Gli eroi del fantastico: KITIARA UTH MATAR

Luca Mazzalance52Kitiara Uth Matar è un personaggio di fantasia creato da Margaret Weis e Tracy Hickman e comparso per la prima volta nella saga Le Cronache di Dragonlance.

In un mondo di draghi, magie portentose ed eserciti spietati, dove il rogo dei maestosi alberi di Vallen offusca la notte orfana dei suoi Dei, una spadaccina sensuale e sprezzante rovescia i clichet e rivoluziona gli stereotipi della dama e della guerriera fantasy.

La Guerra delle Lance, narrata nelle Cronache di Weis & Hickman, è un poema di spada, amore e incantesimo, un’opera furiosa e formativa che aduna tutti i topos cari alla narrativa di genere – nani, chierici, elfi, goblin, sortilegi, artefatti e compagnia incendiante – e li affresca in un mosaico di scelte, drammi, amicizie dalla profondità epica, a tratti commovente.

Kitiara è l’antieroina, suprema e irripetibile, di una saga che ha plasmato le pubertà letterarie di milioni di lettori e lettrici.

Non è una Giovanna d’Arco in odore di verginità. Sotto la maschera cornuta e la flessuosa armatura blu-notte il profumo di orchidea e di peccato si confonde all’afrore dell’acciaio e del machiavello. Nessun principe azzurro verrà a liberarla dal drago, è lei stessa a comandarne uno stuolo –caso vuole azzurri!- poiché parafrasando Evola il drago “non morde chi lo cavalca”.

Nell’ inverno più buio di Krynn, tra inganni, massacri e corse al potere Kitiara gioca di lama e di passione, seducente come la brace di un’alcova eppure fredda come il ghiaccio della Muraglia, “un tutt’uno con la tempesta”.

Disinvolta nelle stanze del potere quanto nelle camere da letto sono in pochi a sopravvivere al suo sorriso truffaldino e all’acrobazia delle sue astuzie, dai lord generali ai nemici più acerrimi, perfino il tenebroso cuore da lich di un Cavaliere delle Rosa Nera.

Quelli che amiamo di più sono quelli di cui ci fidiamo di meno …”

Eros e thanatos, sogno erotico e incubo di boia, l’arroganza maliosa e tagliente di Kitiara simbolizza alla perfezione gli avatar del Male Caotico a cui si è votata, Takhisis la Regina dei Molti Colori e di Nessuno, che i mortali ora vedono naiade tentatrice ora guerriero inarrestabile.

E come la sua Dea Kitiara non perdona i deboli, abbacinata da un’ambizione che sconfina nell’Hybris e che corrompe ogni altro sentimento. Nel ronzio assordante dei draghi e degli assedi, Kitiara è l’inconcussa femmina dell’alveare.

Non ti è ancora passato per la mente che potrei baciarti e ucciderti senza nemmeno tirare un respiro in mezzo?”

Partorita da un lancio di dadi, a ogni faccia di Kitiara corrisponde un’essenza della donna. Essa è madre, mercenaria, maestra. Con un stocco di legno insegna la scherma al fratellastro Caramon, futuro eroe, come Scathach con Cù Chulainn, e instrada l’altro fratello Raistlin, aspirante divinità, sull’oscuro cammino della stregoneria.

I suoi amori sono travolgenti e sanguinosi come le sue disfide.

Sugli spalti della Torre del Sommo Chierico, in uno degli atti più strazianti e memorabili dell’epica contemporanea, uccide il padre del suo unico bambino, il paladino Sturm Brightblade, restituendogli il saluto solamnico dal dorso di Skie, il suo drago, prima di infrangerne il sole.

Eravamo soldati entrambi, lui e io. Il suo spirito non mi serba rancore. Fa in modo che abbia un funerale da cavaliere

Kitiara seduce perché sedotta dal Potere, che non ha sesso, e la sua carnalità è anche la sua debolezza.

Che cosa debole e debilitante è l’amore” riconosce, incapace di sottrarre alle fredde catene del cinismo il sentimento torturato per Tanis Mezzelfo. E nel baluginio spettrale dei suoi occhi d’Abisso, il servo revenant Lord Soth la dileggia con tono da cripta: “Tu sei ancora una donna, Kitiara … tu ami.. e soffri”

Tanis Half-Elven and Kitiara MajereCavernoso, nero umanesimo.

Spoglie inteste d’argento, l’elmo adorno e l’arme altere” descrive il Tasso l’amazzone Clorinda, e il suo verso sembra calzare come un guanto (d’arme) alla nostra irriverente protagonista.

Nel suo percorso costellato di complotti e fratricidi Kitiara ostenta la crudele e sensuale ambizione di una Semiramide, e la volizione appassionata di una Elettra.

A Westeros sarebbe la candidata ideale al Trono di Spade, coniugando l’alato fascino di una Targaryen, la caparbietà di Cersei Lannister e la spregiudicatezza metallica di Arya Stark.

Cocciuta, bruna, aggressiva, sbarazzina, fanciulla non da salvare ma da temere alle prese con mostri da incubo, il tenente Ellen Ripley come Kit non è solamente una versione fantastica della donna, ma un pugno d’acciaio nello stomaco delle convenzione, e a mio giudizio la controparte più indicata per incarnare la Signora Blu.

E uno sceneggiatore sovversivo come Tarantino saprebbe certamente esaltarne l’affilata e cruda bellezza in un volume delle sue Vipere Mortali …

Il ritmo magnetico e ruggente di Thunder degli Imagine Dragons (appunto …) è la colonna sonora degna di una Signora dei Draghi.

“Le brevi vite degli umani sono come la fiamma” filosofeggia Tanis Mezzelfo “Possono bruciare di luce pura o incenerire tutto lungo il cammino …”

Kitiara ride, argentina, sdegnosa, irresistibile.

Nei suoi occhi castani e truffaldini dardeggiano per sempre l’incertezza dell’Amore e la certezza della Morte.

Luca Mazza

Soth2