Dal Mito allo Sword&Sorcery: Seconda parte – Gli eroi e le eroine

Lavinia Scolari

Il seguente articolo è la seconda parte del saggio di Lavinia Scolari DAL MITO ALLO SWORD & SORCERY – LE RADICI MEDITERRANEE DELLA FANTASIA EROICA pubblicato a puntate sulle nostre pagine:

Prima parte: Di cosa parliamo quando parliamo di mito e Sword&Sorcery

Seconda parte: Gli eroi e le eroine

Terza parte: Armi e oggetti magici: la spada, l’arco e l’anello

Quarta parte: Il mito di Atlantide e il diluvio universale

Quinta parte: Il magico e il divino

 

LE RADICI MEDITERRANEE DELLA FANTASIA EROICA

Gli eroi e le eroine

«Il divino si trasferì nell’umano e l’umano fu elevato fino alla divinità, e così sorse il mito dell’Eroe» – K. Kerényi

Conan by FrazettaUno degli elementi principali che lo S&S eredita e rimodula dai miti è la figura dell’eroe. Questo è già evidente sin dall’altro nome del genere: Heroic fantasy. Ma che cos’è davvero un eroe?

Sfogliando un dizionario della lingua italiana, si leggerà che l’eroe è chi dà prova di «eccezionali virtù di coraggio», ma anche il «protagonista di una vicenda narrativa o drammatica»1. Il primo significato del termine, però, fa in genere riferimento al mito classico. La parola eroe, infatti, è anch’essa di origine greca (hérōs). Se in Omero significa semplicemente “uomo nobile”, “signore”, essa passerà poi a indicare un essere semidivino, figlio di un mortale e di una dea (o di una mortale e di un dio), autore di imprese leggendarie, cui una stirpe attribuisce gesta prodigiose a proprio favore.

Agli eroi, infatti, non tanto a quelli epici, quanto a quelli tragici2, in Grecia antica si attribuivano perfino dei culti rituali. Molti di essi erano vere e proprie divinità locali, che godevano di varie forme di venerazione religiosa. In altri casi, si trattava di personaggi storicamente esistiti, cui venivano tributati onori divini in virtù di un qualche merito straordinario. Sicuramente, però, si trattava di figure intermedie, umani ma con scintille di divino, in grado di muoversi tra leggenda e storia, sia in Grecia sia nelle altre civiltà mesopotamiche e mediterranee. Personaggi che avrebbero vissuto in un’epoca primordiale (la quarta generazione, secondo il mito esiodeo, quella prima degli umani veri e propri, gli anthropoi) in un’era pre-storica, proprio come il mitico (passatemi il termine) Conan di Howard o il Vakar di De Camp.

La mitologia eroica greca, però, rispetto alle altre, focalizza l’attenzione sull’elemento umano e sulle sue azioni (guerre, fondazioni di città, combattimenti contro mostri e divinità ostili, etc…) e ci fornisce un ritratto che, per dirla alla Emerson, è immovably centred.

Intorno alla “fissità eroica” di questa figura ruotano una serie di motivi ricorrenti: una nascita straordinaria, magari preceduta – o seguita – da profezie di grandezza; uno o più antagonisti, faide familiari, mostri e sangue, bellissime donne, vasti reami da conquistare, e un numero imprecisato di figli. Questo, si badi, è uno schema ricorrente dell’eroismo mediterraneo: basti pensare al già citato Gilgamesh delle saghe sumeriche, e a Enkidu, il guerriero primitivo suo compagno. Uno schema che lo S&S eredita e fa proprio, ad esempio col suo eroe per antonomasia: Conan il cimmero.

Conan rappresenta una forma di nobiltà selvaggia, di eroismo primitivo, barbaro e crudo, peculiare della prima era della razza umana; un avventuriero vagabondo che cerca di dominare con le proprie forze ogni aspetto del reale e della natura, il primitivo e selvaggio ordine delle cose sul quale si misura costantemente.

Benché più spesso accostato a Sigfrido e a Beowulf, Conan ha però diversi punti di contatto con Eracle/Ercole, l’eroe delle dodici fatiche, spesso ricondotto al più antico dio fenicio Melqart, il «Re della città»3. Come Conan, anche Eracle (e in parte anche Melqart) è un eroe errante, che si imbatte in un gran numero di creature mostruose da sconfiggere; anche lui, come Conan, è forte di una profezia sulla sua futura grandezza, costretto alla schiavitù e alla prigionia, e circondato da donne bellissime; entrambi si collocano spesso sul confine tra vita e morte, ed entrambi sono coinvolti nel governo di vasti reami, tra vendette e soprusi, tra mostri e divinità infere. Anche Eracle, infine, come Conan, ha una sua morale. Non si tratta di eroi senza macchia, virtuosi e nobili, ma di uomini rudi e schietti, facili all’ira e per nulla al compromesso.

