Amanti del Fantasy, andrete matti per Damien Hirst

Alfonso ZarboEntrando a Palazzo Grassi fino al 3 dicembre varcherete mille portali verso la mitologia e l’onirico. Una mostra, quella di Damien Hirst, che non vale solo il prezzo del biglietto, ma l’intero viaggio a Venezia: perfetta per intrappolare con i suoi calle, i palazzi storici e gli stemmi secolari le centinaia di opere dell’artista britannico.

Britannico e decisamente nerd, visto che tra giganti, gorgoni, dee, amazzoni, spade e principesse spuntano anche aperti richiami al pop di oggi: c’è Topolino invaso dai coralli, lo stampo MATTEL sulla schiena di alcuni busti femminili e perfino il simbolo di una pistola tra i geroglifici di una statua egizia. Di certo Hirst è uno a cui piace divertirsi molto!

Stravaganze a parte, è facile compiere un viaggio nel tempo tra sculture, gioielli sfarzosi e bozzetti preparatori: per un attimo ci si dimentica di essere dove si è. Ogni stanza è un salto: ora siamo nell’Antica Grecia con una Andromeda in catene, preda di squali e serpenti marini (il suo volto mi resterà impresso nella mente a lungo!), ora con la dea Kali, pronta a sfidare un’Idra altrettanto determinata a ucciderla.

Davvero interessante anche l’incipit del libricino allegato al biglietto d’ingresso:
Nel 2008, al largo della costa orientale d’Africa fu scoperto un vasto sito con il relitto di una nave naufragata. Il ritrovamento ha avallato la leggenda di Amotan II, un liberto di Antiochia vissuto tra la metà del I secolo e l’inizio del II secolo d.C. Tronfio di ricchezze creò una sontuosa collezione di oggetti provenienti da ogni angolo del mondo antico. I leggendari cento tesori del liberto – oggetti commissionati, copie, falsi, acquisti e bottini – furono caricati sulla gigantesca nave Apistos (Incredibile), ma l’imbarcazione affondò…

Come per dare ancora maggiore risalto a questa teoria, quasi tutte le opere di Damien Hirst sono state adagiate sui fondali marini, e lì hanno atteso prima di essere recuperate. Risultato? Un’invasione di coralli dalle mille sfumature che sanno nascondere perfettamente la finzione sotto la patina d’antico tanto desiderata da Hirst e, sì, l’hanno resa ancora più fantasy.

Se non realtà.

Alfonso Zarbo

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1 thought on “Amanti del Fantasy, andrete matti per Damien Hirst”

  1. E’ proprio vero che vale il viaggio!
    Questa mostra è profondamente sconcertante: ci si aspetta di entrare a Palazzo Grassi per affrontare l’ardua arte contemporanea, e si viene travolti da un ottovolante multimediale: i perfetti documentari in stile National Geographic che introducono la visita sulle scale di accesso, le didascalie delle opere tanto erudite quanto sottilmente ingannevoli e fuorvianti, la mescolanza di civiltà antiche in parte vera in parte impensabile (la meravigliosa Idra di Lerna contro Kalì), fino all’assurdo di ammiccamenti all’arte pop di oggi citati da Alfonso, e a subculture erotiche attuali; il tutto in colori sfavillanti, sia per gli insoliti materiali usati, sia per i coralli e le varie concrezioni marine; non manca un contorno di noiosissime vetrine da museo tradizionale con monetine e oggetti vari utilizzati come valuta nelle varie regioni del mondo dell’epoca (per aumentare il “realismo”, una ricostruzione dello scafo dell’Incredibile e di come era caricato, l’utilizzo scenografico degli ampi spazi della Dogana (per esempio con 3 crani di unicorno in materiali diversi posti sul Belvedere ai diversi punti cardinali).. questa mostra è una Wunderkammer al quadrato, apparentemente infinita data la quantità di creazioni esposte; visitarla è come vivere in un racconto di Borges, dove culture immaginarie e storia falsificata vengono abilmente intrecciate alla realtà.
    Vale la pena ricordare la frase inscritta all’ingresso: “Somewhere between lies and truth lies the truth”.
    Un dettaglio da notare: la saletta che al primo piano, dietro il grandioso complesso di Andromeda, contiene le opere citate da Alfonso (il Gundam, la prima apparizione dell’Idra contro Kalì..) ha di suo un soffitto affrescato con un corteo di sirene, tritoni e ippocampi, e intorno una serie di grottesche: insomma metamorfosi più metamorfosi..

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