CLIZIA: Il simbolo del girasole

Caterina ArmentanoClytieTutto nasce da un tradimento. Venere, moglie di Vulcano, si innamora perdutamente di Marte e tradisce il marito nel talamo nuziale. Apollo, il Dio del Sole, scopre il misfatto e accusa i due presso il tradito che, architetta una vendetta sottile e crudele. Costruisce una rete invisibile da legare intorno al letto, alcova dei due amanti. La passione travolgente porta Venere e Marte a cadere in trappola, messa in mostra da Vulcano a tutti gli dei che accorrono alle sue urla disperate. Nettuno intercederà per i due, affinché vengano liberati, lasciando sfuriare Vulcano.

A quel punto Venere decide di vendicarsi e lo fa nell’unico modo possibile: colpendo il cuore di Apollo, che ha una storia d’amore con Clizia. Figlia di Oceano e Teti è una splendida e meravigliosa ninfa, che ama perdutamente il Dio del Sole, ricambiata fino a quando interviene Venere che lo fa innamorare di una mortale, Leucotoe figlia di Orcamo, re degli Achemenidi, geloso in maniera patologica non acconsentirebbe mai all’unione tra i due. Apollo trova un modo per avvicinare la principessa. Assume le sembianze della madre della ragazza e riesce ad entrare nelle sue stanze. Leucotoe sta tessendo ed è circondata dalle sue ancelle. Il Dio del Sole riesce a rimanere da solo con lei e la seduce. Clizia scopre il tradimento e va su tutte le furie, prima allontanata e poi ripudiata dall’amato, trova soddisfazione al suo dolore in un solo modo: raccontando tutta la verità al re Orcamo, che in preda a una furia omicida ordina che la figlia sia seppellita viva, in una buca profonda. Apollo prova a salvarla ma non ci riesce, sulla terra bagnata cosparge un nettare profumato da cui nascerà la pianta dell’incenso.

CliziaClizia, è convinta di essersi liberata di un ostacolo, Apollo tornerà ad amarla. Egli è famoso per le continue scappatelle, la principessa perduta non sarà che l’ennesima avventura, ormai consumata e dimenticata. Il perdono, però, non arriva. Clizia verrà giudicata con la stessa spietatezza che lei ha riversato a Leucotoe. Disperata smette di nutrirsi. Dapprima si disseta con la brina e le sue lacrime, poi quando si rende conto che Apollo non le riserva neanche uno sguardo, nonostante lei si umili ponendosi seduta a terra, rivolta al carro del sole, si lascia morire, come nelle migliori tragedie. Il suo corpo subirà una metamorfosi, trasformandosi in girasole. Come a voler avviluppare in sé tutta l’energia di Apollo, Clizia si nutrirà, eternamente, di quella forza che appartiene al suo dio.

Il mito di Clizia è stato trasmesso ai posteri da Ovidio, attraverso il poema epico – mitologico Le Metamorfosi.

Caterina Armentano