelle, per consegnarle al re dei Troll, in modo da ingraziarselo e diventare un principe di quella razza feroce. E’ a Trollheim che Skafloc e Valgard si scontrano la prima volta, il primo alla guida di una schiera di elfi scorridori: nella battaglia che segue egli riesce a liberare Freda (l’altra sorella viene uccisa da Valgard) di cui si innamora.

Il libro è un susseguirsi ininterrotto e appassionante di battaglie, duelli, rapporti incestuosi, tradimenti e inganni, nella migliore tradizione dell’epica nordica; al centro della vicenda sta la spada magica e malvagia Tyrfing, spezzata a suo tempo da Thor e unica speranza per gli Aesir di vincere la battaglia finale di Ragnarok contro i giganti di Jotun. Skafloc è destinato a farla riforgiare e ad usarla per salvare gli elfi dai troll invasori, aiutato nientemeno che dai Tuatha De Dannan, i mitici eroi Irlandesi. Come qualcuno di voi avrà notato, in questa storia ricorrono temi comuni a molte storie tolkieniane, come quelle di Turin Turambar o dello stesso Aragorn; in fondo entrambi si sono ispirati pesantemente alle saghe nordiche, come più recentemente George R.R. Martin, solo che Anderson lo fa con maggiore aderenza alla Mitologia Norrena, senza inventare un mondo fantasy, ma dicendo a chiare lettere che il mondo fantasy è il nostro. Niente però toglie originalità a questa magnifica storia, che si legge tutta d’un fiato, tanto bene è scritta; sebbene la sua cupezza e crudeltà la rendano una storia decisamente pessimista e non certo a lieto fine.

Un classico del Fantasy che vi darà cultura sui miti nordici, un classico da leggere e rileggere, e dei personaggi magnifici di cui vi innamorerete.

Giovanni Luisi