I classici del fantastico: BELFAGOR, il fantasma del Louvre (Belphégor, 1925) di Arthur Bernède

Antonio IppolitoQuale segreto si cela dietro il fantasma che, con mantello e maschera, si aggira nottetempo per le sale del Louvre nella Sala degli Dèi barbari? Chi è, e perché terrorizza Parigi rendendosi responsabile perfino dell’uccisione di un custode? Tutta la città è in fermento; i giornali non parlano d’altro; la polizia, guidata dall’ispettore Ménardier, brancola nel buio mentre Belfagor – così viene soprannominata la strana creatura, dal nome della statua accanto alla quale appare – continua a mostrarsi per poi svanire nel nulla. In un susseguirsi di colpi di scena, un giovane e ambizioso giornalista, Jacques Bellegarde, insieme al re dei detective, Chantecoq si mettono sulle tracce dell’enigmatico e oscuro fantasma.

Apparso in 59 puntate sul giornale Le Petit Parisien, dal 28 gennaio al 28 marzo del 1927, Belfagor, il fantasma del Louvre ha suscitato la fantasia di numerosi cineasti. Una prima versione su celluloide è stata girata immediatamente dopo l’uscita del romanzo, nel 1927: un film muto in bianco e nero, sceneggiato dallo stesso Arthur Bernède.

Titolo: Belfagor, il fantasma del Louvre | Autore: Arthur Bernède | Collana: Piccola biblioteca del fantastico | Editore: Fanucci | Traduzione di Sara Lurago | EAN: 9788834738252

Per chi ha almeno una cinquantina d’anni, “Belfagor, il Fantasma del Louvre” è un titolo che suscita emozioni forti: una maschera terrificante nella notte, delitti misteriosi… in realtà nessuno ricorda bene i dettagli di quello sceneggiato francese ritrasmesso più volte in Italia, ma l’impatto fu grande, negli anni in cui la RAI produceva sceneggiati in bianco e nero di grande impatto, non più solo dedicati alla riscoperta dei classici della letteratura, ma aprendosi a suggestioni più cupe: come nei successivi, autoprodotti “Il segno del comando” e “Ritratto di donna velata”.

La pubblicazione da parte di Fanucci del romanzo originale ci permette di fare finalmente i conti con questo vago ricordo. Il romanzo è ambientato nel 1925, stesso anno della pubblicazione, quindi di piena attualità per i suoi lettori; le angosce della guerra sono dimenticate, Parigi è di nuovo una città cosmopolita la cui gemma turistica è il Louvre; anche se lo smacco del furto della Gioconda una quindicina di anni prima brucia ancora. È la Parigi dove si svolgono i primi romanzi di Simenon, e fa effetto entrare negli uffici della Polizia Giudiziaria e trovarvi un commissario che non è Maigret;

E l’attacco della storia è davvero tenebroso: nella Sala degli Dèi Barbari, un guardiano viene trovato moribondo. Notte dopo notte, la sorveglianza viene rinforzata: ma l’unico risultato è intravedere una nera figura in grado di sgominare ogni volta chi cerca di capirne la natura, e fuggire come dileguandosi nell’aria. Per la Polizia diventa una priorità assoluta fermare il misterioso “Fantasma del Louvre”; ma sulle sue tracce si mette anche Chantecoq, “il re dei detective” (di fatto questo romanzo fa parte della lunga serie che l’autore ha dedicato a questo investigatore), in leale rivalità; aiutato dal giovane giornalista Bellegarde del “Petit Parisien”.

Il romanzo fu pubblicato a puntate, come romanzo d’appendice o “feuilleton”, proprio sul Petit Parisien; e Bernède è abilissimo a incatenare la nostra attenzione, soprattutto variando il tono, che dalla cupezza tenebrosa delle scene notturne passa alla sfida razionalista tra investigatori, senza trascurare il giallo-rosa degli interventi di Colette, brillante figlia di Chantecoq, e personaggi farseschi come la cuoca o il fatuo playboy Maurice, per non parlare dei coniugi Papillon (basta il nome..).

L’autore riutilizza l’armamentario del romanzo gotico ottocentesco (passaggi segreti, grimori, antichi diari. “I misteri di Parigi” di Sue?) nella forma del romanzo poliziesco seriale portato al successo una quindicina d’anni prima da Leblanc con il suo Arsenio Lupin. Il risultato è un piacevolissimo thriller a cavallo tra più generi: una vera e feroce banda criminale, il gusto del travestimento e della contraffazione da parte di più di un personaggio, l’indagine razionale alla Sherlock Holmes, l’affascinante esteta decadente Simone Desroches, poetessa degna di D’Annunzio e forse vera eroina del romanzo, capace di svenire per una delusione d’amore così come di pilotare un aereo!

Da notare come la storia si snodi negli interni di una serie di case cariche d’atmosfera, quasi mai all’aperto, per strada, o in luoghi pubblici: è forse anche questa un’eredità del romanzo ottocentesco, o del teatro. Visiteremo in dettaglio la villa ad Auteuil di Simone, con giardino e misteri annessi; la casa-laboratorio di Chantecoq; l’appartamento da scapolo di Bellegarde; il castello a Mante dei ridicolissimi coniugi Papillon, parvenus con il gusto dell’antiquariato, che nemmeno conoscono bene i segreti della loro magione; infine, il Louvre, di cui verranno analizzate mappe su mappe.

E rimane davvero la curiosità di leggere altre avventure del “re dei detective”, “il grande segugio” Chantecoq: chissà che non ci siano altre perle da riscoprire!

Antonio Ippolito