I classici del fantastico: LA MORTE VIOLA – RACCONTI ESOTERICI E FANTASTICI (Der violette Tod und andere Novellen, 1913) di Gustav Meyrink

Cesare ButtaboniLa morte violaApologhi zen, vicende fantastiche e grottesche, deliri onirici e rivelatori, storie di puro orrore prendono vita nell’Impero Austro-Ungarico sulla via della decadenza, tra fine ‘800 e inizio ‘900.1 racconti dello scrittore e occultista praghese Gustav Meyrink (1868-1932) prefigurano l’assedio e il crollo della fortezza Europa, minata di volta in volta da presenze inquietanti, americani in cerca d’oro, bramini portatori di millenarie sapienze, alchimisti, anatomisti folli, principi persiani crudeli e dottori dalle mostruose coltivazioni: forze nuove o antiche quanto il mondo, profonde quanto il nostro inconscio più nero, capaci di scardinare le sicurezze del vecchio continente. Meyrink, attuale oggi come allora, si diverte a mettere a nudo le tare di un positivismo ormai sterile, in un paradossale ribaltamento di prospettiva, dove medici, avvocati e burocrati, messi di fronte alla trama oscura dei simboli, si muovono come marionette kafkiane di un teatrino in disfacimento. Una strana contaminazione alchemica di gotico, satira, fantasy ed esoterismo, che è anche la messa a punto di uno stile e di un immaginario per il futuro autore del Golem, uno dei classici della letteratura mitteleuropea. Con una nota autobiografica dell’autore e un saggio critico di Gianfranco de Turris.

Titolo: La morte viola – racconti esoterici e fantastici |Titolo originale: Der violette Tod und andere Novellen, 1913 | Autore: Gustav Meyrink | Coniglio Editore | Collana: Ai Confini dell’Immaginario | Anno: 2011 | Pagine: 239 | Prezzo di copertina: € 13,50

Gustav Meyrink ( Vienna 1868 – Starnberg 1932 ) è, assieme ad Alfred Kubin, la figura più rappresentativa della letteratura fantastica di lingua tedesca sviluppatasi in Germania e nell’impero austro-ungarico fra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento. Altri nomi di assoluto rilievo di questo particolare clima culturale, in cui veniva sviluppato un forte interesse per tematiche oscure, decadenti e occulte furono quelli di Hanns Heinz Ewers e Karl Hans Strobl. Questi scrittori, che pubblicavano per le celebri edizioni Muller di Monaco,  costituivano quindi la crema della letteratura del terrore in Austria e Germania.

Meyrink è oggi noto soprattutto per Der Golem, testo ricco di oscuri simboli e pregno di un’atmosfera “magica” derivata dalle leggende ebraiche. Ha scritto in ogni caso diversi romanzi molto interessanti, tutti intrisi di teorie occulte, fra cui ricordiamo Il Volto verde e L’Angelo della finestra d’occidente:  è quindi da considerare, senza dubbio, uno dei pochi autori della narrativa del terrore che ha usato consapevolmente l’occulto e l’esoterismo come chiave per dar forma ai sogni ed alle visioni oniriche che erano parte integrante della sua concezione della realtà. Lui stesso ammetteva di scrivere attraverso “immagini” e di ritenere lo studio e la pratica delle dottrine esoteriche ed iniziatiche più importanti della sua produzione letteraria.

In realtà Meyrink iniziò la sua carriera letteraria come autore di racconti sulla celebre rivista tedesca politico-satirica Simplicissimus, in cui le tematiche dei suoi scritti spaziavano dal grottesco all’atmosfera orrifica alla Poe, autore da lui ben conosciuto e anche tradotto. La sua produzione in questo filone è di assoluto rilievo e non è quindi ancora appesantita dall’interesse per l’occultismo che caratterizza l’ultimo periodo della sua opera. In questi racconti macabro, bizzarro e orrore si fondono proficuamente e alcune di queste storie sono ancora oggi dei piccoli gioielli della letteratura fantastica. E’ quindi assolutamente meritoria la ristampa, da parte di Coniglio Editore,  nella collana Ai Confini dell’Immaginario, de La morte viola, splendido volume originariamente edito da Reverdito nel  1989 e riproposto fortunatamente con l’impianto critico originario con un valido e competente saggio di Gianfranco De Turris. Il libro raccoglie quindi il meglio della narrativa breve “meyrinkiana” e mette in mostra le particolari qualità di questo scrittore nel creare una convincente atmosfera di genuino terrore. Fra i racconti più efficaci qui presentati, sono da segnalare sicuramente “La morte viola”, storia di ambientazione esotica in cui viene sviluppata una tematica apocalittica quasi “lovecraftiana”, il famoso “Il baraccone delle figure di cera”  e “L’urna si San Gingolph”, in cui viene affrontato il tema secondo cui certi edifici mantengono i ricordi di antichi e tremendi avvenimenti. “Il soldato bollente” è invece un buon esempio appartenente al filone satirico,  dove nello specifico si prende di mira la scienza medica. Di sicuro, uno dei racconti più terrificanti e memorabili da lui mai scritti e presenti in questa raccolta è “L’Albino”, in cui si narra dell’avverarsi di un’oscura profezia e in cui viene evocata la “maschera” come simbolo di morte. Da segnalare anche il macabro e raccapricciante “Le piante del dottor Cinderella”, ambientato in una spettrale Praga che prefigura Der Golem, e “Bal Macabre”, dove vi sono degli echi de “La maschera della morte rossa” di Poe anche se Meyrink mantiene comunque un suo stile originale.

La riproposta de La morte viola è dunque un’occasione imperdibile per tutti gli appassionati del fantastico, ed esce in contemporanea con Il cardinale Napellus, un altro pregevole volume di racconti “meyrinkiani” che, originariamente, faceva parte de La Biblioteca di Babele, la celebre collana di letteratura diretta da Jorge Luis Borges per Franco Maria Ricci.

Cesare Buttaboni