Dai libri al cinema: L’OPERA DI NEIL GAIMAN

Roberto ChiaviniIl saggio appena pubblicato da Odoya Guida al cinema fantasy di Walter Catalano, Andrea Lazzeretti e Gian Filippo Pizzo contiene numerosi box di approfondimento. Eccone uno.

neverwhere-neil-gaimanTra gli autori contemporanei che più profondamente e globalmente hanno contribuito ad allargare gli orizzonti del fantasy attraverso tutti i media conosciuti, figura sicuramente ai primi posti, per la qualità e la quantità dei suoi contributi, lo scrittore britannico trapiantato negli Usa, Neil Gaiman (nato nel 1960). La sua prima opera maestra appartiene al mondo dei comics: l’imponente epopea fumettistica Sandman, realizzata per la Vertigo, sotto-etichetta più raffinata e adulta della DC Comics, tra il 1989 e il 1996, in 75 albi riuniti poi in 10 volumi. La storia del Dio del sonno Morfeo, Sandman appunto e di sua sorella Death, la morte, a metà strada tra dark fantasy, avanguardia neo-gotica e affabulazione mitologica e mitografica, sconvolge il mondo del fumetto e lancia lo sceneggiatore Gaiman fra i grandi creativi dell’immaginario. A questa serie ne seguiranno molte altre, in vari albi e graphic novels con personaggi originali e innovativi (ricordiamo per tutti The Books of Magic del 1991, ciclo di avventure di un apprendista maghetto occhialuto come Harry Potter ma infinitamente più weird); nel frattempo Gaiman si sarà fatto notare anche nel campo letterario, con numerosi romanzi come Stardust (1998), American Gods (2001), Coraline (2002), I ragazzi di Anansi (2005), Il figlio del cimitero (2008), L’oceano in fondo al sentiero (2013), e altri. La caratteristica di tutte le opere narrative di Gaiman è il saper intessere fiaba nera, dark fantasy, horror, gotico e mitologia in un intreccio affascinante e inclassificabile, adatto sia ai gusti degli adulti che degli adolescenti. Il primo coinvolgimento dello scrittore in un film avviene nel 1996 con Nessun dove, storia che verrà trasposta in ben tre linguaggi diversi: miniserie TV in 6 episodi, per la regia di Dewi Humphreys; romanzo con piccole varianti della trama, uscito nello stesso anno, e albo fumettistico, realizzato per la Vertigo nel 2005 con testi di Mike Carey (già sceneggiatore, tra l’altro, della serie Vertigo Lucifer, sorta di sequel del Sandman di Gaiman), e disegni di Glenn Fabry. La storia è emblematica del gusto gaimaniano per il pastiche fantastico: Richard Mayhew è un giovane di provincia che sta per trasferirsi a Londra, per cominciare la sua vita adulta, lavorare, farsi strada nel mondo reale. Quello che invece troverà a Londra è l’occasione per una catabasi, una discesa nel mondo sotterraneo e la chiave di un labirinto in cui, come Teseo, dovrà trovare e uccidere il suo personale Minotauro. Per caso incontra una ragazza ferita ed esausta per la strada che gli rivelerà l’esistenza di un mondo parallelo, popolato e plasmato da tutti coloro che vivono ai margini, gli invisibili, i pazzi, quelli che la gente tende a ignorare. Al seguito della giovane ferita – che in realtà è Lady Porta, sorta di principessa in fuga da antagonisti ridicoli e terrificanti – scoprirà la “Londra Sotto”, una Londra parallela che si stende nel profondo in parziale coincidenza con i tracciati della metropolitana. In questo mondo misterioso dovrà cercare – attraverso prove e inganni, e con l’aiuto di bizzarri personaggi – chi ha ordinato (e perché) la morte della famiglia di Porta. Nel 2005 sarà la volta di Mirrormask diretto da Dave McKean – fumettista, illustratore, regista e fotografo britannico, famoso per la fascinosa commistione delle tecniche figurative utilizzate nei suoi lavori, in cui disegno tradizionale, fotografia, collage, scultura e grafica computerizzata si alternano e si mischiano. McKean è stato da sempre un collaboratore regolare di Gaiman ed ha realizzato per lui vari albi grafici e tutte le copertine di Sandman. Per quanto suggestivo sia, dal punto di vista visuale, Mirrormask risulta però un film estremamente pesante e privo di ritmo: la storia di Helena, adolescente molto dotata per il disegno che, la notte in cui la madre viene operata d’urgenza all’ospedale, viene proiettata in un mondo parallelo nato dai suoi disegni, dove dovrà ritrovare la Maschera di specchio per salvare la Regina della luce, gravemente ammalata, e impedire la distruzione del suo mondo, non funziona affatto e, pur lasciando ammirati per le immagini visionarie, annoia terribilmente.

