Gli articoli di Black Gate: ELRIC AND ME di Steven H Silver

Questo articolo è tratto dal sito partner di Heroic Fantasy Italia BLACK GATE: Adventures in Fantasy Literature

Tradotto in italiano da Antonio IppolitoBlack-Gate

L’autore dell’ articolo, Steven H Silver, ha avuto quindici candidature al premio Hugo ed è stato editore della fanzine Argentus, candidata all’Hugo, oltre che curatore ed editore di ISFiC Press per 8 anni. Ha anche curato libri per DAW e NESFA Press. Ha iniziato a pubblicare narrativa breve nel 2008; il suo più recente racconto pubblicato è “Big White Men—Attack!” in Little Green Men—Attack!

Steven ha presieduto la prima Midwest Construction, tre volte la Windycon, e la Nebula Conference della SFWA 5 volte, oltre a fungere da Coordinatore dell’Evento per la SFWA. È stato presidente della programmazione per Chicon 2000 e Vice presidente di Chicon 7. È curatore del notiziario di SF Site dal 2002.

Steven H Silver

Fui introdotto a Elric, l’eroe di Moorcock, da una semplice riga nella “Guida Avanzata per il Dungeon Master in Dungeons and Dragons”. Nell’appendice N, Gary Gigax aveva incluso una nota: i romanzi di Moorcock, così come i primi tre libri della serie “Hawkmoon”, avevano influenzato il gioco. Andai a cercare il ciclo di Elric (così come gli Hawkmoon, Corum, Erekosë, ecc.) nelle edizioni DAW con copertine illustrate da Michael Whelan.

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Era un momento perfetto per scoprire quei libri, perché erano tutti in catalogo e relativamente facili da trovare. Mi aprii la strada attraverso tutti i libri di Moorcock che potei trovare, inclusa la serie “Dancers at the End of Time”, la serie “Michael Kane il guerriero di Marte”, e persino libri come “Il corridoio nero”, “I riti dell’infinito”, e “The Shores of Limbo”. Ricordo il mio entusiasmo nel trovare una copia usata del “Veliero dei ghiacci” in una libreria di libri usati a New Haven (Connecticut), dopo averla cercata in diversi Stati, in quei giorni pre-internet.

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Nel Corso degli anni, sostituii molti di quei libri DAW dal dorso giallo (così come le edizioni acquistate dall’Inghilterra, come la mia copia del “Moorcock’s Book of Martyrs”). Negli anni ’90, mentre lavoravo in una libreria, sostituii la maggior parte di essi con l’edizione omnibus in quindici volumi pubblicata dalla White Wolf.

Anche se in anni recenti ho letto molti libri di Moorcock quando venivano pubblicati la prima volta, inclusa la serie di Oona von Bek  collegata a Elric, e abbia riletto la sua serie di Michael Kane nel 1998 e “La Runa Magica” nel 2010, è passato davvero parecchio tempo da quando ho preso in mano “Elric di Melniboné” e letto i libri che costituivano quel ciclo, o i libri che consideravo “nuovi” perché furono pubblicati dopo la mia scoperta di Elric.

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Un paio di mesi fa, ero nello stato d’animo adatto per un po’ di Sword and Sorcery classica. Oscillai tra rileggere la serie di Elric di Moorcock e la serie di Lankhmar di Leiber. Anche se inizialmente avevo scelto “Il mondo di Nehwon” e avevo cominciato a leggere “Le donne delle nevi”, mi trovai presto a leggere “Elric di Melniboné”. Nove libri dopo, a furia di leggere mi ero fatto strada fino alla fine del mondo di Elric in “Tempestosa”, nonchè a quelli che si potrebbero definire “gli apocrifi” di Elric: le storie “Elric at the End of Time”, che combina Elric e i “Dancers at the End of Time”, e “The Last Enchantment”, incluse nella raccolta “Elric at the End of Time” ma non considerate storie canoniche di Elric.

Via via che leggevo le storie, mi rendevo conto che erano più vivide nella mia memoria di quanto lo fossero nella pagina. Anche l’importanza degli eventi nei libri cambiava rispetto a come li ricordavo. Personaggi principali, o personaggi che pensavo fossero principali, avevano ruoli minimi, e viceversa. Mi resi conto che per quanta ombra gettassero sulla storia di Elric, i suoi cugini Cymoril e Yyrkoon in realtà appaiono in ben poche storie e sono solo nominati in qualcun’altra.

Il principale cattivo di questa epica, Theleb K’Aarna, appare in numerose storie, ma è quanto mai inconcludente; la sua vendetta contro Elric è scatenata dal disprezzo ricevuto dall’amante, Yishana di Jharkor, che era stata rapidamente deposta da Elric, mentre Elric voleva liberarsi di Theleb K’Aarna non per via di un qualche epico piano, ma semplicemente perché il mago di Pan Tangian era unseccatura. Jagreen Lern appare solo nel libro finale ed è uno dei pochi malvagi che riesca a tener testa a Elric, mentre Sepiriz, l’altro personaggio principale introdotto in Stormbringer, è poco più che un “deus ex machina” in una serie già piena di dèi.

