Doppia recensione: IL BALLO DEGLI INFAMI (2017) di Jack Sensolini

copertina-Il-ballo-degli-infamiSi sa: i re e gli eroi scolpiscono il proprio nome nella storia, gli infami muoiono. Dimenticati. Ma in quella tempesta di follia che avvolge il regno di Abadonia, gli infami sono anche quelli che sputano sangue fino all’ultimo respiro. Gli infami hanno visto Darcan dei Carte soggiogare un pezzo dopo l’altro tutti i domini sull’orlo della rivolta, in un’eterna partita al Gioco dell’Orda contro le sue mancanze di re, di padre e di uomo. Celebre anche come il Re di Cuori, per molti è soltanto il Re Cane. Gli infami c’erano, quando Domdraco ha preso vita dalle leggende per difendere Dom e i suoi cittadini dai soprusi. Sono rimasti quando il Principe Ereditario ha assunto il comando dell’Arma abadoniana senza le qualità per farlo, trascinandola in un inferno. E in quell’inferno gli infami ci sono tutti piombati dentro, e hanno ballato: fratello Gheorg ha intravisto un frammento del Grande Sogno e denunciato per primo il tradimento che ha provocato la guerra. Caio il Senzanome, leggendario generale del Primo Reggimento, maledice il giorno in cui dovrà separarsi dalla spada: un uomo la cui fedeltà al Sovrano viene prima di tutto, perfino della propria vita e di quella dei suoi figli.

Titolo del Libro: Il ballo degli infami | Autore :  Jack Sensolini | Editore: Watson | Collana: TrueFantasy (Collana a cura di Alfonso Zarbo e Alessandro Iascy) | Data di Pubblicazione: 2017 |Pagine: 418 | ISBN-10: 889803671X | ISBN-13:  9788898036714 | Prezzo di copertina: 15€

Mariasilvia Iovine

“Il ballo degli infami” di Jack Sensolini è un romanzo fantasy ambientato nell’immaginario regno di Abadonia, dove il sovrano, il crudele Darcan dei Carte da tutti chiamato “il Re Cane”, è ormai sottomesso alla sua amante Licinia. I nobili, assetati di potere e sanguinari tanto quanto il loro re, non esitano a congiurare contro di lui e, dopo i massacri che hanno portato all’incoronazione del Re Cane, su Abadonia soffiano di nuovo i venti della guerra civile: tra le pagine de “Il ballo degli infami”, si raccontano le gesta più o meno eroiche di bastardi, soldati, guerrieri, signorotti e aristocratici, mentre sulle loro vite incombe la minaccia di una profezia…

5d987aaf12f65cae34925697a2760207--fantasy-warrior-male-warrior-artL’autore mostra grande passione per il fantasy e molta creatività in alcuni dialoghi particolarmente vivaci: emergono alcuni personaggi interessanti, dai nomi che ben si sposano con l’atmosfera di un mondo tetro e corrotto. Tuttavia, l’opera soffre di alcune criticità importanti, che ne inficiano il giudizio complessivo: in più occasioni si eccede con il grottesco, in una rincorsa alla volgarità che preferisce i dialoghi “macchiettistici” alle azioni degli “infami” protagonisti.

La gestione dei personaggi, soprattutto quando si parla del fantasy, attanaglia anche gli autori affermati e a maggior ragione è una trappola insidiosa per gli esordienti, spesso vittime, come Sensolini, del proprio entusiasmo. Ansioso di creare un mondo nuovo, l’autore ci offre un’impressionante mole di informazioni, tra casate, guerre, mitologie, ricordi dei tumulti che hanno insanguinato il regno di Darcan dei Carte. Ne fa le spese l’approfondimento psicologico dei personaggi: lo stesso sovrano si dimostra, nei fatti, meno feroce di quanto testimoniato dai suoi nemici e per gran parte dell’opera non compie gesti così eclatanti da risultare odioso al lettore. Ancor peggio accade con i personaggi femminili, in particolare la malvagia Licinia, che depone ben presto le vesti della subdola manipolatrice per trasformarsi in una dea ex machina pronta a risolvere le situazioni più disperate. A questo proposito, oltre agli interventi di Licinia sottolineiamo le soluzioni semplicistiche nel salvataggio in extremis di almeno due dei protagonisti, che non approfondiremo per non anticipare troppo al lettore: forse non si tratta di veri e propri “errori” in un modo dove è possibile ricorrere alle arti magiche, ma si tratta di soluzioni troppo repentine e troppo “comode” al fine della trama generale, che forse saranno chiarite nell’eventuale seguito dell’opera (il romanzo termina con un finale aperto).

Al di là dei dubbi sulla gestione dei personaggi e, di conseguenza, sulla trama, l’autore ha cercato di creare un universo fantastico originale e pittoresco. Per quanto riguarda l’originalità, tuttavia, facciamo un piccolo appunto: il personaggio di Domdraco, giustiziere senza volto che si aggira per la capitale in cerca di vendetta contro la famiglia reale, risente molto – troppo – dell’influenza di Alan Moore, del quale Sensolini non nasconde di essere un grande ammiratore. Questo non dovrebbe giustificare la somiglianza tra lo stile della narrazione nei capitoli dedicati a Domdraco con il diario di Rorschach, indimenticabile anti-eroe di “Watchmen”: in particolare, il capitolo 9 è un’evidente riscrittura in chiave fantasy delle prime battute di Rorschach nel fumetto di Moore e Gibbons. Si tratta senza dubbio un sincero omaggio e da sempre gli autori devono rapportarsi con l’eredità a volte ingombrante dei loro predecessori, tuttavia utilizzare le stesse parole del maestro di Northampton nel proprio romanzo d’esordio è decisamente poco elegante e alquanto pretenzioso.

