Gli eroi del fantastico: DAGO

Luca MazzaDago comicDago è un fumetto creato da Robin Wood e Alberto Salinas, pubblicato dal 1980 sulla rivista argentina Nippur Magnum, edita dall’Editorial Columba.

Un cavaliere “mezzo vento e mezza tenebra” si aggira nel mortaio di sangue e intrighi che è il Cinquecento.

L’acciaio in pugno e il sarcasmo sul volto, batte le schiume, le sabbie e i baluardi rovinati in breccia dall’Abissinia a Cuzco, prodigandosi per i coronati che si contendono le pagine della Storia come per i calpesti e i dimenticati, perché

l’uomo si misura per il suo valore e non per la sua bandiera”.

Dago di Robin Wood e Alberto Salinas è un protagonista feroce, unico, solitario. Il suo è un Rinascimento magmatico, a tratti diacronico, umano nella più carnivora delle accezioni. Schiavo, rinnegato, giannizzero del Solimano e ambasciatore del Barbarossa, scudiscio d’Europa, Dago si destreggia tra militari geniali, politici tortuosi e mostri di crudeltà con il cinismo del sopravvissuto.

Mi hanno marchiato con il ferro, e io do il ferro a chi mi intralcia la strada”.

La nobiltà e la religione sono astrazioni per chi ha conosciuto il tradimento e la frusta.

Guerriero ineguagliabile, che non guarda la mano o la spada ma gli occhi del suo nemico, condensa in un eroismo tragico ma mai melodrammatico le contraddizioni di un’era spartiacque. Astuto fino alla sfacciataggine Dago ridicolizza la gloria e i suoi orpelli, eppure rischia la vita per un’orfana o una bestia maltrattata di cui nessuno si ricorderà.

ll mio cuore mi tiene in vita, non ha altri compiti

sentenzia ma dietro la prua rostrata del distacco si agitano i fantasmi della vendetta, la nostalgia e l’amarezza dell’esule.

E l’amore. Un romanticismo nero, da assedio, passionale ed effimero, equamente diviso tra nobildonne di Francia e mercenarie sfregiate.

Dago vive sulla pelle, come cicatrici, le vicende che schiantano le fondamenta del suo mondo e del suo tempo. Ma non ne viene mai stritolato, in virtù di un disincanto quasi misericordioso e un’ironia tagliente quanto il filo della sua lama.

DagoLe avventure più epiche della sua epopea trovano affresco negli eventi che svoltarono l’età moderna. Il Sacco di Roma, verace esempio di letteratura grafica, è un inno indelebile alla brutalità della guerra e alla fine del secolarismo medievale dei Papi.

Roma, oggi guarda i tuoi vermi!”

Sotto le mura di Vienna si infrangono invece le ambizioni del dragone di carne e piombo Ottomano e le sue illusioni di dare ai continenti un altro corso.

A personale giudizio, gli episodi legati alla Battaglia di Pavia e alla campagna italiana di Francesco I contro gli imperiali svettano in epos, lutto e immortalità. Qui Dago presenzia alla morte della Cavalleria in ogni sua declinazione.

Attenti ai cannoni

ammonisce dopo la disfatta campale degli Svizzeri falciati dalle artiglierie di Carlo V, che segna il passo al predominio militare e strategico della polvere da sparo.

E un pezzo di Cappa e Spada se ne va con Baiardo, il Cavaliere senza Macchia e Paura delle ballate, leale fino all’estinzione alle virtù di un universo cortese e trobadorico che si spegne con il suo fiato.

Che mi chiuda gli occhi un uomo di spada

sono le sue ultima volontà.

Dago, ineluttabilmente, obbedisce.

Le cornici sparute e scioccanti in cui Dago vive la sua saga sono crude operette morali dai titoli memorabili. Insegnamenti feroci, sardonici, racchiusi in una frase o in un gesto noncurante.

Ho sepolto molti aspiranti beccamorti

avverte beffardo i sicari o i corsari che lo sfidano. Anche la morte si ammanta di mondanità:

Se intendi uccidermi così, farai in tempo a incontrare i miei nipoti!”

Alla lente sprezzante del suo umanesimo la gloria èuna tomba aperta, che aspetta e gli insulti pioggia sui sassi, che asciuga in fretta

Art by Alfredo De La MariaE a volte

l’invalidità degli altri è nel nostro sguardo, e la loro malvagità nelle nostre paure

Parole pesanti come lapidi, dure come solo la vita sa esserlo.

Il respiro narrativo di Dago è inimitabile, nel suo genere, ma alcuni accostamenti letterari e cinematografici possono osarsi.

C’è un’altra figura cupa, presaga di morte, che muove i passi in un’Europa macabra e ingiusta e in terre esotiche senza morale, all’inseguimento implacabile dei suoi demoni. Un Puritano dallo sguardo azzurro come il fuoco della vendetta …

E qualche decennio più tardi,

quando a scatenare l’inferno bastava uno spagnolo e una lama di spada

un altro capitano mercenario semina ceneri e strage dalle Fiandre alla Barberia, disilluso, spigoloso, valoroso.

Nel virtuale e dissacrante excursus tra i secoli lo vedrei su un ramo del lago di Como a pareggiare i torti tra un signorotto e i suoi bravi e due incolpevoli plebei, o in cinturone, Stetson e Colt ad eternare le leggendarie, aride e cruente spaghettate western triellando con Clint Eastwood e Lee Van Cleef!

E, rasentando l’eresia, in un futuro che è già passato, nei panni di un cacciatore noir di Replicanti, innamorato di circuiti e cause perse …

It’s our time to make amends / It’s our time to break the rules cantano gli XA in “Renegades”, ed è questa la canzone che oggi attaglierei a questo controverso e irrinunciabile personaggio.

Ti avverto, se vuoi viaggiare con me parlo poco e non sono cordiale

grugnisce Dago balzando in sella al corsiero con muscoli che sono molle d’acciaio.

Noi lo seguiamo, in silenzio.

Non vogliamo disturbarlo mentre si avvia verso un tramonto di polvere o un’alba che sanguina nel vagito delle bombarde.

Luca Mazza

DAGO art