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I romanzi (e le raccolte di racconti) spesso dànno l’impressione di essere meri abbozzi di lavori più complessi. I libri che comprendevano il ciclo originale di Elric erano di sole 200 pagine circa ciascuno, anemici se confrontati ai romanzi moderni di fantasy, che sono facilmente due o tre volte più lunghi. La brevità delle storie è soprattutto evidente nelle sequenze di battaglia di Elric: spesso consistono in Elric che irrompe con Tempestosa sguainata, gridando qualche antifona di “Sangue e anime per il mio Signore Arioch”, per ritrovarsi improvvisamente circondato da nemici morti (e qualche volta anche un alleato dall’anima risucchiata). Queste sequenze lasciano il lettore insoddisfatto. Tempestosa non è nemmeno così mortale per i compagni di Elric come ricordavo che fosse, anche se questo cambia nel volume finale.

Le scene che Moorcock scriveva bene negli anni ‘60 non sembrano più particolarmente dettagliate o sostanziose cinquant’anni dopo. I lettori che sono ormai abituati a romanzi fantasy da 500 pagine sentiranno che manca qualcosa quando leggono un romanzo da 175, anche se suscita comunque “sense of wonder”.

Ci sono ottime ragioni per questi cambiamenti. Moorcock in quel periodo scriveva per lo più racconti, il che limitava quel che poteva fare. La tecnologia dell’epoca faceva anche sì che i libri fossero tendenzialmente più brevi, quindi Moorcock, anche quando scriveva per il mercato dei romanzi anziché per quello delle riviste, era limitato a 200 pagine. Con tutto ciò, gli ultimi romanzi della serie, “La fortezza della perla” e “La vendetta della rosa”, che non soffrono molto dei problemi delle opere precedenti, sono tra i miei romanzi di Elric “meno preferiti”.

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Quarte di copertina di Elric di Melnibone, Sui mari del fato, e Tempestosa

Anche se Elric viaggia attraverso i Giovani Regni, toccando molti dei posti che Moorcock ha nominato nelle mappe, passa ben poco tempo in qualunque di essi e ha numerose avventure in altri mondi. Entrambi i romanzi di Elric tardivi, “La fortezza della perla” e “La vendetta della rosa”, si lasciano di fatto alle spalle i Giovani Regni, e parti di “Elric di Melniboné”, “Sui mari del Fato”, e “La torre che svaniva” avvengono in mondi oltre il piano nativo di Elric. Questo viaggio “extraplanare” sembra più integrato con la saga principale di Elric nelle opere principali, mentre i due romanzi più recenti (per modo di dire, in quanto pubblicati nel 1989 e nel 1991) sembrano completamente separati dalla cronologia interna della serie.

La maggioranza delle storie nella saga di Elric furono scritte all’inizio degli anni ’60 da un giovane poco oltre i vent’anni, che scriveva prima che la rivoluzione sessuale prendesse slancio. Le donne, quando pure apparivano nella saga, erano essenzialmente giocattoli sessuali per Elric, per quanto Moorcock cercasse di raffigurare Tishana o Lady Mishella o Cymoril o Zarazonia come donne potenti. Il modo in cui Elric, e Moorcock, tratta questi personaggi è imbarazzante. Quando finalmente Moorcock introduce Oone nella “Fortezza della perla” o il personaggio eponimo della “Vendetta della rosa”, ha chiaramente imparato a scrivere di potenti personaggi femminili che possano rapportarsi a Elric come pari, e, nel caso di Rose, come suoi superiori.

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Quarte di copertina della Fortezza della perla e della Vendetta della rosa

Comunque ci sono, naturalmente, aspetti di Elric ben riusciti. L’abilità di Moorcock nel creare luoghi nuovi e unici dove Elric e i suoi compagni si avventurino non è mai cambiata. Per quanto Moorcock descriva spesso con poche parole questi luoghi, dalle torri sognanti di Imrryr alla caverna pulsante dove Elric ed Yyrkoon ottennero le loro lame infernali, essi prendono vita con immagini vivide.

Anche l’abilità di Moorcock con la nomenclatura resta magica in tutti i suoi libri. Anche se ha affermato di non avere una filosofia riguardo ai nomi dei suoi personaggi, delle creature e dei luoghi, questi sono costantemente evocativi e capaci di dare un’aura ultraterrena alla sua saga, si tratti della decrepita città di Quarzhasaat, che crede di aver conquistato l’impero melnibonéano, di Terarn Gashtek, il re barbaro pronto a cavalcare su cavalli dagli zoccoli chiodati attraverso i Giovani Regni, o di Haaashaastaak, il Signore delle Lucertole.

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Dedica per Elric di Melnibone

Naturalmente, pur con tutte le debolezze che la saga di Elric può mostrare al momento, l’influenza di Moorcock dovuta a questi e altri libri si può vedere chiaramente nella moderna fantasy epica, sia direttamente, sia attraverso l’influenza che ebbe su Gigax quando le idee di allineamento furono introdotte nei giochi di ruolo.

Steven H Silver

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