Elric by BromIn questo panorama letterario, uno spazio non indifferente occupano anche le figure di eroi atipici e sinistri. Si pensi all’oscuro Solomon Kane di Howard, o al Kane di Wagner, riscrittura del biblico Caino, il primo fratricida. Ma il contraltare dell’eroe HF per antonomasia è forse rappresentato da Elric di Malniboné, antieroe creato dalla penna di Moorcock, un negromante albino esiliato dalla propria gente e costretto a vagare per il mondo, in balia di un destino che lo sovrasta e al quale non può ribellarsi.

Elric, per certi versi, ricorda Enea, l’eroe virgiliano. Anche Enea, sin dal primo libro dell’Eneide, è un «esule per volere del fato» (fato profugus, Aen. I, 2) destinato a diventare progenitore di una stirpe voluta dagli dèi, quella Romana, e continuamente costretto ad adempiere il suo destino. Non un eroe primordiale, dalla forza bruta e impetuosa, ma un eroe della pietas e della fides, le due forme romane di devozione e lealtà, verso gli dèi e verso gli uomini. Enea ed Elric, inoltre, sono entrambi in qualche modo legati al mondo degli Inferi: se Elric è in possesso di una spada infernale che sugge le anime delle sue vittime, Enea è chiamato a scendere da vivo nel regno di Ade, compiendo una vera e propria catabasi. Entrambi, infine, conquistano l’amore di donne bellissime: nel caso di Enea, prima Didone, regina di Cartagine e vedova di Sicheo, e poi Lavinia, già promessa in sposa a Turno, re dei Rutuli; nel caso di Elric, Cymoril, che il cugino Yyrkoon, rivale in amore e nel potere, tenta di sottrargli in ogni modo.

Anche le donne, infatti, hanno un ruolo essenziale tanto nel mito quanto nello S&S.

Nella cultura mediterranea, esse rivestono da sempre un fascino misterioso. Sono da un lato confortanti figure del focolare e della fertilità, dall’altro emblemi del pericolo e del perturbante, della vita e della morte. Come tali, nelle antiche civiltà pre-elleniche e mediterranee, le donne presiedono ai riti di passaggio, alle nascite, e ai riti funebri. La loro è un’ambiguità densa di significato. In oscillazione tra salvifico e mortifero, tra selvaggio e civilizzato, le donne del mito e della fantasia eroica sono ammaliatrici e guerriere, ma anche deboli e inermi oggetti del desiderio.

Nell’Anello del Tritone di De Camp, Vakar si innamora della bellissima regina di Ogygia, Porfia, riscrittura heroic fantasy della ninfa Calipso, che il mito collocava in un’isola dallo stesso nome: Ogigia. Anche Kane, l’eroe di Karl Edward Wagner, incontra una donna regale, di cui diventa il campione: l’imperatrice di Pellin, Efrel, un tempo una bellissima sirena, ora trasformata in un orribile mostro.

jirel by VallejoEd ecco che i personaggi al femminile, nello S&S, si mescolano profondamente con altre figure del mito classico. Come accade a Jirel di Joiry, l’eroina della saga di Catherine L. Moore, una regina guerriera, che, pur con le opportune differenze, non può non far pensare, se non a Camilla bellatrix, bellicosa eroina virgiliana, a Pentesilea o a Ippolita, Regine delle Amazzoni, e più in generale a queste figure femminili di incredibili guerriere mitiche, pronte a mutilarsi una mammella (è questa una delle etimologie di A-mazzone, “priva di mazόs”, la mammella) per migliore nel tiro con l’arco.

Secondo il mito, le Amazzoni erano una popolazione di sole donne, che si governano da sole e gestiscono ogni attività comunitaria facendo a meno degli uomini, se non a titolo di servitori o a scopo riproduttivo. Discendenti da Ares, il dio greco della guerra, e dalla ninfa Armonia, muovono contro Atene quando Teseo rapisce una di loro, Antiope, e inviano un intero contingente scelto per combattere la guerra di Troia.

Ma miti e S&S non sono fatti soltanto di eroi ed eroine […]

Lavinia Scolari

 

 

NOTE

1 Cfr. G. Devoto, G. C. Oli, Il dizionario della lingua italiana, Le Monnier, Firenze 1995, s. v.

2 Cfr. K. Kerényi, Gli dèi e gli eroi della Grecia. Il racconto del mito, la nascita della civiltà, il Saggiatore, Milano 1963, rist. 2015, pp. 237 ss.

3 Secondo Erodoto, è Melqart che alcuni miti erculei, specie quelli di ambientazione siciliana, sottintendono, come comprova una serie di riferimenti paralleli, su cui spicca la denominazione dei confini del mondo allora conosciuto: i «Pilastri di Melqart», nella cultura fenicio-punica, e in quella greco-romana le Colonne d’Ercole.

 

FINE SECONDA PARTE

Terza parte: Armi e oggetti magici: la spada, l’arco e l’anello