55fae34cba1cfab04b6a9d7421ad3715Molto più riuscito anche se non altrettanto figurativamente originale, Stardust, diretto nel 2007 da Matthew Vaughn, racconta di Tristan (Tristran Thorn nel romanzo), un giovane garzone che abita in un paese di confine tra il suo mondo, l’Inghilterra del 1800, e un mondo fantastico di nome Faerie, che si trova al di là di un muro (da cui il nome del villaggio, Wall) al quale i cittadini fanno costantemente la guardia. Solo una volta ogni nove anni, in occasione del grande mercato, le creature fantastiche che vivono a Faerie varcano il muro e si mescolano agli umani per qualche giorno. Guardando una stella cadente nel cielo notturno in compagnia della ragazza più bella e altera del villaggio, Victoria Forester, le promette che per amor suo andrà dall’altra parte del muro e le porterà una stella caduta. Comincia così il viaggio del giovane alla ricerca della stella, sulle cui tracce si stanno muovendo anche numerose creature magiche e malvagie: una triade di streghe sorelle bicentenarie avide di giovinezza e vita eterna, l’erede al trono del regno, Septimus, ultimo dei sette figli maschi del re (tutti assassinati per rivalità dinastiche e i fantasmi dei quali lo seguono costantemente), anch’egli attratto dalla prospettiva di reggenza eterna. La stella infatti sulla terra assume forma umana, quella di un’incantevole fanciulla, Yvaine, il cui cuore strappato assicura vita e giovinezza eterna. Tristan proteggerà Yvaine, la salverà da tutti i pericoli e i due si innamoreranno: possedendo, a suo modo, il cuore di una stella, Tristan otterrà vita eterna al fianco di lei, prima sulla terra come coppia di sovrani del regno e poi come stelle del cielo. Gaiman operò drastici cambiamenti del suo romanzo in sede di sceneggiatura, accorciando notevolmente la vicenda ed aggiungendovi imponenti dosi di humor con l’ausilio di Vaughn e della sceneggiatrice Jane Goldman e valendosi della sua esperienza nel campo dei fumetti: la triade di streghe, ad esempio, riprende le triadi classiche di sorelle inquietanti (le Gorgoni, le Graie, le Parche, le Norne), ricorrenti anche in Sandman, ed i loro nomi, anch’essi rimandanti alla mitologia classica, ricorrono in altre opere di Gaiman: The Books of Magic (Empusa) e Neverwhere (Lamia). Molti ruoli, meno caratterizzati nel romanzo, vengono dilatati o reinventati completamente in funzione del prestigioso cast: così la perfida strega Lamia (Michelle Pfeiffer) o l’esilarante pirata gay Capitan Shakespeare (Robert De Niro). Il film ottenne giustamente vari riconoscimenti ed un successo più che invidiabile al botteghino.

la_leggenda_di_beowulfNegli anni seguenti Gaiman sceneggerà, non più da sue opere, La leggenda di Beowulf di Robert Zemeckis (2007), insieme a Roger Avary, e due episodi di Doctor Who, La moglie del Dottore (2011) e Nightmare in Silver (2013) e dirigerà nel 2003 il corto horror A Short Film About John Bolton. Sceneggiata non da lui ma dallo stesso regista, verrà portata sullo schermo anche un’altra sua storia: Coraline e la porta magica (Coraline), film d’animazione in stop-motion del 2009 diretto da Henry Selick (già regista di Nightmare Before Christmas). Coraline ha undici anni e si è da poco trasferita con la sua famiglia in una nuova casa. Tutto è ancora da esplorare, ma i suoi genitori sono troppo occupati con il lavoro per dedicarsi a lei. La spediscono a giocare in giardino, le preparano al volo la cena quando è ora, la invitano a cavarsela da sola. È così che Coraline scopre una porticina che dà su un tunnel polveroso che porta ad un altro appartamento, in tutto simile al suo, dove vivono un’altra mamma e un altro papà, che altro non fanno che occuparsi di lei. Tutto è spettacolare e desiderabile, dall’altra parte del tunnel, se non fosse che le persone hanno strani bottoni cuciti al posto degli occhi. Probabilmente è il romanzo più giustamente famoso di Gaiman – premio Hugo per il miglior romanzo breve, premio Nebula per il miglior romanzo breve, Premio Bram Stoker per la Narrativa per ragazzi – una fiaba nera e un bildungroman gotico quasi perfetto: il film, che pure fu nominato all’Oscar come miglior film d’animazione, risulta decisamente meno perfetto seppure gradevole e ben realizzato.

Walter Catalano

Tratto da Guida al cinema fantasy di Walter Catalano, Andrea Lazzeretti e Gian Filippo Pizzo. Edito da Odoya:

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