Dal Mito allo Sword&Sorcery: Quarta parte – Il mito di Atlantide e il diluvio universale

Lavinia Scolari

Il seguente articolo è la quarta parte del saggio di Lavinia Scolari DAL MITO ALLO SWORD & SORCERY – LE RADICI MEDITERRANEE DELLA FANTASIA EROICA pubblicato a puntate sulle nostre pagine:

Prima parte: Di cosa parliamo quando parliamo di mito e Sword&Sorcery

Seconda parte: Gli eroi e le eroine

Terza parte: Armi e oggetti magici: la spada, l’arco e l’anello

Quarta parte: Il mito di Atlantide e il diluvio universale

Quinta parte: Il magico e il divino

 

LE RADICI MEDITERRANEE DELLA FANTASIA EROICA

Il mito di Atlantide e il diluvio universale

Il racconto di Atlantide, il mitico continente sommerso, è un caposaldo della letteratura Heroic fantasy, motivo mitico che ha fornito materia a un numero vastissimo di riscritture.

Il primo a parlarci di quest’isola leggendaria, ricca ed avanzatissima, più grande della Libia e dell’Asia insieme, è Platone in due sue opere: il Timeo e il Crizia.

Da queste due opere apprendiamo che Atlantide era un’isola di conquistatori e flotte navali, una civiltà progredita e florida, in cui si trovava un metallo più che prezioso, il mitico oricalco, il “rame di monte” (da oros “monte”, e chalcós, “rame”), paragonabile all’oro – in latino si dirà infatti aurichalcum, ovvero “rame d’oro” (aurum). Padrone e nume tutelare dell’isola fu Poseidone, il dio del mare. Platone, infatti, racconta che quando gli dèi si spartirono le terre emerse, proprio a Poseidone toccò in sorte Atlantide. Presa in moglie la bella mortale Cleito, il dio divenne padre di ben cinque coppie di gemelli maschi cui spartì l’isola, divisa in cerchi concentrici di terra e acqua.

Dreams of Atlantis by flaviobolla

Atlantide, dal nome del primo re figlio di Poseidone, Atlas o Atlante, viveva immersa in una sorta di età dell’oro, in cui la terra forniva i suoi frutti spontaneamente, c’era abbondanza di legno, acqua e metalli meravigliosi, e si viveva paghi di ricchezze di ogni tipo, pace e beatitudine. Per molte generazioni gli abitanti di Atlantide rispettarono le leggi umane e divine e onorarono Poseidone e gli altri dèi, esenti dalla corruzione morale e dalle meschinità degli altri popoli.

Ma a un certo punto qualcosa mutò. Platone ci dice che questo si ebbe perché la parte divina del popolo di Atlantide cominciò a scomparire, venendo troppo diluita con la parte mortale, e poiché la natura umana prese il sopravvento, essi divennero incapaci di gestire la loro fortuna e insuperbirono.

E nel mondo greco, badate bene, non c’è cosa peggiore della superbia, la hybris, cui gli dèi rispondono con sdegno e malevolenza.

Della fine di Atlantide, Platone ci fornisce due versioni: secondo la prima, in seguito a un terribile terremoto e ad altri cataclismi straordinari, di origine più o meno divina, nel corso di un solo giorno e di una sola notte, l’isola fu inghiottita dalle acque e scomparve. Nella seconda versione, Zeus radunò sull’Olimpo gli dèi immortali ed essi, in assemblea, constatato come i discendenti di Poseidone fossero ormai corrotti dal vizio e dalla tracotanza, stabilirono la fine della loro isola. Atlantide venne così fatta inabissare senza lasciar traccia.

The Deluge by Francis Danby c. 1837

Questo mito è molto vicino a quello del diluvio universale, che troviamo nella Bibbia, e non solo lì. Una storia assai simile si racconta anche nella saga mesopotamica di Gilgamesh, in cui il posto di Noè è preso da Utnapishtim, il quale, per salvarsi da un terribile diluvio di origine divina, costruisce, puta caso, una robusta arca.

Anche a Roma antica il racconto diluviano è ben noto. All’inizio delle Metamorfosi di Ovidio, Giove, inorridito per la degenerazione della stirpe umana, manda uno spaventoso nubifragio. Ma Prometeo, l’eroe civilizzatore, l’accorto o il previdente, suggerisce al figlio Deucalione di costruire un’arca e di salvarsi. Decaulione obbedisce e si imbarca con la moglie Pirra, sopravvivendo al diluvio. Una volta al sicuro, seguendo una profezia, Deucalione e Pirra lanciano alle loro spalle le «ossa della Madre», semplici pietre tratte della terra, da cui nascerà la nuova generazione umana.

Una magia? Forse ai nostri occhi. Ma per gli antichi, ogni prodigio, se attestato dall’autorevolezza del mito o provocato da un dio, è un fatto più o meno naturale, in qualche modo in rapporto con l’ordine delle cose. Ciò non significa che di magia non si parli nel mondo antico. Se ne parla, certo. Ma ha altre facce.

Lavinia Scolari

FINE QUARTA PARTE

Quinta parte: Il magico e il divino