I classici del fantastico: LA GUERRA DEL FUOCO (La Guerre du feu, 1909) di Joseph-Henry Rosny Aîné

Antonio-Ippolito-1ob_dfc8ba_scan818Il “fantasy storico”, sottogenere intermedio tra romanzo storico e fantasy, ha tra i suoi componenti le “avventure preistoriche”: di storia vera e propria non si può parlare, perché gli eventi sono molto precedenti all’invenzione della scrittura; tuttavia non arriviamo nemmeno a essere nel fantasy, o nello “science fantasy” del “Mondo perduto” di Conan Doyle o della “Terra dimenticata dal tempo” di Burroughs, perché il racconto segue rigorosamente le conoscenze scientifiche dell’epoca in cui è stato scritto.

Attualmente l’opera più nota nel genere è “Ayla, figlia della terra” (The Clan of the Cave Bear), primo volume del ciclo dei “Figli della Terra” dell’autrice statunitense Jean M. Auel.

Il creatore di questo filone è però J.H.Rosny, un interessante autore francese che a cavallo tra Ottocento e Novecento pubblicò numerose opere che precorrevano fantasy e fantascienza moderni. La più nota oggi è “La guerra del fuoco” (1909), anche per il film che nell’80 ne trasse Jean-Jacques Annaud, in seguito famoso per “Il nome della rosa”, “L’orso”, ecc. (ma il romanzo era stato portato sugli schermi già all’epoca del muto); esistono anche versioni recenti a fumetti (ovvero “bandes dessinées).

Siamo all’incirca nel 10’000 aC (ovvero 12’000 BP, secondo la datazione usata dai paleontologi), in un angolo d’Europa che potrebbe essere il Nord della Francia oppure il Belgio, vicino a un grande fiume che potrebbe essere la Senna o il Reno. L’umanità è divisa in tribù o meglio orde, il cui bene più prezioso è il fuoco: hanno imparato a conservarlo e a usarlo per la difesa e l’alimentazione, ma non a produrlo. Quando la tribù degli Oulhamr, debellata e messa in fuga da un’orda avversaria, perde le “gabbie” in cui conservava i preziosi tizzoni, la deslazione si abbatte su di loro. La missione di riconquistare il fuoco, rubando qualche tizzone a una tribù nemica, è pressoche suicida, ma necessaria alla salvezza collettiva: il gran capo Faouhm non esita a mettere in palio la bella nipote Gammla dalla folta capigliatura, esperta erborista; e con essa la successione al comando. I due campioni che si propongono per l’impresa sono due eemplari opposti di ominide: Aghoo il villoso, figlio dell’Uro, con i suoi fratelli, rappresenta la ferocia animale che si è “evoluta” solo nell’astuzia e nella disonestà; Naoh, figlio del Leopardo, sa invece vedere un po’ più lontano degli altri; abile guerriero, rischia il disprezzo degli altri per la sua riluttanza a finire i nemici feriti e simili opere, ma riesce comunque a farsi accettare per il coraggio e l’intelligenza.

ob_a67bb0_guerre-du-feu-la-img-39813Con i due compagni Nam e Gaw, scelti perché giovani e veloci nella corsa, parte per una missione che durerà mesi (la tribù perde il fuoco in primavera, e quando l’inverno si avvicina e nessun eroe è ancora tornato, si trova a mal partito): in questa missione percorreranno pianure, paludi, brughiere, montagne; tutti gli angoli del mondo pleistocenico, descritti con competenza di naturalista sia quando si tratta di animali tuttora esistenti (l’airone non è il tarabuso, il verso del barbagianni è diverso da quello dell’allocco, queste impronte sono di faina o di donnola?) sia quando si parla di fauna preistorica: siamo nel Pleistocene europeo, con mammut, orsi grigi ed orsi delle caverne, uri, emioni ovvero asini selvatici, egagri ovvero capre selvatiche primitive, “monoceros” cioè cervi simili a unicorni; i “leoni delle caverne” (o leoni-tigri) e i rinoceronti sono ormai avviati all’estinzione (è una fauna in parte diversa da quella del Pleistocene delle Americhe, popolarizzato da film come “L’era glaciale”, con i suoi megaterii e altri bradipi giganti, tigri dai denti a sciabola come smilodonti e macairodi, sintetocerati, gliptodonti e macrauchenie..).

