I classici del fantasy: LA TRILOGIA DI LYONESSE di Jack Vance

Yuri ZanelliLa trilogia di Lyonesse

  1. Lyonesse (1983), pubblicato in Italia nel 1985
  2. La perla verde (The Green Pearl, 1986), pubblicato in Italia nel 1986
  3. Madouc (1990), pubblicato in Italia nel 1991

Lyonesse è una serie di tre romanzi dello scrittore californiano Jack Vance, uno dei grandi del fantastico, vincitore di tre premi Hugo, del premio Nebula e del World Fantasy Award.

I libri della trilogia sono Lyonesse : Suldrun’s garden (Lyonesse, del 1983), The green pearl (La perla verde del 1985) e Madouc (Madouc, del 1989), pubblicati per la prima volta in Italia a partire dal 1985, tradotti da Annarita Guarnieri.

LyonesseTutta la serie (a parte un paio di brevi escursioni extradimensionali) si svolge tra il regno di Lyonesse e le altre Elder Islands, un mitico arcipelago situato nel golfo di Biscaglia, in seguito inghiottito dal mare. La vicenda si situa cronologicamente nell’alto Medioevo, ma non viene mai fornita una data precisa. In queste isole si possono incontrare cavalieri, specchi magici, streghe, maghi mutaforma, orchi, giganti, folletti e ogni sorta di esseri fatati. Nonostante questi stereotipi fiabeschi abbiamo un’ambientazione molto legata al mondo reale: nella saga si trovano più volte riferimenti alla Bretagna, alla Spagna, a Roma o all’Irlanda, terre da cui provengono merci e anche alcuni dei personaggi, come la regina Sollace di Lyonesse, in origine una principessa dell’Aquitania. La maggior parte delle genti che popolano o hanno popolato le Isole Antiche sono stirpi storiche come gli Etruschi o i Celti, tutti descritti con il solito gusto per le usanze particolari che distingue Jack Vance.

Vari temi che incontriamo dei romanzi sono inoltre tratti dai miti e dalla letteratura del nostro passato, naturalmente rielaborati dalla fantasia dall’autore. Le stesse Hybras (anche detta Hy Brasil), ovvero la più grande delle Elder Isles, sede del regno di Lyonesse, e la città di Ys hanno la loro origine nelle leggende irlandesi e bretoni, che indicavano nella prima una sorta di paese beato posto in mezzo all’oceano, e nell’altra un’antichissima città sommersa. Altra fonte importantissima per questa serie è stata la letteratura arturiana, soprattutto la Matière de Bretagne, con i suoi cavalieri della Tavola Rotonda, analoga alla Cairbra an Meadhan della serie. Oltretutto l’autore individua nella nobiltà di Lyonesse le origini dei Pendragon, ovvero la schiatta di Re Artù, mentre la figura di Murgen, mago antico e saggio, ricorda da vicino quella di Merlino. Nel terzo libro viene persino indetta una cerca del Graal. Importantissimo è anche il folklore Irlandese e più in generale celtico con le sue leggende sugli esseri fatati, che sono piuttosto comuni nelle Elder Isles. Situazioni tratte proprio da questi miti, come i doni della fata madrina e i cibi stregati, che se consumati condannano a una tremenda maledizione, ricorrono varie volte nella serie.

Una caratteristica insolita per le opere di Vance è la grande importanza dei personaggi femminili. La serie inizia con la nascita di Suldrun, principessa di Lyonesse, dapprima ignorata dai regali genitori, poi imprigionata in un giardino in disuso da lei scoperto. Bambina intelligente e curiosa, Suldrun diventa una ragazza triste dalla bellezza delicata ma dallo spirito libero, caratteristica che la porterà a scontrarsi con il padre, il potente re Casmir, principale antagonista della trilogia. Altre figure di donna centrali, dal cui punto di vista viene narrata la vicenda sono Glyneth, una ragazza presa prigioniera da un orco, destinata a un futuro importante, e Madouc, presunta figlia dai capelli rossi di Suldrun e protagonista del volume finale, anche lei una principessa non convenzionale, che si troverà al centro di avventure dal tono particolarmente fiabesco, tra fate dispettose e orchi tricipiti. Nella produzione di Vance infatti, il punto di vista femminile è rarissimo: si possono citare appena i casi di T’sais di The Dying Earth e di Wayness Tamm delle cronache di Cadwal.