Ad ogni modo, la creatività di un autore giovane come Sensolini non si esaurisce certo con il romanzo di esordio e siamo convinti che, se lavorando con più attenzione sulle criticità accennate, il secondo libro potrebbe rendere davvero memorabili le gesta degli infami di Abadonia.

Mariasilvia Iovine

GIUSEPPE RECCHIAUltimamente mi sto specializzando nelle doppie-recensioni, non c’è che dire! Dopo quella su “Tredici Lame” del maestro Abercrombie, eccomi qui di nuovo pronto a fare metà del lavoro sporco, stavolta in compagnia della collega Mariasilvia. Vittima designata: “Il ballo degli infami” di Jack Sensolini. La mia però non vuole essere una risposta alla prima parte dell’articolo, quanto piuttosto un’opinione aggiunta per avere un quadro d’insieme quanto più completo possibile. Iniziamo quindi.

Jack Sensolini è un esordiente, e come tale si muove su un terreno pieno di insidie, tra autori a cui c’è il rischio di ispirarsi fin troppo, citazioni pericolose e accuse di scarsa originalità. Del resto è fin troppo comune, quando si è alla prima opera, bere a grandi sorsate dalla fonte del proprio idolo letterario. Risultato: centinaia di (brutte) copie di Tolkien in circolazione e qualche manciata di coraggiosi ispirati da qualche autore meno noto. Con Sensolini il pericolo c’è stato, tanto che qualcuno già lo ha pericolosamente affiancato a Joe Abercrombie, naturalmente nel tentativo di fargli un grande complimento, ma anche rischiando di svilire quell’originalità che è il vero punto di forza de Il Ballo degli infami. I punti in comune con il re del Grimdark ci sono, lo stesso Sensolini non lo nasconde affatto (e perché dovrebbe, del resto?), ma passano in secondo piano rispetto ad alcuni elementi che sono invece un marchio di fabbrica del giovane autore e che segnano una netta differenza con Abercrombie. Quest’ultimo, nonostante la “bassezza” (passatemi il termine, per l’amor di Dio!) del suo fantasy, resta molto anglosassone in quello che fa, mantiene un’eleganza e una cortesia che si mischiano magistralmente con il marciume della sua creazione. Sensolini colpisce molto più duro, senza censure, senza nessunissima educazione; i suoi infami ballano a un ritmo picaresco, mediterraneo, nello squallore più assoluto, tanto da non lasciare spazio alla benché minima pietà.

Black Knight, fox wu on ArtStation at https://www.artstation.com/artwork/black-knight-4

Tutto viene condito da dialoghi e descrizioni di un pulp che potrebbe risultare fastidioso ad alcuni. Ma in fondo non siamo davanti a uno young adult e, come già detto, il romanzo fa di una simile caratteristica la sua cifra stilistica più pura. La carnalità vince facile con Sensolini: carnalità nelle scene di violenza così come in quelle di sesso, tutte estremamente realistiche ed evocative, capaci di proiettare il lettore in quel vortice di sangue (e altri liquidi e liquami) che è Il ballo degli infami.

La trama, nonostante si venga presto catapultati nel vivo della storia, ingrana con calma, giusto il tempo per l’autore di disporre le sue pedine. Ci troviamo infatti nel bel mezzo di una serie di intrighi machiavellici che destabilizzano la già turbolenta vita del regno di Abadonia, dove un re ossessionato dalle profezie, un clero fin troppo ingerente, una nobiltà debosciata e qualche mercenario dall’animo nero la fanno da padroni.

I protagonisti della vicenda sono molteplici, tanto che è difficile inquadrarne uno come quello assoluto. Una cosa però è certa: si tratta di gente tormentata, eroi che fanno di tutto per dimostrare di essere tutt’altro e feccia impossibilitata nella maniera più assoluta ad agire correttamente. Gestire tali caratteri non è certo cosa facile, ma con alcuni di essi Sensolini fa un ottimo lavoro, partendo dai loro dubbi esistenziali per corromperli sempre di più e farli cadere in un baratro. Altri personaggi restano invece sullo sfondo, in attesa di un seguito che dovrebbe arrivare e di nuove situazioni che completino quanto già visto.

Nessuna ombra per quanto riguarda l’ambientazione: oggettivamente, Sensolini si è impegnato in modo (secondo me, cerco di immaginarlo al lavoro) maniacale, curando nei dettagli la situazione geo-politica di Abadonia e dei regni confinanti, la storia di alcune delle famiglie nobili del Paese e, in definitiva, tutto il background che sta dietro al suo mondo. Il meglio poi lo dà nel creare una religione coerentissima e originale, nata dalla lettura di Borges e di Freud, cupa e violenta come tutto ad Abadonia e dintorni.

Avvicinandomi alla fine della recensione, mi permetto di prendere un attimo spunto da Mariasilvia e dal suo pezzo. Jack Sensolini è un citazionista consumato e a volte – come nel caso di Watchmen citato precedentemente – si lascia prendere la mano, con omaggi letterali che possono dar fastidio. Altre volte però è parecchio più sottile e infila delle chicche nascoste che possono far la felicità di chi ha la sua stessa formazione. Da Yukio Mishima a Saint Seiya, passando per il già citato Freud, le sorprese non sono poche.

Consiglio Il ballo degli infami? Sì, se cercate qualcosa di diverso, molto “italiano”, poco young e tanto adult. Altrimenti girate alla larga: gli infami possono far male.

Giuseppe Recchia