Anche gli ambienti naturali sono descritti con il realismo di chi sa che allontanandosi da un fiume si incontreranno prima salici e ontani, poi pioppi neri, bianchi e tremoli, solo dopo olmi e infine querce..

Ma non si pensi a un libro scientifico: il tono è quello di un fantasy eroico. L’umanità è sparpagliata in questo vasto mondo preistorico, tuttavia la ferocia tra un’orda e un’altra è assoluta: mai lasciar vivere uno straniero, potrebbe essere il nemico di domani; mai risparmiare uno sconfitto, il suo rancore è la peggior trappola.. Resny crea diversi popoli e li caratterizza: i Divoratori d’uomini, evoluti tecnicamente ma praticanti il cannibalismo; i Nani Rossi, piccoli e feroci; gli Uomini dal Pelo Blu, in sostanza i Neanderthal, brutali ma incapaci di concepire un odio organizzato; i misteriosi Uomini senza spalle, evoluti ma decadenti, tra cui addirittura comandano le donne..

Naoh esce sfugge a pericoli mortali grazie all’istinto, all’esperienza, all’intelligenza razionale, con stratagemmi e combattimenti che non hanno nulla da invidiare a quelli di un eroe di R.E. Howard; ma soprattutto grazie a un barlume di umanità ed empatia. Assediato dai Nani Rossi, avrà l’intelligenza di soccorrere uno sconosciuto di un popolo misterioso: e da questa solidarietà verrà la salvezza. I capitoli forse più belli sono quelli in cui si avvicina al popolo dei mammut, antico e saggio, e riesce a guadagnarsi la fiducia del più anziano dei proboscidati: non solo questa alleanza si rivelerà preziosa, ma il nostro eroe dubiterà se tornare tra gli umani, così maligni e infidi.

E infatti l’insidia peggiore lo aspetta al ritorno dall’impresa, e arriverà dalla sua stessa tribù.

imageUno dei pregi del romanzo è la capacità di Rosny di immedesimarsi nei suoi personaggi: descriverli nei termini elementari che essi stessi avrebbero usato; penetrare la psicologia dell’orso così come quella dell’uro, descrivere le differenze di carattere e quindi il diverso modo di vivere e di combattere di una mandria di uri rispetto a un gruppo di elefanti, e allo stesso modo le relazioni tra uomini e donne di un’orda.

Anche se l’obiettivo della storia è la conquista della figlia del capo tribù e la possibilità di avere da lei una discendenza, va notata la totale assenza di erotismo, anche se il romanzo era rivolto a un pubblico adulto: nel film che Annaud ne trasse, invece, qualche scena del genere c’era: anche se nel contesto preistorico era quasi comica (di sentimenti c’è qualche debole traccia: non ci si può aspettare di più in questo stadio dell’evoluzione).

Del tutto assente anche la magia: sia come forza soprannaturale tipica del fantasy, sia come superstizione o religione primitiva, che in quell’epoca forse iniziava ad albeggiare: Rosny è dotato di una solida formazione scientifica positivista, da buon erede di Verne (in Francia è considerato secondo solo a lui, nel genere); tant’è che al romanzo viene attribuito il merito di aver suscitato numerose vocazioni scientifiche, anche se alcuni aspetti sono superati alla luce delle conoscenze moderne.

in compenso il romanzo è ricco di momenti di contemplazione estetica del paesaggio primordiale.

Rosny è considerato un importante precursore della fantascienza in Francia. Nato una generazione dopo Verne, fu all’incirca contemporaneo di Wells se non antecedente; gli è attribuito il conio del termine “astronautica” e fin dagli ultimi anni dell’Ottocento scrisse romanzi sulla conquista di Marte, incontri con originalissimi alieni, creature invisibili che vivrebbero tra noi (come poi in “Schiavi degli invisibili” di E.F.Russell) e vampiri spiegati scientificamente (come poi in “Io sono leggenda” di Matheson); purtroppo non fu tradotto in inglese. Fu candidato due volte al Nobel da Romain Rolland.

Per curiosità, ricordo che il tema della preistoria è piuttosto trattato in Francia; si guardi per esempio questo fumetto (perdonando lo svarione di far convivere un triceratopo con un nostro antenato..):

https://www.franceculture.fr/emissions/le-reveil-culturel/jean-francois-lecureux-rahan-est-le-marvel-francais-lun-des-plus-grand-heros-daventure

Antonio Ippolito