Sono presenti anche varie altre figure di donna nel ruolo di antagoniste o di alleate dei personaggi principali. È il caso di Ehirme, la balia di Suldrun, e della strega Desmëi, che si scinde per magia in due persone diverse, incarnanti la perfezione fisica maschile e femminile: il maligno Faude Carfilhiot e la splendida Melanchte, enigmatica fanciulla i cui veri scopi saranno rivelati molto più avanti. Tutte donne assai diverse tra di loro, che cercano di farsi valere in un mondo quasi sempre maschilista. Emblematico di questo atteggiamento è il caso di Madouc, che parte lei stessa alla ricerca del Graal quando la sua mano viene offerta a chiunque troverà la reliquia. Sicuramente Lyonesse è la serie dell’autore californiano in cui i personaggi femminili sono più importanti, sia per numero che per peso nella vicenda.

Principale protagonista maschile dei primi due volumi è invece Aillas, principe del Troicinet. Il suo incontro con Suldrun cambierà la vita di entrambi. Il principe è un tipico personaggio di Jack Vance, coraggioso, intelligente, abilissimo nel combattimento, ma altrimenti poco caratterizzato e in un certo senso sovrastato dagli scopi che si prefigge; in questo caso la fuga dalla prigionia in cui è tenuto dagli Ska, antichissimo popolo di combattenti e razziatori che si considerano in guerra con tutte le altre genti del mondo. Salta subito in mente il paragone con altri personaggi immaginati dallo steso autore, come Kirth Gersen del ciclo dei Principi Demoni o Adam Reith di Planet of Adventure, ossessionati rispettivamente dalla vendetta e dal ritorno a casa. Nel caso di Aillas però, ci sono da aggiungere la volontà di ritrovare il figlio e l’interesse per Tatzel, affascinante ragazza Ska, figlia del duca che lo tiene prigioniero. Altre figure maschili ancor più interessanti sono il mago Murgen, protettore delle Elder Isles, il suo allievo Shimrod, che si scoprirà legato da vincoli di parentela a un altro personaggio, e Dhrun, intrepido bambino allevato dalle fate la cui origine sarà chiarita nel corso del primo libro.

La-perla-verdeGli antagonisti di peso non sono molti, ma tutti spregevoli e ben descritti. il principale è Casmir, re di Lyonesse e padre di Suldrun, uomo privo di principi morali e morbosamente attratto dai ragazzini. Abbiamo poi il sadico Faude Carfilhiot, il fattucchiere Visbhume, sgradevole furfante che si diletta di magia, l’infido Padre Umphred e l’arcimago Tamurello, nemico di Murgen, già amante di Desmëi e in seguito anche di Faude.

Nonostante l’ambientazione sia indubbiamente quella della nostra Terra, gli elementi fantastici abbondano. È il caso delle creature fatate e della magia, che condivide molte caratteristiche con quella già vista nella serie di The Dying Earth, ad esempio i Sandestin, spiritelli che fungono da famigli per gli incantatori e oggetti magici quali lo specchio Persilian, usato come consigliere da Casmir. Troviamo persino viaggi in altre dimensioni, descritti in maniera assolutamente fantastica e quasi psichedelica (ci si potrebbe infatti chiedere quanto dell’aspetto di tali luoghi sia frutto della mente del viaggiatore) con montagne parlanti, uomini-anguilla e rospi cavalieri. Come nella saga di Cugel l’autore rigetta ogni tentativo di descrizione “seria” di tali ambienti, puntando invece su toni grotteschi e ironici. Del resto, sembra suggerire Vance, com’è possibile dire se una dimensione aliena, lontana dall’esperienza di chiunque, sia descritta in modo assurdo o in termini credibili?

