Atlantide: Storia di un mito. Seconda parte – Geografia e potere in Atlantide

LAVINIA

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La fortificazione dell’isola, sempre stando a Platone, si deve allo stesso Poseidone, il quale creò attorno all’altura di Clito cinture di terra e bracci di mare circolari, equidistanti tra loro. Poi, dal suolo fece scaturire due sorgenti d’acqua dolce, una fredda e una calda, e ogni sorta di pianta nutritiva. Intorno alle sorgenti, furono poi costruiti edifici, piantagioni e bagni termali.

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Il re e i principi figli di Poseidone, come i loro discendenti, abitarono Atlantide per molti secoli e generazioni. Il potere passava di padre in figlio secondo il diritto del primogenito1. Non vi fu mai popolo o dinastia più ricca di questa: molti beni provenivano loro dall’esterno (non si deve dimenticare che l’isola estese il suo dominio su Europa e Libia), ma la maggior parte erano offerti spontaneamente dalla terra prospera e rigogliosa.

Una delle maggiori fonti di ricchezza erano le miniere dell’isola e i metalli che vi venivano estratti. In particolare, ad Atlantide si trovava un pregevole metallo, di cui non si conosce altro che il nome: l’oricalco. Platone ci dice solo che esso, dopo l’oro, era il metallo più prezioso di tutti, dai riflessi del fuoco, e che nell’isola ve n’era in abbondanza2. In greco “oricalco” significa “rame di monte” (da oros “monte”, e chalcós, “rame”). Ma la comparazione con l’oro, nel corso dei secoli, avrà il sopravvento. I Romani, infatti, lo chiameranno aurichalcum, con chiaro riferimento all’aurum (l’oro), trasformandolo così in una sorta di “rame dorato”.

Poseidon_Neptune_Greek_God_Art_23I boschi di Atlantide, poi, fornivano ogni tipo di materiale, legname profumato e da costruzione, radici, essenze, germogli, cereali, frutta coltivata o spontanea, erbe aromatiche, e ogni tipo di nutrimento per esseri umani e fiere (elefanti compresi, esotici abitanti dell’isola).

«Tutti questi frutti, quella sacra isola, chiara di sole, offriva belli, meravigliosi, in una quantità inesauribile»3.

Atlantide era inoltre ricca di accessi al mare, canali, porti, bacini di carenaggio e ponti muniti di porte e torri. I suoi abitanti erano infatti maestri di navigazione, e i loro arsenali erano colmi di triremi e armamenti navali. Ma eccellevano anche nell’architettura: templi e palazzi abbellivano l’intera isola. In essa, si ergevano inoltre ben tre cinte murarie: quella esterna era di bronzo, quella interna di stagno, mentre le mura che cingevano l’acropoli, la città alta, erano di “oricalco infuocato”.

Nell’acropoli si trovava la reggia che era stata di Atlante, con al centro un tempio sacro a Clito e Poseidone, d’argento all’esterno, con i pinnacoli d’oro, e all’interno d’oro e d’argento, col soffitto d’avorio e colonne, muri e pavimenti di oricalco. Nel tempio c’era una statua d’oro di Poseidone sul suo carro, trainato da sei cavalli alati, e cento Nereidi4 tutte intorno a cavallo di altrettanti delfini.

C’erano poi giardini, maneggi, ginnasi, un ippodromo e alcune caserme militari.

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Atlantide era divisa in dieci Stati e circa sessantamila distretti. A capo di ogni stato c’era un re, discendente di Poseidone, e un capo per ogni distretto. I re emanavano le leggi e avevano sui loro sudditi potere di vita e di morte. Dovevano tuttavia sottostare ai cosiddetti “decreti di Poseidone”, incisi dai primi re su una stele di oricalco posta al centro dell’isola. Lì, ogni cinque o sei anni, i re si riunivano, eseguivano sacrifici rituali, si processavano a vicenda se avevano trasgredito la legge, e deliberavano sui pubblici affari.

E finché in loro prevalse la natura divina, vissero felici e in pace. Pur vivendo nell’oro e nel lusso, erano saggi, moderati e virtuosi:

«Con acuta e lucida chiarezza di mente vedevano bene che tutti questi vantaggi s’accrescono con il reciproco affetto unito alle virtù, e che invece la cura e l’eccessiva stima di quei beni fanno perdere quegli stessi beni e la virtù con essi»5.

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Lavinia Scolari

NOTE

1 Nella sua configurazione della forma di governo di Atlantide, che è stata definita da Francesco Adorno (Platone, Dialoghi politici, op. cit., vol. 1, n. 3, p. 853) come un «regime timocratico-oligarchico», Platone sembra ispirarsi al nemico per antonomasia dei Greci: la Persia.

2 Di questo metallo si fa menzione in pochissime altre opere: prima di Platone, l’oricalco appare nel componimento noto come Lo scudo di Eracle (v. 122) dello Pseudo-Esiodo e in Erodoto 6, 74. Alcuni, come Filopono, ritenevano che si trattasse del rame bianco, vale a dire dell’ottone. Adorno (Platone, Dialoghi politici, op. cit., vol. 1, n. 2, p. 854) lo esclude, ricordando che Platone dice chiaramente che si tratta di un metallo puro, non di una lega.

3 Crizia 115 b.

4 Ninfe del mare figlie di Nereo.

5 Crizia 121 a.