L’esperienza e la crescita personali sono un tema portante di tutta la saga: sono le esperienze e le scelte a rendere i personaggi quello che sono, non la loro nascita. Il principio vale anche per Faude e Melanchte, entrambi nati dal rituale magico di Desmëi, ma differenti, perché il primo si impregna consapevolmente della parte malvagia della sua creatrice. Anche Shimrod e Tamurello in origine degli scion, ovvero creazioni magiche atte a fungere da doppio per i loro maestri, nel corso del tempo sviluppano una personalità autonoma e diventano esseri umani a tutti gli effetti. Anche la scoperta delle proprie origini perseguita da Dhrun e Madouc non è importante quanto la ricerca stessa. Ugualmente, le armi più potenti sei protagonisti non sono mai la magia o il potere politico, ma il coraggio, l’abilità e l’intelligenza: Dhrun, ad esempio, come il leone di Il Mago di Oz, libro molto amato da Vance, è intrepido non grazie all’amuleto del coraggio donatogli dalla madre putativa, ma perché non vuole lasciarsi sopraffare dalla paura. Infatti quando il suo talismano si rompe e viene sostituito a sua insaputa con un sasso, il suo carattere ardito non cambia.

L’ironia è un’altra caratteristica centrale di questo ciclo, come spesso accade nella narrativa di Jack Vance. Le religioni e la sete di potere dei regnanti sono i principali bersagli dell’autore, che descrive figure di nobili crudeli, stregoni spietati e monaci lussuriosi. I cristiani, ancora poco presenti nelle isole, non gli unici a uscirne male; un altro esempio sono i druidi celtici che manovrano il popolo interpretando il volo dei corvi e altri fenomeni naturali secondo il loro tornaconto. La fede, nel caso dei potenti, non è vissuta come una convinzione personale, ma è semmai un’occasione per accrescere il proprio potere. Non è un caso che tutti i protagonisti mostrino un sostanziale disinteresse per la religione.

MadoucUna grande differenza tra i personaggi positivi, che pure non sono dei santi, (Aillas per esempio non esita a muovere guerra ad altri sovrani per salvaguardare il suo regno) e gli antagonisti è proprio il fatto di non prendersi troppo sul serio e di non considerarsi portatori di soli diritti e di nessun dovere verso gli altri. Oltretutto, nonostante la tragicità di alcuni momenti, (ci sono suicidi, riduzioni in schiavitù, abusi, violenze e guerre) l’atteggiamento dei protagonisti è quasi sempre ottimista: per quanto magico e favoloso il mondo delle Elder Isles è anche spietato: chi tiene duro sopravvive, chi si abbandona alla disperazione non arriva a domani. In generale la filosofia dei personaggi è quello di godersi liberamente la vita, sempre che gli altri lo permettano. Nel caso degli antagonisti questo però significa prendere ciò che si vuole senza alcun riguardo per il prossimo. Notevole in questo senso è l’importanza del cibo: spesso vengono descritti banchetti che comprendono una gran quantità di portate esotiche o pasti privati meno formali, consumati in palazzi reali, taverne o case popolari, a volte anch’essi piuttosto elaborati: Visbhume può mangiare aragosta in una semplice locanda sulla costa.

Se la magia è una costante del ciclo di Lyonesse, il combattimento, un altro pilastro della narrativa fantasy, non è invece il fulcro della narrazione, che mette al primo posto i vagabondaggi dei protagonisti. Ci sono vari duelli e persino battaglie campali, che però tendono a essere risolte senza dilungarsi troppo. In questa serie, a parte gli elementi fantastici, si trovano anche molti anacronismi intenzionali, come la presenza di castelli e fortificazioni di un tipo sconosciuto nell’Alto Medioevo, o abiti particolarmente fantasiosi. Ciò probabilmente nasce dalla volontà dell’autore di farci dimenticare i nostri pregiudizi sull’epoca medievale, permettendoci apprezzare i personaggi e la vicenda indipendentemente dal nostro interesse per il periodo storico.

La saga di Lyonesse è l’opera di Jack Vance che alcuni ritengono più vicina al fantasy di tipo Tolkieniano, anche se le l’ironia feroce, il senso dell’avventura picaresca e il sottile senso di malinconia che contraddistinguono le Elder Isles, destinate a essere sommerse dall’oceano, la rendono piuttosto un tipico prodotto di questo autore, nonché una lettura appassionante e mai banale.

Yuri Zanelli